M5S, mediazione Fico-Di Maio: Conte leader (con Grillo) e governo Draghi blindato

M5S, mediazione Fico-Di Maio: Conte leader (con Grillo) e governo Draghi blindato
di Marco Conti
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Domenica 4 Luglio 2021, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 5 Luglio, 09:10

Uno fa il ministro degli Esteri e l’altro il presidente della Camera. Il primo sa come gira in questo momento il mondo e cosa ci si aspetta dall’Italia, in Europa e non solo. Il secondo ha svolto egregiamente il compito di “esploratore”, affidatogli a suo tempo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e che ha aperto la strada al governo di Mario Draghi

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IL PERICOLO
Luigi Di Maio e Roberto Fico più che garanti del possibile patto tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, si scoprono come gli unici due stabilizzatori di un Movimento da tempo incline a pulsioni suicide, e soprattutto del governo di cui Grillo, e non Conte, è forte sostenitore. 

E così una frattura consumatasi sui poteri di leadership-grillina, si avvia a ricomposizione sul governo e sul suo assetto, trovando un equilibrio interno in grado di tagliar fuori l’idea di molti supporter e ideologi dell’ex premier di rientrare - con amici e parenti - nella partita dell’esecutivo e delle nomine, Rai in testa, attraverso una crisi di governo che, durante il semestre bianco, avrebbe dovuto condurre ad un “rimpasto” gestito da Conte in prima persona con l’obiettivo di “non fare prigionieri”. Uno schema un po’ brutale ma che sarebbe dovuto servire a recuperare quel potere nei Palazzi che cinque mesi di esecutivo-Draghi ha azzerato. Scenario di brivido per l’Italia che dopo l’estate sarà alle prese con i primi rendiconti del Recovery, la stesura di una nuova manovra di bilancio e il rischio di una ripresa della pandemia.

I due “mediatori”, dopo aver ridimensionato le velleità di coloro che consigliavano a Conte di pronunciare il “vaffa” finale e mettersi in proprio, ieri l’altro si sono presentati al cancello della villa di Beppe Grillo a Marina di Bibbona forti della spinta di una ventina di senatori che sollecitavano la ripresa del dialogo. Raccontano che non è stato facile per i due convincere il comico a rimettersi, seppur indirettamente, al tavolo con l’ex premier che solo qualche giorno fa ha accusato di non avere «né visione politica né capacità manageriali e che non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione». La strada del comitato dei Sette Saggi (Crimi, Crippa, Licheri, Patuanelli, Beghin, Fico e Di Maio) che dovranno lavorare all’intesa, rassicura Grillo che non verrà estromesso dal ruolo di Garante, permette ai 5S di avere finalmente la guida che voleva, dopo la lunga e disastrosa parentesi del reggente-Crimi, ma ridimensiona i «pieni poteri» che avrebbe voluto l’ex premier per non fare «il figurante» consegnandone una parte ai Sette Saggi e soprattutto agli unici due (Di Maio e Fico) che hanno saputo istruire la trattativa.

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Al passo indietro di Grillo si aggiunge però quello di Conte. L’ex premier, informato in tempo della mediazione in atto e della costituzione di un gruppi di Saggi, plaude al tentativo ma ci tiene a far sapere che vanno tenuti «fermi quei principi fondamentali su cui - dicono i suoi - si è già espresso con chiarezza». Di «chiarezza» in questo duello se ne è vista però poca. Nessuno conosce la bozza di statuto né le mail che Grillo e Conte si sono scambiati. Tutto si è svolto a trattativa privata con uno stuolo di avvocati e consulenti per parte che molto ricorda la cessione di un’azienda. Fallita la trattativa “commerciale” per “colpa” del venditore che ha rovesciato i tavolo o dell’acquirente che voleva spender poco, si prova ora con la politica. Conte rivendica i punti «fondamentali», ma non li elenca. Così come Grillo che parla di «principi e valori» da tutelare, ma senza entrare nel merito. 

I Saggi partiranno dalla bozza di statuto elaborata da Conte, ma che dovrà essere “curvata” per venire incontro a 4-5 correzioni che Grillo vuole e sulle quali si è consumata la frattura. Anche se non si conoscono i “millesimi” che avrà Grillo e quelli di Conte, il condominio è nelle cose. L’ex comico sarà un po’ meno “elevato” e l’ex premier dovrà accontentarsi dopo aver fallito quel passaggio di testimone che molti davano per scontato dopo la riunione di gennaio all’hotel Forum con Grillo. 

Per arrivare alla ratifica serviranno ancora un paio di giorni e, salvo nuovi colpi di scena, Conte ne uscirà avendo pieni poteri sulla linea politica, ma a Grillo spetterà sempre la possibilità di valutare se il Movimento è guidato «in linea con i principi e i valori della nostra comunità», come ha scritto venerdì sera riferendosi allo statuto.

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