CORONAVIRUS

Coronabond, il giorno della sfida
Ecco cosa deve ottenere l'Italia
e perché sarà scontro Parigi-Berlino

Martedì 7 Aprile 2020 di Marco Conti
Emmanuel Macron e Angela Merkel
«Mes no, eurobond sì», sostiene un po’ schematicamente Giuseppe Conte. Dividere il destino dei due strumenti non sarà però facile nella riunione dell’Eurogruppo che nel pomeriggio di oggi sancirà il rilancio o un catastrofico destino dell’Unione. A quasi due settimane dall’ultima riunione dei ministri dell’economia e delle Finanze della zona euro, molto è cambiato anche nei paesi meno disposti a considerare le conseguenze economiche del virus. La Cancelliera Angela Merkel negli ultimi giorni ha esaltato il Fondo salva-stati indicandolo come uno strumento importante per sostenere i paesi in crisi, ma si è guardata bene dal bocciare direttamente gli eurobond. Il rischio di un progressivo isolamento sembra  spingere la Cancelliera a miti consigli, mentre l’Olanda continua a fare la faccia feroce a qualsiasi forma di mutualizzazione dei debiti, ma alla fine si piegherà alle scelte di Berlino.

Il nodo è ormai tutto politico e la Merkel lo spiega bene quando dice ai suoi concittadini che «la Germania andrà bene se tutta l’Europa andrà bene». Come dire che è inconcepibile un destino diverso di Berlino dall’attuale Unione,  che la Germania trae la sua forza per competere con Cina e Usa solo all’interno dell’Europa, ma al tempo stesso avverte dei pericoli che corre la costruzione europea se esce divisa dalla sfida del coronavirus. A poche settimane dalla fine del suo mandato, e dopo vent’anni di Cancelleria, è difficile pensare che la Merkel lasci il suo Paese in un’Europa debole e preda dell’aggressività trumpiana.

Tutti scommettono su un’intesa basata sulla solidarietà. Anche i mercati, in salita da qualche giorno, sembrano auspicare un accordo che preveda i coronabond. Una speranza che diviene certezza se si considera che  l’alternativa ad un’intesa sarebbe una pesantissima recessione accentuata dalla frantumazione dell’Europa.

 A pesare molto in questa battaglia è stato il ruolo svolto dalla Francia che si è schierata con Italia, Spagna e altri sei paesi. Le parti principali del  motore europeo sono sempre stati a Parigi e Berlino, ma dopo trent’anni dalla riunificazione tedesca e l’uscita del Regno Unito, si coglie una certa difficoltà della Francia di arginare da sola la potenza della Germania. Si apre uno spazio per l’Italia se non fossimo alle prese con un paradossale dibattito guidato da una nutrita pattuglia di partiti euroscettici ed anti europeisti che dopo anni trascorsi a chiedere l’uscita dall’euro e dall’Europa, ora la invocano alzando di continuo l’asticella delle richieste per poterne poi biasimare i limiti.

L’Europa ha molti difetti - distinti però da quelli dei paesi europei- ma questa pandemia non ha mostrato alternative mentre il sovranismo langue e si trasforma in autoritarismo.




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