Lombardia zona rossa, pasticcio dati: «Dal 12 ottobre migliaia di guariti conteggiati come ancora positivi»

Lombardia zona rossa, il pasticcio dei dati: «Migliaia di guariti conteggiati come ancora positivi
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Sabato 23 Gennaio 2021, 09:35 - Ultimo aggiornamento: 13:28

Grazie a un indice di contagio a 0,82, «dai rumor che ci arrivano domani la Lombardia entrerà in zona arancione», gioisce il presidente della Regione Attilio Fontana. Che attacca: «Abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze». Ma l’accusa di pasticci, su cui incombono le richieste di risarcimento, torna indietro come un boomerang: nel suo rapporto, l’Istituto superiore di Sanità scrive che la Lombardia è finita in zona rossa sulla base dei dati che la stessa Regione ha inviato alla cabina di regia la scorsa settimana e rettificato il 20 gennaio. E così: la Lega attacca il governo, Matteo Salvini minaccia di chiedere i danni, il ministero della Salute esprime «massima fiducia nell’Iss», Pd e M5s sono pronti a un’azione legale, Confcommercio è disarmata: «I negozianti non possono scoprire stasera se potranno riaprire domenica».

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IL DOCUMENTO

La Regione insiste: a portare la Lombardia in zona rossa è stata una «sovrastima dell’Rt» riferito al 30 dicembre e «calcolato dall’Iss», che non ha tenuto conto della circolare del ministero della Salute del 12 ottobre in base alla quale un paziente può essere dichiarato guarito con un solo tampone molecolare e non più con due. La relazione dell’Iss dal titolo “Implicazione tecnica della nuova disponibilità di dati relativi ai casi di infezione confermata da virus SARS-CoV-2 sintomatici notificati dalla Regione Lombardia” racconta tutta un’altra storia. Stando ai dati inviati dal Pirellone, si legge, nella settimana dal 4 al 10 gennaio la Lombardia era classificata «a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile, con la coesistenza di tre allerte: aumento dei casi rispetto alla settimana precedente in base al flusso coordinato dal ministero della Salute; Rt sopra uno (indicatore 3.2), aumento del numero dei focolai». Il 20 gennaio, nuovo scenario: «Cambia il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione. Pertanto, una rivalutazione del monitoraggio si rende necessaria alla luce della rettifica fornita». Dunque già da domani la Lombardia dovrebbe tornare arancione e lunedì riaprire le scuole, lo stesso giorno in cui il Tar si pronuncerà sul ricorso contro la zona rossa. Un guazzabuglio scientifico e istituzionale che, sostiene il consigliere M5s in Commissione sanità del Pirellone Marco Fumagalli, ha una causa precisa: «La confusa gestione dei dati della Regione Lombardia priva di centralizzazione, gli errori sono frutto di un sistema disorganizzato che ha il suo fondamento in Ats e Asst ed è privo di riferimenti nazionali». E che, dice il governo, deve essere cambiata.

CRITICITA’

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha inviato una lettera al governatore Fontana nella quale si indicano i tempi entro cui completare la riforma sanitaria (120 giorni) e una relazione dell’Associazione nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), in 73 pagine, elenca tutte le criticità del sistema di Welfare regionale emerse nell’emergenza Covid. Il lavoro è tanto e il tempo stringe: «I termini temporali che ritengo congrui per il riallineamento del sistema sociosanitario lombardo sono di 120 giorni, con l’impegno a iniziare il percorso di riforma entro 30 giorni», scriveva Speranza nella missiva dello scorso 16 dicembre. Sono passati 38 giorni, ma nulla si muove. «Tre giorni fa è stata comunicata la calendarizzazione dei lavori della Commissione sanità e politiche sociali: dal 27 gennaio al 24 febbraio non c’è alcuna seduta sulla riforma. Nessun pregiudizio contro la Moratti, ma qui le riforme le fanno nei salotti, nei cda», riflette un consigliere dell’opposizione. Decretando il fallimento del modello lombardo, Agenas scrive che «la frammentazione dell’impianto di governance» in otto Agenzie di tutela della salute «porta a uno sfilacciamento della catena del comando e a una risposta non coordinata ai bisogni di salute della popolazione». La dispersione dell’attività di controllo «comporta disomogeneità della qualità dell’offerta sul territorio e fenomeni di inappropriatezza nel percorso di presa in carico, soprattutto dei pazienti più fragili». La scadenza di metà aprile fissata da Speranza incombe. 

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