Lockdown, il dpcm: coprifuoco alle 18, 20 o 21. Fontana: non chiudo Milano. Tensione Conte-Regioni

Lockdown, il dpcm: coprifuoco alle 18, 20 o 21. Fontana: non chiudo Milano. Tensione Conte-Regioni
di Marco Conti e Mauro Evangelisti
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Lunedì 2 Novembre 2020, 00:32 - Ultimo aggiornamento: 10:29

Il braccio di ferro di Giuseppe Conte con i presidenti di regione continua e alimenta la confusione nel governo dove si intrecciano linee e proposte l’una contro l’altra armata. Un frullatore di idee e richieste avviato nella mattinata di ieri e che proseguirà oggi con l’ennesimo incontro governo-regioni e poi un nuovo giro con i capidelegazione. Tempi stretti, ma solo sulla carta, visto che alle 12 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha promesso di recarsi alla Camera per raccontare cosa intende mettere nel dpcm prima di firmarlo. Un cambio di passo che avrebbe dovuto accompagnare la nascita di quella «cabina di regia» nella quale maggioranza e opposizione si sarebbero dovuti confrontare se non fosse che il centrodestra ha respinto al mittente l’invito.

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«Non saremmo noi a togliere le castagne dal fuoco a Conte». La capogruppo di FI Maria Stella Gelmini non è però l’unica a pensare che il premier sia ora in difficoltà, stretto tra un allarmato ministro della Salute, i distinguo dei partiti di maggioranza e ben 14 presidenti di regione del centrodestra che non hanno certo intenzione di abbassare la testa. E così le riunioni con i governatori diventano una sorta di lungo sfogatoio durante le quali i ministri Boccia e Speranza ascoltano e negli appunti riportano anche l’idea di Liguria, Lombardia e Piemonte di mettere sotto chiave i settantenni.

Malgrado le pressioni, Conte non freme dalla voglia di firmare un nuovo dpcm e, con ogni probabilità, si prenderà anche la giornata di oggi per ponderare le misure che a suo giudizio devono essere calibrate territorio per territorio. I presidenti di regione però non ci stanno ad assumersi la responsabilità di chiudere o l’intera regione o a realizzare zone rosse. E non a caso a tarda notte il tavolo di confronto è ripreso. La proposta che il governo potrebbe avanzare oggi è quella di rendere obbligatoria la chiusura di singole zone qualora l’indice Rt, la percentuale di positivi sui tamponi e la percentuale di occupazione dei posti letto dovesse superare una certa soglia come previsto dal piano con i quattro scenari del Ministero. Il giro di vite dovrebbe anche riguardare la chiusura alle 18 (come chiede il Cts) alle 20 o alle 21 di tutte le attività. Una sorta di coprifuoco: senza un valido motivo legato al lavoro o a ragioni di salute non si potrà uscire di casa. Su questo i renziani continuano a resistere, così come Leu contesta la didattica a distanza per tutti i licei e le terze classe di medie. La «chiusura dei musei» è annunciata in tv dallo stesso ministro Franceschini, mentre il blocco alla mobilità tra regioni lo ufficializza Franco Locatelli, presidente dell’Istituto di sanità.

Ma il nodo vero è legato al principio di fondo che Conte e Speranza vogliono sancire con le Regioni, con criteri scientifici che portino alle chiusure in automatico, senza discrezionalità. Più nel dettaglio: l’altro giorno, nel report della cabina di regia sull’andamento dei dati, c’era scritto che ci sono già 11 regioni ad alto rischio. Quella valutazione mette insieme una serie di fattori che non riguardano solo l’Rt (che in Lombardia e Piemonte è già sopra 2), ma anche i posti letto occupato e la capacità di tracciare i positivi. Inoltre, per fare scattare l’obbligo di “chiusure regionali” sarà necessario ritrovarsi in questa condizione di “alto rischio” per tre settimane successive. Fissando dei criteri scientifici, che erano già stati in realtà condivisi con le Regioni, quando fu scritto il documento, fa sì che i governatori interessati non possano tirarsi indietro. Dove il virus corre - appunto Piemonte, Lombardia, Calabria, Valle d’Aosta, Bolzano per fare l’esempio dei territori con l’Rt a 2 ma ci sono difficoltà anche in Liguria - sarà automatica la chiusura di negozi, bar e ristoranti per tutto il giorno, il ricorso allo smartworking nell’amministrazione pubblica: di fatto una sorta lockdown regionale. I dati di ieri, sempre influenzati da una basso numero di tamponi caratteristico del fine settimana, non lasciano tranquilli: diminuiscono i nuovi contagi, 29.907, ma su un numero inferiore rispetto al giorno precedente di test, 183.457. Ormai la percentuale di positivi è altissima, al 16,3 per cento e questo è un campanello d’allarme. Cresce costantemente il numero dei posti di terapia intensiva occupati, ieri altri 96, mentre i decessi sono stati 208.
 

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