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Letta punta sui diritti per unire il campo largo. Il segretario del Pd festeggia: «Un risultato straordinario»

La ricerca di convergenza con M5S, Renzi e Di Maio parte da temi concreti

Letta, la sfida sui diritti per unire il campo largo. «Calma e gesso, si vince solo insieme»
di Andrea Bulleri
5 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Giugno 2022, 02:02

L’entusiasmo, nell’ufficio al terzo piano del Nazareno, inizia a crescere poco prima di mezzanotte. Quando sul monitor di Enrico Letta cominciano a scorrere i primi dati delle sfide chiave. Verona, Catanzaro, Piacenza. E poi Alessandria, Cuneo. I numeri consegnano al segretario un’immagine chiara. «Si prospetta una grande vittoria del Pd e del centrosinistra», twitta Letta alle 23,44. L’eccitazione diventa palpabile, nella sede dei democrat. E aumenta vertiginosamente un’ora più tardi, quando alla lista delle città espugnante al centrodestra si aggiunge, quasi insperata, Monza. Certo, la sconfitta di Lucca brucia. E non poco, visto che è lì che il segretario aveva scelto di chiudere la campagna elettorale, in compagnia di un altro big come Carlo Calenda. Ma è l’unica macchia che sporca una serata altrimenti perfetta. Un «successo pieno», la riassume il responsabile Enti locali dei dem Francesco Boccia, regista di molte delle alleanze andate in scena alle amministrative: «Abbiamo superato abbondantemente i risultati che auspicavamo». Per Letta un «risultato straordinario: rovesciamo molti sindaci del centrodestra ed eleggiamo tante sindache. La serietà e la linearità pagano». 

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Può tirare un sospiro di sollievo, il segretario dem. Perché la tornata di comunali appena conclusa gli consegna un risultato su cui pochi, anche tra i suoi, avrebbero scommesso. Per Letta il voto è un successo doppio. Numero uno: «Quando si contano i voti veri, il Pd è il primo partito italiano», è il ragionamento. Numero due: «Giocavamo una partita in rimonta, nel 2017 fu una disfatta: conquistammo solo sei città su 26. Da queste urne usciamo più forti». 

E però «calma e gesso», predica Letta ai suoi. Perché al di là degli entusiasmi, le sfide che si aprono per il Pd nel day-after delle comunali sono molteplici. A cominciare dal nodo alleanze in vista del 2023. Il segretario ieri ha rivendicato il modello del “campo largo” tra dem e Cinquestelle. Eppure in molti, specialmente dalle parti degli ex renziani di Base Riformista, restano scettici. «Siamo andati bene nonostante Conte, non grazie a lui» pungono i critici. «È ora di mollare l’avvocato al suo destino». Anche perché «chi ci assicura che l’ex premier non sarà tentato dal fare un “Papeete 2”, e scatenare la crisi di governo?». Piuttosto, è l’idea che serpeggia dentro e fuori la corrente ex renziana, «meglio tenere con noi Di Maio, che almeno è pro-Draghi... E provare a convincere Calenda». 
 

LA LINEA

Ma non è questa la linea del segretario. Convinto più che mai «contro la destra si vince solo uniti». Letta lo aveva ribadito venerdì dal palco di Lucca, anche se alla fine non gli ha portato particolarmente fortuna. «Sono contento di avere qui Carlo Calenda – le parole del leader dem – Ci ricorderemo di questa piazza». Proprio Lucca, dove anche Azione alla fine aveva scelto di convergere sul centrosinistra contro il rischio «avanzata nera» degli ex Casapound, sarebbe dovuta diventare per il segretario «il modello con il quale l’anno prossimo riusciremo a vincere le politiche». Lì non è andata bene. Ma l’orizzonte, a prescindere dalla sconfitta nella città toscana, resta quello. Oggi più di ieri.

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«Il Pd farà da magnete. La convergenza la troveremo sui temi concreti». D’ora in poi l’imperativo per Letta è uno solo: «Battere la destra. La nostra avversaria – ripeteva ieri notte il segretario – è una: Giorgia Meloni. Smettiamola con le divisioni al nostro interno». Dunque, ecco la strada per i prossimi mesi: marcare le distanze tra «noi» e «loro». Battere sui temi identitari, di bandiera, che potrebbero cementare il campo largo. Dal ddl Zan al salario minimo. Fino allo “ius scholae”, la cittadinanza per i figli degli stranieri nati in Italia.
Basterà? Una prima, parziale risposta la darà l’esito del voto alle regionali siciliane di ottobre. Sarà quello il banco di prova per testare l’assetto dei progressisti in vista della prossima primavera. Prima ancora (il 23 luglio) ci sono le primarie per scegliere il candidato governatore. I dem hanno già annunciato che schiereranno l’eurodeputata Caterina Chinnici. E i grillini? Ancora non si sa. Di Maio e Calenda: non pervenuti. Non proprio un assist per quel campo largo rivendicato anche ieri dal Pd. Ma il mantra del segretario rimane quello: «Insieme contro la destra». Seppur nello stile di Enrico Letta. Calma e gesso. 

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