Letta, oggi il sì alla segreteria del Pd: vicino al premier e al Colle, l'ok di Zingaretti

Letta, oggi il sì alla segreteria del Pd: vicino al premier e al Colle, l'ok di Zingaretti
di Mario Ajello
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Venerdì 12 Marzo 2021, 08:01 - Ultimo aggiornamento: 13:09

E' arrivata l'investitura da parte di Nicola Zingaretti Enrico Letta è la soluzione più forte e autorevole») ma anche di tutti gli altri big, o signori della guerra, del Pd. Ieri il segretario in pectore è arrivato a Roma da Parigi, dicendo prima di salire sul taxi dall'aeroporto di Fiumicino: «La situazione del Pd? Venerdì parlerò anche di questo». Quando annuncerà il suo sì a farsi eleggere numero uno del Nazareno. Qui a Roma, dove è sbarcato con l'aria da visiting professor e con in spalla una borsa della Business School dell'università di Bologna, ha parlato un po' con tutti al telefono dalla sua abitazione sul lungotevere Testaccio e dalla sede dell'Arel a Sant'Andrea della Valle, il centro studi che fu fondato dal suo maestro Nino Andreatta e dove Letta ha partecipato a un webinar su temi di politica globale. Ha avuto anche contatti con i padri nobili del Pd e dell'Ulivo in questi frangenti. A chi lo ha intercettato sotto casa e gli ha detto «possiamo già chiamarla segretario?», lui ha risposto: «Non ancora». Infatti l'annuncio è oggi e domenica l'elezione all'unanimità in assemblea nazionale che sarà un evento senza discussioni e lungaggini.

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LE CONDIZIONI
«Sono con te», è la risposta standard che gli è arrivata nelle conversazioni one to one con i maggiorenti del Nazareno. I quali, compresi quelli di Base Riformista, hanno accettato le condizioni di Letta. Cioè di essere un segretario pieno e non un reggente. Il che significa congresso ma solo tematico nel 2022, e Letta leader fino al 2023 quando tra primarie e congresso potrà essere rieletto (così da fare le liste elettorali di suo pugno) se vince la sfida nei gazebo ma bisognerà vedere chi ci sarà a battersi contro di lui che arriverà a quella partita presumibilmente molto forte. Proprio dentro la corrente ex renziana di Base Riformista, c'è chi tra rassegnazione e impotenza la mette così: «Chi siamo noi per poter dire di no a Mattarella e a Draghi che vogliono Enrico a capo del Pd?».

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Ma questo è un modo maccheronico di porre la questione. Più correttamente, c'è che il progetto di Letta è quello di rimettere in sintonia il Pd con il Paese - aprendo alla società civile, prendendo e dando ossigeno, rivitalizzandosi fuori da logiche di conservazione del potere e a contatto con i giovani e con le intelligenze e le eccellenze diffuse in Italia - e allo stesso tempo di collegare il partito con il governo Draghi, con l'agenda di Palazzo Chigi non solo su vaccini e su Recovery. L'ambizione è quella di fare del Pd il pilastro principale del governo, mettendo idee, dando stimoli, e di far uscire il partito da quel silenzio vigente finora che aveva fatto in modo che la Lega diventasse, da fuori con Salvini e da dentro con Giorgetti, l'unico player o almeno il più visibile. A Palazzo Chigi non a caso si respira aria di soddisfazione per Letta: «E' uno pragmatico e senza grilli per la testa», secondo chi lavora a contatto con Draghi. Quanto al Quirinale. Enrico raccoglie consensi anche lì, dove siedono amici storici tra i collaboratori del Presidente.

 


LA CRISTALLERIA
Starà ben attento a non muoversi dentro il partito come un elefante nella cristalleria. E il modo forse per riuscirci sarà pensare meno a Conte e a Di Maio e più alle politiche per l'Italia. Ovvero non concentrarsi troppo sul tema delle alleanze, con o senza i 5Stelle, che è quello più esplosivo per le correnti. «Enrico cercherà di agire come un sedativo», dicono i più. E del resto questo tipo di attitudine è ben espressa nel nuovo libro «Ho imparato» (Il Mulino) che può essere letto un po' come il manifesto ideale della sua segreteria: «Bisogna affermare il proprio convincimento anche con radicalità, rifiutando al contempo la pratica dell'insulto, della ruspa, e della rottamazione». Però, il cimento di Letta sarà complicatissimo. E la sua vita è pronta ad essere ribaltata. Altro che dotta concentrazione parigina a Sciences Po, che è appena stata nominata per gli studi di politica internazionale, anche grazie al contributo di Letta, la seconda università al mondo dopo Harvard e quindi la prima in Europa. Ma ora a Enrico tocca il Pd.

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