M5S, Beppe Grillo non placa la lite tra Conte e Di Maio: sfida sul terzo mandato

Beppe: «Non dissolvete il dono del padre». E i due fanno a gara per intestarsi le sue parole

M5S, Beppe Grillo non placa la lite tra Conte e Di Maio: sfida sul terzo mandato
di Francesco Malfetano
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Giovedì 3 Febbraio 2022, 00:39 - Ultimo aggiornamento: 00:47

Ormai mancava solo lui. Nella disputa che sta spingendo il M5S sul baratro di una scissione, a suon di dichiarazioni tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio e di dubbi su posizioni identitarie come il vincolo del secondo mandato, ieri è alla fine intervenuto Beppe Grillo. Tirato per la giacca da molti eletti 5S, alla fine il fondatore è sceso in campo a modo suo: con un post sul blog titolato “Cupio dissolvi”, a metà tra il visionario e lo sconclusionato, che ha finito per innescare nuovi dubbi. «Una volta un padre venerabile (Bapu Mahatma Ghandi) - si legge nelle poche righe corredate dalla foto del comico nelle vesti di Cristo tratta dal film “Cercasi Gesù” del 1982 - disse ai suoi “sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Così egli (l’Elevato) non volle essere un padre padrone, ma un padre che dà ai figli il dono più grande». E ancora: «Non dissolvete il dono del padre nella vanità personale (figli miei)». Finendo: «se non accettate ruoli e regole restano solo voci di vanità che si (e ci) dissolvono nel nulla».

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Un messaggio criptico

Un criptico “non litigate” che ha generato tra i 5S la corsa all’interpretazione. Così se c’è chi parla di una chiamata alla responsabilità per tutti (con Grillo pronto a ritirare il simbolo), c’è poi l’ala che fa capo al ministro degli Esteri che pone l’accento sul presunto ruolo di pacificatore del comico, e quella contiana che invece legge il post come un appello per blindare la leadership dell’avvocato («Si è mosso per ricordare a chi di dovere che ognuno deve stare al posto suo» spiega un parlamentare). Un’esegesi che, pur senza scoraggiare i “dimaiani” convinti si tratti di un palese «tentativo di mediazione», appare in realtà in linea con quella fornita dallo staff del comico: «La sola voce che richiama è quella del capo politico, Giuseppe Conte». E non a caso il post del comico incassa il like dello stesso Conte (che per i suoi sarebbe «determinato ad andare fino in fondo») con cui, peraltro, nelle ultime ore avrebbe intensificato i contatti.

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Conte molto attivo

Non solo. L’ex premier ieri, giorno in cui il Domani dà notizia di una perquisizione a casa sua nell’ambito della vicenda Acqua Marcia a cui fa eco la precisazione dello staff che sottolinea come sia «persona informata dei fatti e non indagato», è stato in realtà molto attivo. Da un lato rilanciando l’azione 5S con il no alla decisione di Bruxelles su nucleare e gas “green” e provando ad accelerare l’agenda di Governo sullo scostamento di bilancio anti “carobollette” e su un percorso chiaro per le misure anti-Covid. Dall’altro, rivendicando con i suoi le scelte che hanno portato alla concretizzazione dell’«opzione di garanzia Mattarella», fa trapelare: «Non dimentico chi ha sabotato un’occasione unica per l’Italia: chiudendo la porta del Quirinale a un alto profilo femminile si è chiusa la porta alla speranza di un cambiamento». Un messaggio chiaro a Di Maio: «Niente rimarrà appeso» fa sapere alludendo al confronto davanti agli iscritti paventato nelle ultime settimane, perché «le condotte non in linea con i nostri principi e i nostri valori non sono accettabili». Ma sempre lasciando una porta aperta a chi dovesse ripensarci: «Non voglio più sentir parlare di ‘contiani’ o altro, i parlamentari sono esseri pensanti...Il correntismo non deve esistere nella nostra comunità».

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Il terzo mandato

Nel frattempo, con i senatori che ieri sera hanno avanzato la richiesta formale di un’assemblea congiunta immediata, crescono i dubbi sul perché Di Maio starebbe spingendo per lo scontro. Per qualcuno infatti, dietro al suo piano per “accerchiare” il presidente 5S attraverso l’asse con Raggi e Appendino, ci sarebbe anche la necessità di smontare la regola sul secondo mandato prima che sia troppo tardi. E cioè chiarire che chi è già stato eletto nel 2013 e nel 2018 potrà ricandidarsi nel 2023. Un intervento richiesto da molti parlamentari. Ad oggi, circa 70 eletti grillini appartenenti alla vecchia guardia - tra cui lo stesso Di Maio ma anche Fico, D’Incà o la vicepresidente dei 5S Taverna - non potrebbero essere inseriti nelle liste a meno che, come già avvenuto per le cariche locali e il cosiddetto “mandato zero” non si deroghi a quello che è uno dei principi fondanti del M5S. Se poi si aggiunge a tutto questo che i consensi si sono dimezzati rispetto al 2018 e che sono stati tagliati in Parlamento 345 seggi, non è poi così azzardato immaginare che dietro lo scontro possa esserci anche questo. 

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