Centrodestra, Tajani: «La Lega coi sovranisti? Si vince solo con il Ppe»

Tajani: «La Lega coi sovranisti? Si vince solo con il Ppe»
di Emilio Pucci
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Domenica 4 Luglio 2021, 09:38 - Ultimo aggiornamento: 5 Luglio, 09:10

«Letta strumentalizza, ma qui non si tratta di fare il controcanto o alimentare polemiche. FI indica la strada per un centrodestra vincente: in Europa non si può fare a meno del Ppe». Antonio Tajani, coordinatore di FI, lancia un messaggio a Salvini e Meloni: «Noi siamo alternativi ai socialisti ma senza la grande famiglia del Ppe non si conta in Europa».

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Come giudica il manifesto firmato dalle destre europee?
«Non è il mio documento, anche se noto che per la prima volta non si mette in discussione l'euro. Si tratta di un passo avanti ma senza il Ppe non si va da nessuna parte, non si sconfigge la sinistra. Sono calcoli sbagliati. Bisogna essere concreti, puntare al risultato. Far sì che l'Italia conti in Europa. Non è certo possibile un'alleanza con la Le Pen. La sua politica è alternativa agli interessi dell'Italia. Il problema dell'immigrazione, per esempio, non si risolve chiudendo le frontiere europee».
Un problema non da poco la differenza di vedute in Europa tra FI e Lega considerato che state parlando di federazione e partito unico.
«Noi abbiamo parlato di 2023, è un lavoro lungo. Non sarà una fusione a freddo. Bisogna dar vita a qualcosa di nuovo. Occorre avere una strategia, una visione per far sì che l'Italia sia protagonista in Europa. E un partito unico non può che far riferimento al Ppe. Berlusconi non è un caso che abbia parlato di Cdu, facendo riferimento al partito tedesco».
E quindi?
«E' necessario aprire un grande dibattito nel centrodestra, serve un confronto. Noi vogliamo convincere i nostri alleati della bontà di questo percorso, siamo convinti che se la Lega vuole avvicinarsi alla famiglia dei popolari lo possa fare. In Europa siamo in gruppi diversi ma se l'obiettivo è far prevalere i valori del centrodestra è fondamentale un ancoraggio al Ppe, noi non ci rinunciamo. Il centrodestra deve guardare a quel modello. La libertà, la centralità della persona, le radici giudaico-cristiane, l'economia di mercato, la difesa dell'agricoltura e delle piccole medie imprese, l'ambiente al servizio dell'uomo: questo è il nocciolo del popolarismo europeo. FI è centrale in questa famiglia, il 20 e il 21 settembre si terrà a Roma un vertice del Ppe sui temi dell'agricoltura e dell'industria. Verranno più di cento europarlamentari».
Le destre europee puntano il dito contro la tecnocrazia Ue.
«Ovvio che debba prevalere la politica sulla burocrazia. Ma non basta denunciare i problemi se poi non si possono risolvere. L'obiettivo è quello degli Stati Uniti d'Europa, non rinnegare in alcun modo le proprie identità ma puntare sull'Europa della solidarietà e della sussidiarietà e su una difesa e una politica estera comune. Io mi sento un patriota italiano e europeo. Non possiamo fare a meno dell'Europa, non si può governare contro. Un'Europa equilibrata, non certamente basata sull'asse franco-tedesco. Con Draghi l'Italia ha assunto una posizione centrale. E voglio rimarcare che senza l'apporto del Ppe non ci sarebbe stato il Recovery».
Salvini e Meloni la pensano in maniera diversa.
«Ognuno è libero di firmare quello che vuole ovviamente ma bisogna pensare a tutelare gli interessi dell'Italia, sconfiggere la sinistra e noi l'abbiamo fatto due volte, sia con la mia vittoria alla presidenza del Parlamento europeo sia con l'elezione del presidente della Commissione Ue Ursula von Der Leyen. Occorre battere i socialisti che non hanno mai disconosciuto l'operato del loro partito a Malta sull'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia. Lo Stato di diritto si difende sempre».
Anche lei pensa che Salvini sbagli ad appoggiare allo stesso tempo Draghi e Orban?
«Sono convinto che Salvini sostenga convintamente l'esecutivo. La sua è stata una scelta coraggiosa, ha fatto bene a seguire l'intuizione di Berlusconi che volle Draghi alla guida della Bce. Se tante imprese non sono fallite lo si deve all'attuale premier».
Se con la Lega avete posizioni diverse in Europa, con FdI vi distanziate anche sull'appoggio al presidente del Consiglio.
«Rispettiamo la scelta della Meloni. Certo, se FdI decidesse di sostenere il governo sarebbe un fatto positivo. Rafforzerebbe l'unità del centrodestra».
A proposito di unità del centrodestra ancora non siete riusciti a chiudere il puzzle delle candidature alle amministrative...
«Presenteremo candidati unitari, non come il centrosinistra che si è diviso a Roma, e anche a Milano troveremo una figura vincente».
Uniti anche nella partita sul Quirinale? Tutti per Berlusconi?
«Certamente. Un sogno nel cassetto ce l'ho, lo dico da tempo».

 

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