Lavoro, imposte giù: ma la riforma parte solo con due miliardi

Nella delega fiscale la promessa della riduzione «graduale» dell’Irpef coperta grazie alla revisione dell’Iva e di altre tasse

Lavoro, imposte giù: ma la riforma parte solo con due miliardi
di Andrea Bassi e Luca Cifoni
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 00:34 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 10:19

L’obiettivo del governo lo sintetizza il ministro dell’Economia Daniele Franco. «Dobbiamo ridurre il cuneo fiscale sul lavoro» che in Italia è cinque punti superiore alla media europea. La strada è il taglio dell’Irpef, la principale tassa sui redditi. La delega fiscale approvata ieri dal Consiglio dei ministri promette di intervenire su questo punto riducendo «gradualmente le aliquote medie effettive» e di ridurre «le variazioni eccessive delle aliquote marginali». Il principio è chiaro. L’Irpef dovrà scendere in modo da far aumentare il netto in busta paga. E la tassazione dei redditi da lavoro, sarà chiaramente distinta da quella delle rendite finanziarie o immobiliari, che avranno un’aliquota «proporzionale» e separata. Ci sarà anche un trattamento di favore per il secondo percettore di reddito, generalmente le donne. Insomma, in una famiglia, tra moglie e marito, chi guadagna di meno avrà una tassazione agevolata. Modi e maniere del taglio dell’Irpef sono rimandati, come tutto il resto delle misure, ai decreti attuativi, che dovranno essere adottati entro 18 mesi. Ma non sarà facile tradurre le promesse in fatti concreti. I soldi necessari ad un abbassamento consistente della pressione fiscale nella misura indicata dal ministro Franco, per adesso non si vedono. 

Riforma Fisco: Irpef, Irap, Iva, tasse su casa, nuovo catasto. La bozza

La riforma del Fisco, per il momento, ha a disposizione solo 2 miliardi per il prossimo anno e 1 miliardo per i due successivi. Poco, pochissimo. Ci sono certo, i 4,3 miliardi recuperati dall’evasione e destinati all’abbassamento delle tasse. Franco ha promesso che il governo vedrà se potranno essere utilizzati già nella prossima manovra di bilancio per iniziare ad attuare la delega. Magari riducendo di uno o due punti l’aliquota del 38% dell’Irpef che pesa sulla classe media. Per il resto c’è prudenza. Nella riforma fiscale è chiaramente scritto che ogni decreto dovrà trovare copertura al suo interno, oppure nel decreto di riforma di un’altra imposta adottato in precedenza. Si può provare a fare un esempio, non troppo lontano dalla realtà probabilmente. Nella riforma c’è anche la “rimodulazione” delle aliquote Iva. Se l’Irpef per essere abbassata ha bisogno di risorse, si potrebbe agire sull’Iva aumentandone il gettito e utilizzare poi quei soldi per ridurre le tasse sul lavoro. Èlo spostamento del prelievo dalle persone alle cose chiesto a gran voce da anni sia dalla Ue che dall’Ocse. 

Le indicazioni

Il ministro dell’Economia Franco, e anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, sono stati ieri estremamente chiari: ogni taglio delle tasse dovrà essere neutrale per i conti pubblici. Dovrà, cioè, trovare una sua copertura finanziaria. Non ci sono pasti gratis. Tutto dovrà dunque tenersi nella revisione generale della tassazione. Che andrà a incidere anche sulle detrazioni e sulle deduzioni d’imposta, che saranno «razionalizzate». In ballo ci sono gli sconti fiscali per le spese mediche, per le ristrutturazioni, sugli interessi. C’è la riforma della riscossione, con la definitiva fusione della vecchia Equitalia nell’Agenzia delle entrate. C’è la promessa dell’eliminazione graduale dell’Irap e della semplificazione dell’Ires. Oltre all’armonizzazione delle tasse sul risparmio. Il Catasto, invece, è stato volutamente sgonfiato. Entro il 2026 le attuali rendite saranno “affiancate” dai valori di mercato, senza nessun impatto sulla tassazione. Quello che accadrà dopo il 2026 è una storia tutta da scrivere.

Irpef

La riduzione dell’Irpef è il cuore della riforma fiscale presentata dal governo. L’intenzione è ridurre sia le aliquote medie effettive che quelle marginali. Un primo intervento potrebbe essere anticipato già nella prossima manovra di bilancio con un taglio dell’aliquota del 38%. Si tratta del salto che pesa soprattutto sulla classe media. L’aliquota fiscale infatti, passa dal 27% dei redditi tra 15 mila e 28 mila euro, al 38% per quelli tra 28 mila e 55 mila euro. La riduzione di un solo punto, dal 38% al 37%, costa 3 miliardi. L’Irpef sarà rivista anche sotto altri aspetti: sarà introdotto il sistema “duale”, ossia la separazione dei redditi da lavoro dagli altri redditi; e ci sarà un trattamento di favore per i secondi percettori (più spesso donne).

Rendite

La delega fiscale prevede «l’applicazione della medesima aliquota proporzionale di tassazione ai redditi derivanti dall’impiego del capitale, anche nel mercato immobiliare, nonché ai redditi direttamente derivanti dall’impiego del capitale nelle attività di impresa e di lavoro autonomo condotte da soggetti diversi da quelli a cui si applica l’imposta sul reddito delle società». Ci sarà insomma una aliquota unica sia per i redditi che derivano dagli affitti, quelli per gli interessi sui conti correnti, ma anche per le attività dei professionisti non soggetti a Ires. L’aliquota unica potrebbe essere quella del 23%, ossia pari al primo scaglione dell’Irpef.

Detrazioni

Le detrazioni e le deduzioni che “erodono” la base imponibile per 68 miliardi di euro, saranno riviste. La delega parla di un «riordino delle deduzioni dalla base imponibile e delle detrazioni dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche, tenendo conto della loro finalità e dei loro effetti sull’equità e sull’efficienza dell’imposta». Cosa sarà degli sconti per le spese sanitarie, per lo sport, per le spese veterinarie, per i funerali, le detrazioni sugli interessi dei mutui, e tutte le altre 602 voci che abbassano le tasse, si vedrà. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi: dalla commisurazione al reddito, al taglio lineare, fino alla riduzione “selettiva” delle voci.

Irap

Cancellare gradualmente l’Irap è una delle indicazioni più chiare e condivise emerse dall’indagine parlamentare che servirà come base per la riforma. Il superamento dell’imposta nata ormai quasi 25 anni fa passerà probabilmente - soprattutto in una prima fase - per l’assorbimento del gettito in altri tributi, sotto forma di addizionale. Ad esempio in tempi brevi l’Irap potrebbe essere abolita per professionisti e lavoratori autonomi, mentre le società continuerebbero a versarla ma con le regole Ires. E a proposito di questo tributo, l’indicazione è quella di avvicinare nel calcolo i valori del bilancio civilistico a quello fiscale, in un’ottica di semplificazione.

Iva e accise

La riforma punta a «razionalizzare la struttura dell’imposta sul valore aggiunto con particolare riferimento al numero e ai livelli delle aliquote e alla distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote». Lo scopo dichiarato è «semplificare la gestione» e «contrastare l’erosione e l’evasione». Negli anni scorsi le strutture del ministero avevano già lavorato ad una revisione delle aliquote per recuperare almeno 5 miliardi di gettito l’anno. La delega poi, inciderà anche sulle accise, soprattutto quelle legate al Green deal europeo, ossia la decarbonizzazione. Sul tavolo c’è l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, come quelli per il diesel.

Immobili

Sul catasto le indicazioni della delega sono due: da una parte la definizione di nuovi strumenti per l’individuazione degli immobili non censiti oppure censiti in modo non conforme e poi di quelli abusivi e dei terreni edificabili classificati come agricoli. Dall’altra l’avvio di un percorso di potenziamento delle banche dati nelle quali entreranno valori patrimoniali e rendite allineate agli andamenti di mercato. Indicatori che dovranno essere pronti entro il 2026 e - questo è l’impegno del governo - non saranno usati come base di calcolo delle attuali imposte. Quindi per il contribuente non dovrebbe cambiare nulla: salvo naturalmente il caso in cui questo o un altro esecutivo decidano poi diversamente.

Addizionali

Le attuali addizionali sull’Irpef, regionale e comunale, dovrebbero essere mantenute ma trasformate in sovraimposte. La differenza consiste essenzialmente nel fatto che mentre con le attuali addizionali l’imposta è calcolata sulla stessa base imponibile dell’Irpef nazionale, con ampia possibilità per gli enti locali di applicare scaglioni e aliquote, nel secondo caso la base imponibile sarebbe il debito di imposta del tributo erariale, sul quale poi Regioni e Comuni potrebbero modulare il proprio prelievo all’interno di un certo intervallo. L’obiettivo è evitare un’eccessiva frammentarietà dell’imposizione, che spesso va ad alterare anche il principio di progressività.

Riscossione

Il riassetto del sistema di riscossione prevede di far confluire nell’Agenzia delle Entrate anche queste attività, attualmente svolte da un soggetto separato anche se collegato all’Agenzia. Si completerebbe quindi quel processo di riunificazione iniziato con la formale soppressione della società Equitalia, che alcuni anni fa era stata trasformata appunto in Agenzia delle Entrare-Riscossione. Il nuovo sistema dovrà proseguire il percorso di efficientamento e semplificazione, sulla base del principio dell’obiettivo di risultato piuttosto che di esecuzione del processo. Sarà rivisto anche l’attuale meccanismo dell’aggio, la remunerazione dell’agente della riscossione. 

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