LUIGI DI MAIO

M5S nel caos, oggi altre 7 espulsioni: duello tra Patuanelli e Bonafede

Venerdì 24 Gennaio 2020 di Simone Canettieri
Il Movimento nel caos, duello Patuanelli-Bonafede: oggi altre 7 espulsioni

«Ragazzi, non andate via: adesso c'è il punto-stampa di Vito Crimi». Qualcuno ancora non ci crede. Ma è tutto vero. Luigi Di Maio ha pronunciato la fatidica formuletta («Rassegno le mie dimissioni da capo politico») dopo 43 minuti di discorso pieni di orgoglio e rabbia. Un rosario di macigni tolti dalle scarpe contro tutti da Di Battista a Fioramonti, passando per l'ultimo senatore ribelle o espulso come Paragone. Non solo: alla fine, con tempi attoriali, si è sfilato anche la cravatta. Messaggio sottinteso per i presenti con gli occhi lucidi: adesso tornerò movimentista e forse la smetterò di passare da ingenuo che «è sempre meglio d'essere imbroglione».

Crimi e l’eredità Di Maio: «Non sarò un passacarte»

Nel tempio di Adriano si consuma così la fine di una leadership (almeno per ora). Luci soffuse, musichetta in sottofondo tristanzuola. Solo posti in piedi. Schierati in seconda fila a destra: il reggente Vito Crimi, i ministri Stefano Patuanelli, Federico D'Incà, Vincenzo Spadafora e Alfonso Bonafede. Di Maio darà un bacio e un abbraccio a tutti loro, commossi e provati, dopo averli presi un po' a schiaffi, chi più chi meno. Dall'altra parte della sala, lato sinistro, Paola Taverna, in religioso silenzio da giorni e pronta a capire «quando» e «come» entrare nella cabina di regia. Il premier Conte non c'è, ma ecco Rocco Casalino, il portavoce di Palazzo Chigi.

LE ACCUSE
E adesso che succede? Non si sa. E forse anche Crimi, che nella precedente vita lavorava in un tribunale, non può che parlare in burocratese. Annunciando per esempio che il capo delegazione non sarà più Di Maio. Nel melodramma, dove l'amore si mischia con l'odio, il nuovo reggente si prende gli auguri della compagna e deputata Paola Carinelli: «Amore mio, ci saprai guidare». Dettagli necessari, prima di ripuntare il faro su di lui, il ministro degli Esteri. A ruota libera, in questo discorso che legge e che aveva iniziato a scrivere un mese fa, dunque alla vigilia di Natale. Dice in sequenza: «I peggiori nemici sono quelli che lavorano al nostro interno non per il gruppo ma per la loro visibilià». E ancora: «Il M5S va rifondato».

Una serie dettagliata di accuse per chi «non ha incarichi e critica» (Dibba, che infatti non viene citato), per chi «lascia e poi sostiene il governo dal Misto» (Fioramonti) per tutti coloro che «si lamentano e non si attivano». E poi ancora l'immagine delle «pugnalate», della «fatica». In tutte le cartelle che Di Maio legge mancano accenni d'autocritica, ma non di autostima: «Con me capo politico 40 leggi in 20 mesi». In compenso, da titolare dalla Farnesina, unica carica che gli rimane, fa capire il suo collocamento: «In Europa, con il patto Atlantico».

Non mancano i ringraziamenti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Così come le rassicurazioni al capo del governo: «Lavoreremo, anche se in passato a volte non siamo stati d'accordo, fianco a fianco fino al 2023 per consolidare il ruolo di primo piano dell'Italia in Europa e nel Mondo». Stop. Di Maio esce di scena. E i microfoni vanno sotto il viso placido di Crimi: «Allora, ragazzi eccoci: dove cominciamo? Domande?».
 

Ultimo aggiornamento: 16:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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