La notte della politica, dai vertici ai Cdm: così il governo nasconde la sua impasse

Mercoledì 18 Dicembre 2019 di Mario Ajello

Di notte, durante il medioevo, arrivavano le streghe. Ora, arrivano le pizze. Più margherite e boscaiole che decisioni nella notte infinita - decine e decine di vertici di governo e di Cdm a Palazzo Chigi fino a alle ore piccole - al tempo dei rosso-gialli. E che differenza. Silvio Berlusconi diceva: «Io la notte non dormo, perché faccio l'amore». Giuseppe Conte dice: «Non dormo la notte per il bene degli italiani». A parte che, se la politica fosse convinta di sé, avesse una sua linea ben tracciata e non dovesse aspettare la notte per nascondere meglio dissensi e liti e ritardi da tiratardi, chiuderebbe i giochi prima dell'ora di cena e se ne tornerebbe a casa. Aspettando sotto le lenzuola la notte che porta consiglio. Il che non significa consiglio dei ministri.

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Il vertice notturno più lungo è stato quello del 17 ottobre, sulla manovra: oltre sei ore di discussioni per trovare un'intesa «salvo intese». Durò di meno la notte di Natale dell'800 quando fu incoronato imperatore Carlo Magno e cambiò la storia dell'Europa. Qui invece, a tentoni nelle tenebre, il vertice notturno o il Cdm - con o senza il prolongé della conferenza stampa - una volta anzi tante volte è sul Def o sul Mes o sulla manovra o o sulla giustizia o sull'Alitalia o sulla Popolare di Bari o sull'Ilva o sull'Iva (nella maratona del 14 settembre qualcuno s'inalberò nel tavolo dei ministri: «Ma vogliamo davvero tirare fino all'alba? Io non ci sto!») o su Quota 100. Sulla Tav, no: lì si faceva l'alba sul serio, ma era il tempo giallo-verde e ogni tanto Salvini se ne andava per poi ritornare e gli altri lo aspettavano impazienti ingurgitando caffè. Di notte avvenne anche «l'abolizione della povertà», annunciata nel buio da Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi, e si fece di notte quella svolta epocale nella storia del mondo proprio perché non si fece affatto. E di notte non solo non si vede ciò che si fa ma soprattutto non si vede ciò che non si fa.
Infatti, ogni riunione o Cdm fuori orario - tre su quattro si tengono dopo cena - viene seguito, sulle agenzie di stampa e sui siti, dalle espressioni ricorrenti come un tormentone dell'improduttività: «A vuoto il vertice notturno» (una volta ne fecero addirittura due nella stessa notte durante il precedente governo per trovare l'intesa su autonomia, Autostrade e Ue ma poi: «Manca l'intesa»), «Stallo dopo il vertice notturno», «Fumata nera nel vertice notturno (ma a volte è «grigia»), «Ancora niente accordo nonostante il vertice notturno», oppure quando si vuole essere più diplomatici (come per il vertice del 2 dicembre sul Mes) ci si butta sull'ipocrisia: «Si è arrivati nella notte a un punto non proprio definito».

HA RAGIONE SILVIO?
Ecco, i viaggi al termine della notte, per citare Céline, solitamente non riescono. Dunque ha ragione Berlusconi dicendo che è meglio fare altre cose, piuttosto che - come l'altra notte - attardarsi sull'autonomia, ovviamente senza trovare la quadra e infatti la riunione che poteva durare fino all'alba a un certo punto s'è interrotta perché è diventata soltanto una «riflessione» non risolutiva cioè un rinvio come un altro? Non era certamente della scuola del Cavaliere il premier Mario Monti. A lui si deve il record di durata notturna (si parla sempre di vertici) perché una sua riunione con i ministri cominciò alle 18,30 e si protrasse per otto ore. Senza neppure l'arrivo, era tempo d'austerità, di una pizza. Mentre Conte quando è in vena invita a cena, tardi, i suoi ministri reduci dalle maratone a Palazzo Chigi. E comunque arriva puntuale la mezzanotte nei lavori del premier e della sua squadra ma mai il momento della buonanotte. Forse aveva ragione «Il portiere di notte»: «La ragione per cui lavoro quando è buio è che ho un senso di vergogna alla luce».

Ultimo aggiornamento: 08:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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