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Porti chiusi alle navi russe, Italia capofila in Europa. Stop a legno, carta e pesce

Roma applica il pacchetto di misure Ue contro Mosca: circolare delle Capitanerie. La deroga per le imbarcazioni che trasportano energia, derrate e farmaci

L'Italia chiude i porti alle navi russe: «Misure restrittive per le azioni in Ucraina»
di Giusy Franzese e Alberto Gentili
4 Minuti di Lettura
Sabato 16 Aprile 2022, 14:46 - Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 15:34

A dispetto degli iniziali sospetti americani, inglesi e di qualche Paese del Nord Europa, dall’invasione russa in Ucraina Mario Draghi non è stato né morbido, né ambiguo, sul fronte delle sanzioni contro Mosca. Ebbene, adesso arriva la conferma: da oggi tutti i porti italiani saranno vietati alle navi che battono bandiera russa. E l’Italia è tra i primi Paesi europei ad adottare la stretta.

 

La decisione del governo italiano è inserita nel quadro del quinto pacchetto di sanzioni deciso dal Consiglio europeo l’8 aprile, subito dopo la scoperta dell’eccidio di civili nella cittadina ucraina di Bucha. Quel giorno, dopo che al nuovo giro di vite avevano lavorato per quarantott’ore i ministri degli Esteri dell’Unione, i vertici dell’Ue hanno stabilito di rendere ancora più stringente e asfissiante l’assedio economico alla Russia. Così, assieme al blocco dei porti di tutti i Ventisette Stati dell’Unione a partire dal 16 aprile, il Consiglio Ue «alla luce della continua guerra di aggressione di Mosca contro l’Ucraina e delle atrocità commesse dalle forze armate russe», ha varato una nuova stretta contro gli oligarchi vicini a Vladimir Putin, lo stop ai camion russi e (a partire da agosto) delle importazioni di carbone. Valore: 8 miliardi di euro all’anno.
Ed ecco che l’Italia, otto giorni dopo, rende tutti i porti off limits per le navi russe. Il divieto si applica anche nei confronti delle imbarcazioni che abbiano cambiato la propria bandiera, da russa a qualsiasi altra nazionalità, dopo il 24 febbraio: il giorno di inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe di Mosca. La misura è contenuta in una circolare, voluta da palazzo Chigi, del Comando generale delle Capitanerie di Porto che recepisce appunto «la direttiva dell’Unione europea dell’8 aprile scorso».

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Le regole

Le navi che si trovano attualmente nei porti italiani, spiega la circolare, dovranno lasciarli subito dopo «il completamento delle proprie attività commerciali». Il documento delle Capitanerie di Porto ricorda infine che il divieto, come previsto dal regolamento Ue, «non si applica alle navi che hanno bisogno di assistenza o di rifugio, che richiedono di poter accedere ai porti per motivi di sicurezza marittima o che hanno salvato vite in mare». Nel dispositivo del quinto pacchetto di sanzioni Ue sono comunque concesse deroghe per le imbarcazioni che trasportano in Europa derrate agricole, grano incluso, farmaci, aiuti umanitari e l’energia. 
Ovviamente la stretta avrà un impatto economico per i porti italiani. Ma non rilevantissimo: la Russia infatti - come sottolinea il rapporto Istat sul trasporto marittimo pubblicato nel marzo scorso - non è tra i principali partner commerciali dei porti italiani più rilevanti per il trasporto internazionale di merci in container (Trieste, Genova, Livorno, Ravenna e Venezia porto Marghera). Niente a che vedere con le merci movimentate con la Cina, Spagna, Francia, Malta, Usa ed Egitto. Nel 2021 l’Italia ha importato dalla Russia merci per quasi 14 miliardi di euro. Secondo i dati Ice per la maggior parte si è trattato di prodotti delle miniere e delle cave (per un valore superiore a oltre 8 miliardi di euro), prodotti della metallurgia (circa 3 miliardi di euro), petroliferi (1,3 miliardi di euro) e poi, in misura decisamente minore, manufatti in legno (125 milioni) e carta (109 milioni di euro), prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura (144 milioni). Molte di queste merci venivano importate via mare. E ora non sarà in gran parte più possibile. A livello europeo lo stop all’import dalla Russia di prodotti ittici, legno, cemento e liquori farà perdere a Mosca 5 miliardi e mezzo di entrate.

 

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