M5S accusa Di Maio: «Così non reggiamo basta cedere su tutto»

M5S accusa Di Maio: «Così non reggiamo basta cedere su tutto»
di Simone Canettieri ed Emilio Pucci
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Giovedì 8 Agosto 2019, 08:13

«Tre ministri sono troppi». Luigi Di Maio non chiude alla richiesta di rimpasto di Matteo Salvini. Ma tre, ecco, tutti M5S, sono un po' troppi, ha risposto all'(ancora per poco?) alleato. Non proprio una difesa granitica di Toninelli, Trenta e Costa, se vogliamo. Ma soprattutto Costa - un simbolo per il mondo ambientalista a 5Stelle - è un boccone troppo difficile da mandare giù per i pentastellati, già provati da tanti colpi leghisti. «Tre ministri sono troppi», appunto. Di Maio farà del suo meglio, ora per barcamenarsi tra le richieste salviniste e i malumori sempre più palpabili della sua base.

Ieri, all'assemblea dei senatori grillini, l'unica dissidente presente era La Mura, Mantero è rimasto solo alcuni minuti, gli altri senatori che sono usciti dall'Aula lunedì sul voto di fiducia sul dl sicurezza bis sono rimasti alla larga dalla riunione a palazzo Madama. L'accelerazione sulla crisi, con Salvini che ieri ha soffiato sul fuoco dopo le mozioni sulla Tav, ha cambiato il quadro. «Non indeboliamo Luigi. In questo momento occorre compattezza: Il leader è lui, non va attaccato». Sono intervenuti in tanti, elogiando poi il capogruppo Patuanelli per il lavoro di mediazione. E le critiche che nei giorni scorsi sono state rivolte al capo politico sono state sfumate. Troppo importante il momento per mettere sul banco degli imputati apertamente chi deve trattare ed evitare il tutti a casa. Anche se Morra lancia una proposta-choc: votare su Rousseau se andare avanti oppure no col governo.

Tra i pentastellati gira un sondaggio allarmante: il Movimento 5Stelle ora sarebbe al 14%. «In caso di urne sarebbe una catastrofe», alza le braccia un big. E allora meglio abbassare i toni e nel caso acconsentire alla richiesta di rimpasto dell'alleato. Perlomeno è la tesi che è prevalsa. Il documento al quale ha lavorato il direttorio e portato all'attenzione di Di Maio alla fine non è stato votato. Discusso sì, apertamente, punto per punto, ma si è poi deciso di evitare qualsiasi forzatura, anche per non far emergere alcuna spaccatura. Ma se Di Maio (per ora) è stato solo evocato senza però essere additato come colpevole numero uno della situazione che si è creata, per i senatori non si salvano invece sottosegretari e alcuni ministri.
Serve un governo più efficiente, la richiesta, una condivisione sulle leggi tra i membri dell'esecutivo e i gruppi parlamentari, una comunicazione e una organizzazione diversa.

L'APPELLO
La sintesi dell'appello lanciato a di Maio è che «dobbiamo cambiare, altrimenti si muore». Dotandosi di una struttura simile alla Lega. L'invito arrivato a Di Maio è sempre lo stesso: «Devi allargare la squadra, non puoi fare tutto da solo». Poi c'è l'argomento Salvini. E' vero che la volontà di andare a votare non c'è, ma serve una maggiore difesa dei valori pentastellati, mettere un freno allo strapotere del Carroccio. E se Di Maio dovesse sul serio sacrificare alcuni ministri come Toninelli e Grillo, l'ala ortodossa è pronta ad irrigidirsi ancora di più.

«Cedere alla Lega? Così non reggiamo», taglia corto un grillino della prima ora. Il rischio è sempre quello del logoramento. Non si nasconde però l'amarezza perché «nonostante i nostri sforzi Salvini ci sta annientando». Mentre Di Maio ha promesso che agosto sarà il mese della riorganizzazione del Movimento e che d'ora in poi ci sarà una maggiore compartecipazione nelle scelte.
 

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