CRISI DI GOVERNO

Crisi di governo, Salvini prova a ricucire: «Ma se vogliono rompere è guerra senza quartiere»

Martedì 20 Agosto 2019 di Emilio Pucci
Salvini prova a ricucire: «Ma se vogliono rompere è guerra senza quartiere»

«Mani libere». Le prossime mosse della Lega le deciderà Conte. Ovvero dipenderà tutto da quello che dirà. Qualora il presidente del Consiglio dovesse attaccare a testa bassa Salvini oggi in Senato, il vicepremier interverrà per contestare tutte le critiche. Ritornando sul «governo del no». Per il Carroccio non è neanche sicuro che si aprirà il dibattito, «Conte potrebbe anche salire al Colle dopo le comunicazioni ed evitare qualsiasi tipo di voto», osserva un big della Lega. Certo, se dovesse essere lanciata una vera e propria sfida a Salvini i leghisti reagiranno, sottolineando che questo esecutivo ha terminato la sua corsa.

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L'ATTESA
Ma il segretario del partito di via Bellerio non farà la prima mossa. Non è stata preparata alcuna risoluzione per ora. E non c'è la richiesta di calendarizzare la mozione di sfiducia depositata a palazzo Madama più di una settimana fa. Insomma il ministro dell'Interno ha deciso di giocare di rimessa. Una mano tesa al premier, tanto che Salvini ha aperto anche alla possibilità di un Conte bis e di votare il taglio del numero dei parlamentari giovedì per rilanciare l'alleanza giallo-verde. Il responsabile del Viminale tiene dunque la porta aperta. E' consapevole che il dialogo tra Pd e il Movimento Cinquestelle sia a buon punto, pur se tra tatticismi e frenate. Ma la convinzione è che tra i pentastellati ci sia un nutrito gruppo di senatori che questo il messaggio arrivato al gruppo di palazzo Madama «non vogliono patti con il partito delle banche e temono di fare la fine di Ncd».

LA PARTITA
I vertici del Carroccio però smentiscono con forza che sia sceso in gioco Verdini tramite i suoi contatti per convincere chi in Forza Italia punta a far sì che nasca un esecutivo. «La nostra linea ha spiegato Salvini ai suoi è coerente. O si rilancia l'azione del governo, anche con Conte e magari con un esecutivo tutto politico, oppure la via maestra è quella del voto». E qualora l'asse tra dem e pentastellati dovesse saldarsi, Salvini è pronto a girare l'Italia per gridare all'inciucio. E puntare alla conquista delle regioni dove sono previste le urne. «Per noi un governo Renzi-Di Maio sarebbe una manna dal cielo, significherebbe la conquista delle zone rosse e di tutto il Paese», il refrain.

I SUMMIT
Questa mattina alle 12 Salvini vedrà i senatori. Prima ancora dovrebbe vedere gli altri big. Per compattare il partito, qualora ce ne fosse bisogno, e definire la strategia. Ai parlamentari è arrivata la voce dell'offerta M5s: un nuovo governo senza Salvini. Chi punta a vedere le carte di Di Maio fa trapelare anche la possibilità che il segretario della Lega possa aprire ad un suo ridimensionamento, ma in realtà Salvini non ha intenzione di fare passi indietro. Il suo cellulare «è sempre acceso» - come ama ripetere - ma il pressing sotterraneo affinché Conte non alzi i toni oggi non vuol dire che dietro l'angolo ci sia una resa incondizionata. Anzi. «Quello che deve emergere è che sono i Cinquestelle e Conte a staccare la spina. Sono loro a non volerci più», osserva un deputato del Carroccio.

LE POSSIBILITÀ
Le possibilità di una ripresa del dialogo sono pari a zero, l'ammissione, ma in ogni caso Salvini non crede affatto che per Pd e M5s sia facile imbastire un governo dal nulla. Sia perché ha avuto sottolinea un senatore rassicurazioni da parte dei fedelissimi di Zingaretti che non si intende lasciare spazio a Renzi, sia perché questa la tesi Mattarella nei colloqui avuti con Giorgetti e Salvini ha dimostrato di essere super-partes. «Come faranno a mettersi d'accordo sulle poltrone e sui programmi? Come può Di Maio affidarsi a quei trenta renziani che diventerebbero decisivi su ogni provvedimento?»: questi gli interrogativi che si pone Salvini. E a chi gli dice che M5s farà di tutto per evitare le elezioni anticipate Salvini obietta che ci sono troppi nodi sul tavolo, «non basterà la voglia di restare attaccati alle poltrone».
Il fatto che non ci siano stati contatti con l'altro vicepremier Di Maio e con il premier Conte e difficilmente ci saranno fa presupporre che il risultato della partita sia già scritto. Ma il vicepremier ancora ci crede: «Gli altri hanno paura del voto, non noi. Gli italiani lo hanno capito e a me basta questo».
 

Ultimo aggiornamento: 15:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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