Luca Morisi: flacone non è mio e non ci sono sequestri. «C'è un altro indagato»

Luca Morisi: flacone non è mio e non ci sono sequestri, «C'è un altro indagato»
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Martedì 28 Settembre 2021, 23:00 - Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 00:13

L'indagine sulla cessione di stupefacenti che ha coinvolto Morisi potrebbe allargarsi. Il ruolo svolto da una quarta figura, il cinquantenne presente nell'appartamento di Luca Morisi la notte tra il 13 e 14 agosto nella cascina della villa a Belfiore, gli elementi emersi dai tabulati telefonici dello spin doctor, la natura del liquido nel contenitore di una sostanza che potrebbe essere Ghb, la cosiddetta droga dello stupro. Restano una serie di punti da chiarire nell'inchiesta veronese che vede indagato l'inventore della Bestia social della Lega per supposta cessione di sostanza stupefacente. L'indagine ora potrebbe allargarsi. Ma la difesa dell'ex social media manager - dimessosi il primo settembre scorso dal suo ruolo - punta già a chiarire un aspetto fondamentale, che potrebbe far cadere l'impianto dell'accusa: «quel flacone con del liquido non era di Luca Morisi, il quale - evidentemente - non può averlo ceduto a terzi». L'avvocato Fabio Pinelli, difensore di Luca Morisi, in una nota, fornisce ulteriori chiarimenti, smentendo la presenza di quarto uomo e annunciando che c'è un altro indagato nell'inchiesta.

 

«Nel corso della perquisizione a casa di Luca Morisi non è stato sequestrato materiale informatico: né smartphone né pc. Risulta indagata anche un'altra persona di nazionalità rumena, che era in compagnia di un connazionale al momento sconosciuto». Tre persone quindi, sostiene il legale, e «nessun quarto uomo» nell'alloggio dell'ex spin doctor di Salvini. Viene inoltre ribadito come Morisi abbia chiarito che non era suo il flacone con una droga liquida (ancora da accertare) rinvenuto nell'auto dei due romeni. Insomma «un fatto banale» - ribadisce la difesa, ripetendo le stesse parole pronunciate dal procuratore di Verona - ma che è inevitabilmente piovuto come un macigno sulla campagna elettorale del Carroccio. Lo stesso Matteo Salvini è ancora alle prese con l'incessante fiume di polemiche - arrivate anche dall'ex premier Conte - e contrattacca: «tirare in ballo il discorso politico è un attacco gratuito alla Lega a 5 giorni dal voto».

A far scattare l'indagine sarebbe stato il fermo di due ventenni romeni a un posto di blocco dei carabinieri, che dopo essere stati a casa di Morisi per diverse ore sarebbero andati via in macchina imboccando una strada provinciale. Il nodo della vicenda giudiziaria comincia e - forse - termina qui: i due giovani stranieri sosterrebbero che quel liquido trovato durante l'ispezione nel portaoggetti della loro auto era Ghb e che gli è stato fornito da Morisi, il quale nella sua dichiarazione di ieri ha affermato di non aver commesso alcun reato. Gli stessi suoi difensori smentiscono che potesse appartenere allo spin doctor. Sta di fatto che dal posto di blocco i militari hanno raggiunto l'abitazione di Morisi al cascinale di Belfiore, dove si trovava anche un italiano 50enne, e durante la perquisizione nella casa hanno trovato due grammi di cocaina, una quantità compatibile con l'uso personale e il cui possesso viene punito come un illecito amministrativo e non penale.

Morisi è però al momento iscritto nel registro degli indagati per supposta cessione di sostanza stupefacente, «sulla cui natura si attende ancora l'esito delle analisi», spiega la Procura. E i risultati sul composto chimico potrebbero arrivare solo tra diverse settimane. In quell'abitazione i due stranieri avrebbero avuto un contatto occasionale con Morisi, che aveva acquistato l'appartamento dalla Socec, una società immobiliare del costruttore Andrea Lieto, il quale in un'inchiesta giornalistica di Report era stato accostato alla vicenda dei cosiddetti fondi russi, per i frequenti contatti con uomini d'affari di Mosca. Uno di questi, titolare di una società con sede nello stesso Palazzo Moneta a Belfiore, risulterebbe risiedere in un civico della barchessa accanto a quello di Morisi. L'ex spin doctor di Salvini - conferma il sindaco del comune veronese - «è regolarmente residente nel comune di Belfiore, sicuramente da prima del 2016».

Se il chiarimento definitivo della vicenda della droga sembra ancora lontano, il fuoco dei social e delle accuse politiche per il leader della Lega è ormai innescato. Matteo Salvini - che si dice «spiaciuto della schifezza mediatica che condanna le persone prima che sia un tribunale a farlo» - ha replicato alle ironie mosse dalla rete, in particolare sull'episodio della sua citofonata nel 2020 alla casa del tunisino di Bologna in cui il segretario chiese: "scusi, lei spaccia?". Parole che furono allora postate proprio dall'allora imponente macchina social del Carroccio e che oggi spingono a una difesa: «Non me ne sono pentito, perché hanno arrestato degli spacciatori. Lì c'erano degli spacciatori che sono stati arrestati. Non andiamo a caso». Una stilettata arriva però anche dal suo ex alleato di quando era ministro e che di quel Governo è stato premier: «Colpisce il fatto che con gli amici Salvini è molto indulgente, con tutti gli altri è sempre stato molto duro», attacca Conte. E Ilaria Cucchi - sorella di Stefano, il detenuto arrestato per droga e morto in carcere dopo un pestaggio - si sfoga: «Ora so che tutte le durissime prese di posizione di Matteo Salvini contro Stefano Cucchi e la mia famiglia hanno un volto: Luca Morisi, indagato dalla Procura di Verona per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti».

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