GOVERNO

Decreto "Cura Italia", il governo mette la fiducia
Evapora lo spirito bipartisan in Senato

Martedì 7 Aprile 2020
L'Aula del Senato
Alla prova dell'Aula, stavolta maggioranza e opposizione non faranno fronte comune contro il coronavirus. In queste ore arriverà al Senato il decreto Cura Italia, che stanzia 25 miliardi per far fronte all'emergenza. In mancanza di un accordo politico, per garantire un passaggio spedito e una veloce approvazione, per la prima il governo porrà la fiducia su un provvedimento contro la pandemia. Quindi, non ci sarà un voto bipartisan, malgrado le cabine di regia e gli incontri fra i leader del centrodestra e il premier Giuseppe Conte.

Finora il Parlamento aveva sempre risposto unito. Ai primi di marzo, ha approvato con voti trasversali sia il primo decreto varato per fra fronte all'emergenza sia lo scostamento dal deficit. Un mese dopo, l'atmosfera è cambiata. Sulle responsabilità c'è il solito rimpallo. Con la maggioranza che accusa l'opposizione di aver fatto proposte volutamente irricevibili e l'opposizione che ribatte di aver trovato solo porte chiuse di fronte a ogni richiesta. «Avevamo detto che non avremmo fatto ostruzionismo sul provvedimento - ha commentato il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo - ma la scelta di blindarlo con la fiducia fa comprendere che non ci sono i presupposti per una collaborazione».

Anche il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ha attaccato: «Non voteremo la fiducia al governo: come opposizione vogliamo collaborare, ma vediamo che non collaborano nemmeno all'interno della maggioranza». Dura anche il leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni: «con l'apposizione della fiducia sul decreto Cura Italia viene definitivamente smascherata la farsa della presunta volontà di condivisione da parte del governo Conte», ha detto in serata confermando che il clima si è deteriorato.

Il Cura Italia arriverà in Aula al Senato dopo uno sprint in commissione Bilancio, che ha un paio di giorni per esaminare qualche centinaio di emendamenti, malgrado molti di quelli di maggioranza siano stati trasformati in ordini del giorno e FdI abbia ritirato la gran pare dei suoi. Meno collaborativa la Lega, che ha chiesto di votare tutte le sue proposte di modifica. A snellire il lavoro ha contribuito lo «stralcio» degli emendamenti che miravano a introdurre misure per tutelare i medici di fronte cause legate alle cure dei malati di coronavirus.

Per non imbarcarsi in un dibattito del genere coi tempi stretti richiesti dall'approvazione del Cura Italia, le forze politiche hanno ritirato i loro emendamenti, trasformandoli in ordini del giorno. La questione verrà quindi affrontata in un contesto più ampio. Il governo, infatti, ha annunciato che aprirà sul tema un tavolo con maggioranza, opposizione, Regioni e le associazioni di categoria.

Intanto, la ministra della pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, esulta per l'approvazione di un emendamento, che rende i concorsi pubblici sprint e meno affollati. «Le singole amministrazioni - spiega - avranno la facoltà di introdurre requisiti specifici per scremare le presenze ai test di accesso, rendendoli più rapidi. La norma consente di semplificare e accelerare l'ingresso di nuove forze nel pubblico impiego». Se i tempi dettati dalla conferenza dei capigruppo verranno rispettati, nelle prossime ore il Cura Italia passerà dalla Commissione Bilancio all'Aula del Senato per la discussione generale. La fiducia dovrebbe essere posta giovedì.
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