Vaccino Covid, il siero c'è, la strategia meno: Conte tra annunci e autogol

Vaccino Covid, il siero c'è, la strategia meno: Conte tra annunci e autogol
di Mario Ajello
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Giovedì 17 Dicembre 2020, 07:15

Si cominciò così. Era il 27 gennaio 2020. Il premier va in tivvù e fa un annuncio importante: «Il virus della Cina? Siamo prontissimi nel caso dovesse arrivare in Italia». Ipotesi che sembrava, a giudicare dal tono, dal volto e dalle parole del capo del governo, remota, remotissima. Quattro giorni dopo, lo stesso Conte ha firmato la dichiarazione di stato d'emergenza nazionale. Ecco, è da allora che si sono succeduti annunci, proclami e Dpcm che hanno dato spesso l'impressione, anche se non è facile per nessuno guidare un Paese in una pandemia, dell'improvvisazione comunicativa e del caos informativo.

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LO STORDIMENTO
Il caso vaccinazioni racconta proprio questo. Non dovevano cominciare a dicembre i primi vaccini per tutti, come aveva annunciato Conte? Oppure si sarebbe partiti, come da assicurazione del ministro Speranza l'altro giorno, «nei primi giorni di gennaio»? Invece non si parte affatto, se non «in maniera simbolica prima di Natale», secondo l'ultimo timing del governo. Tra i detti e i contraddetti gira la testa agli italiani. Che cominciano a raccomandare a se stessi: prima tocco e poi credo. Oppure: il governo si prepari meglio prima di annunciare qualcosa, sennò non vale più niente. Ed è mai possibile che si dia in pasto ai media la presunta notiziona dell'avvio subito di una campagna di prevenzione di massa e poi di soppiatto se ne riduca la portata, se ne ingarbuglino i tempi e si salvi chi può da questa dichiarazia che stordisce?
Ecco, il rischio della sfiducia è quello che la proclamite sta innescando. Viene lanciata l'app del cashback e non si prevede che mezza Italia ci si fionda subito e che il sistema sarebbe andato in tilt, almeno all'inizio. Un po' la stessa cosa, anzi peggio, è accaduta per la app di tracciamento Immuni. Entrata in funzione il 15 giugno, con più di un mese di ritardo rispetto alla Fase 2 e dopo che se n'è parlato anzitempo, ha fatto il suo flop anche a causa della tempistica. Consegnandola in ritardo, e annunciandola troppo presto, il governo ha fatto passare l'idea che, tutto sommato, la app non fosse poi così necessaria.
E ancora. A inizio ottobre parte la campagna del vaccino anti-influenzale, «tutto procede regolarmente» è la rassicurazione del ministero della Sanità, se non fosse che il siero manca un po' dappertutto. E si è partiti con grandi squilli, senza far corrispondere ad essi un'adeguata preparazione. L'annuncite da mascherina è un capitolo in questo capitolo, in cui va citato il commissario Arcuri che ha detto il 4 giugno 2020: «Siamo stati straordinari, tutti dovrebbero riconoscercelo». Però a inizio marzo proprio lui aveva annunciato che l'Italia sarebbe stata inondata di mascherine, e a fine marzo le mascherine in Italia non le ha quasi nessuno.

 


LE FESTIVITA'
L'importante è arrivare a ferragosto, e superarlo brillantemente. Quindi il governo annuncia: discoteche chiuse. Invece restano, a modo loro, aperte e gli annunciatori chiudono volentieri un occhio in nome dell'eterna promessa di una vacanza serena. Come doveva essere (Conte: «Novembre di restrizioni, così a dicembre e nelle feste respiriamo un po'») questo Natale con la pop-promessa delle riaperture che invece forse non ci saranno e il divieto di spostarsi da comune a comune che doveva esserci ma pare non ci sia più. E in più. «Videochiamate gratis a Natale», annuncia la ministra Pisano. Ora tutti ci sperano e però mancano ancora gli accordi con i provider. Così come nulla ha funzionato il primo aprile, quando per richiedere i 600 euro di indennità Covid annunciati dal governo si è andati tutti sul sito dell'Inps, come era prevedibilissimo, e il click day è stato un click flop.
All'annuncio del decreto Ristori seguì il decreto. Ma non uno, bensì due, tre, quattro. Ora forse si attende il quinto perché i ristori promessi sono venuti meno e quelli che saranno annunciati chissà se ci saranno e quando. Per non dire della promessa sulle scuole superiori che avrebbero riaperto il 7 gennaio ma forse sì e magari no ed è tutto un parrebbe di possibilità e di astruserie. Siamo al pirandellismo versione Giuseppi e servirebbe - ma quando arriva? - un vaccino pure per questo.

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