Irene Tinagli, vicepresidente Pd: «Matteo Salvini fa solo propaganda e danneggia il contributo del Carroccio al Governo»

Irene Tinagli, vicepresidente Pd: «Matteo Salvini fa solo propaganda e danneggia il contributo del Carroccio al Governo»
di Mario Ajello
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Venerdì 23 Aprile 2021, 09:12 - Ultimo aggiornamento: 12:44

Onorevole Irene Tinagli, vicepresidente vicaria del Pd, già vacilla il governo?
«No, c’è solo che Salvini fa ciò che gli riesce meglio: slogan e campagna elettorale. Non è proprio il momento di comportarsi così. Di allestire un finto derby tra aperturisti e chiusuristi. Questa è solo una caricatura a fini propagandistici. Tutto il governo sta andando verso aperture ben calibrate. Forzare e gridare è un segno di paura da parte del leader della Lega. Teme di perdere il monopolio del cosiddetto aperturismo. Il governo, il Pd e tutti gli esponenti delle varie forze politiche che ne fanno parte insieme hanno stabilito una road map per le riaperture, a cominciare da quella delle scuole, e allora Salvini si trovato spiazzato e ha avuto bisogno di rilanciare».
Scusi, però non si può negare che il coprifuoco alle 22, con ristoranti aperti la sera, sia un po’ assurdo. 
«In Francia non hanno ancora riaperto le scuole elementari e hanno il coprifuoco alle 19! Il nostro governo sta facendo riprendere molte attività ma con prudenza. Per evitare una nuova impennata di contagi e per non dover tornare indietro, come è accaduto in Sardegna. Certamente si arriverà a modificare anche il coprifuoco ma guardando all’andamento dei contagi. È quello che si fa anche nel resto d’Europa».

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Comunque Salvini continuerà sempre di più nel suo format di lotta e di governo. Non la preoccupa che la bonaccia sia finita così presto? 
«In una circostanza come questa, nella quale tutti abbiamo risposto all’appello del presidente Mattarella per un governo di unità che sapesse assumersi il compito della difesa della salute dei cittadini abbandonando le bandiere ideologiche e di partito, tutti dovrebbero assumere un atteggiamento di responsabilità. Portando avanti le proprie istanze ma senza allestire campagne propagandistiche. Capisco che il problema di Salvini sia la competizione con la Meloni e il calo della Lega nei sondaggi. Ma allora doveva stare fuori dal governo come ha fatto la Meloni. Non si può giocare su due tavoli».

 
Volete la Lega fuori dal governo?
«Noi vogliamo un governo di persone serie, che si confronta sui temi e che, quando si trova un accordo, lo rispetta in tutte le sue componenti».

 
Tifate Giorgetti contro Salvini?
«Non entriamo assolutamente nelle dinamiche degli altri partiti o in questioni di nomi. Quel che tutti possono vedere è che ci sono rappresentanti della Lega al governo che lavorano spalla a spalla anche con i nostri ministri e sottosegretari. Le uscite di Salvini rischiano di danneggiare anche il lavoro di alcuni loro esponenti, i quali mi sembra stiano interpretando con serietà la loro appartenenza a questo esecutivo. Dal decreto imprese al decreto riaperture, e su molti altri dossier, abbiamo trovato un punto comune con i nostri partner. Poi, trovata la sintesi, arriva Salvini e cerca di rompere tutto».


Sembra ripetersi la stessa storia: governi di unità ma a sobbarcarsi il carico, e anche le conseguenze elettorali non sempre favorevoli, è sempre il Pd. È di nuovo così come al tempo dell’esecutivo Monti? 
«Stavolta i sondaggi mi sembra dicano una cosa diversa: il Pd sta recuperando consenso, credo ci sia maggiore consapevolezza che con gli slogan e con la propaganda il Paese non lo tiri fuori dalla crisi e non lo rilanci. Ci sono momenti in cui la politica si trova davanti a un bivio: si può cavalcare la rabbia e fare del populismo oppure si può lavorare con gli altri partiti sui contenuti e sulle riforme. Questa è sempre stata la strada scelta dal Pd».


Sta dicendo che c’è chi grida e chi fa?
«Una cosa è gridare in giro per i palinsesti e sui social, magari anche cose che molti cittadini provati dalla crisi hanno bisogno di sentirsi dire. Un’altra cosa è lavorare sui dossier, negoziare con gli interlocutori economici e con le istituzioni europee. Questo è ciò che il Pd ha fatto e continua a fare. I 209 miliardi del Recovery Fund ci sono stati assegnati anche grazie al lavoro faticosissimo e quotidiano, spesso dietro le quinte, dei nostri rappresentanti in Italia e in Ue, a partire da Gentiloni. Se anche noi ci fossimo messi a gridare in piazza, a quest’ora - mi creda - l’Italia sarebbe in tutt’altra situazione».


Intanto la vostra strategia di accordo con M5S stenta a decollare. Lo sa che a Roma al ballottaggio rischia di andarci la Raggi e non il Pd?
«Il nostro partito metterà in campo persone di alto livello in grado di competere. Viste le condizioni in cui versa la città, sarei veramente sorpresa di vedere la Raggi al secondo turno». 
 

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