M5S, Conte non convince i parlamentari: 50 verso il Misto (e ci sono i nodi Di Battista-Raggi)

Tensioni nei Cinquestelle: l'ex premier isolato, il rapporto con Draghi non decolla

M5S, Conte non convince i parlamentari: 50 verso il Misto (e ci sono i nodi Di Battista-Raggi)
di Mario Ajello
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Sabato 23 Ottobre 2021, 15:14 - Ultimo aggiornamento: 18:13

Contro Conte, ci sono addirittura una decina di parlamentari che sono disposti a parlare con il centro nascente, quello dei berlusconiani critici alla Brunetta. Contro Conte, il corpaccione dei 5 stelle alla Camera e al Senato non vuole pagare l’obolo di 2500 euro al mese, perché non crede nel nuovo progetto o meglio «non sappiamo neppure che cosa sia e se ci sia», dicono molti deputati. Contro Conte, c’è chi - come l’ex ministro Spadafora - è sospettosissimo: «Ci dica una volta per tutte se vuole andare alle elezioni dopo il voto per il Colle o se la legislatura continuerà».

Tutti (o quasi) contro Conte

Contro Conte, ci sono quasi tutti i deputati e una parte dei senatori, perché vedono il movimento imboccare una strada confusa e non intellegibile: «Non siamo né carne né pesce». E ancora: contro Conte, isolato all’interno ma anche all’esterno del movimento mentre Grillo tace polemicamente ed è sparito e Di Maio dialoga con Casini, con Letta e con tutti in vista delle votazioni per il Quirinale, si sta addensando una scissione che potrebbe arrivare a includere, in direzione Gruppo Misto, una cinquantina di parlamentari magari non tutti insieme contemporaneamente ma scaglionati. «Stiamo perdendo centralità», dicono tutti loro. E Di Maio che è leale con Conte a Conte lo avverte di continuo: «Serve maggiore iniziativa e dovresti parlare di più con Draghi». Ma il rapporto Conte-Draghi non decolla. Così come non decolla il rapporto tra Conte e il proprio movimento. L’ex premier si è blindato in una segreteria fatta di fedelissimi, e chi sta fuori si sente escluso. Ragione per cui si sta facendo impossibile la sostituzione del capogruppo alla Camera, Crippa, grillino doc stimato dal Fondatore, perché i deputati non vogliono l’imposizione da parte di Conte del suo fedelissimo Bonafede, l’ex ministro. 

 

L'esodo


I partenti per altri lidi, compreso quello di Alternativa c’é che comprende altri fuoriusciti stellati, sarebbero una trentina alla Camera e una ventina al Senato. Anche chi non ha la valigia in mano si sente spaesato a stare fermo dove sta e vive una sorta di scissione interiore, ancora silenziosa ma assai diffusa tra i peones.  Ci si sente già fuori dal movimento nel senso che Conte - a cui vengono attribuite voglie di voto subito - farà liste tutte sue, con deroghe dalla regola del no al terzo mandato che deciderà in solitudine o con il suo cerchio magico e il partito che nascerà tutto lo vedono come un partito personale. Probabilmente piccolo. «M5S diventerà una sorta di nuova Udeur», disse il Dibba tempo fa e la sua battuta adesso la condividono più o meno tutti, anche quelli che detestano il Che di Roma Nord. Il quale è la spina nel fianco del movimento di Conte. Sta per cominciare il suo giro d’Italia, forse farà un partito o forse no ma intanto agisce come coscienza critica del grillismo che fu e la sua è una sirena molto forte per tanti specialmente sui territori e fuori dal Palazzo. Stessa funzione la svolge Virginia Raggi. Adesso è in stand by, ma presto andrà all’assalto di Giuseppi. 

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