Conte e gli attacchi all'Italia: solo propaganda elettorale. Con Parigi riparte il dialogo

Giovedì 14 Febbraio 2019 di Simone Canettieri e Francesca Pierantozzi
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Non si sarà sentito come Alcide De Gasperi alla conferenza di pace di Parigi («Tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me»), ma anche il premier Giuseppe Conte, al debutto martedì in assemblea plenaria a Strasburgo era consapevole di «entrare in una fossa di leoni». La piega che poi ha preso il dibattito - seppur in un'aula semideserta - ormai è nota.

LE CRITICHE
Gli insulti scomposti del leader dell'Alde, Guy Verhofstadt che lo ha accusato di essere un «burattino mosso da Salvini e Di Maio» offendendo, visto il contesto, un intero Paese; gli attacchi del vicepresidente della commissione Ue Jyrki Katainen, ma anche quelli del presidente del gruppo Ppe Manfred Weber, con il quale aveva avuto un colloquio riservato poco prima. Ritornato a Roma, Conte ha condiviso questo tipo di pensiero con i suoi collaboratori: «Chi mi ha attaccato lo ha fatto in una buona parte per la campagna elettorale, perché le elezioni sono alle porte e dunque hanno sfruttato questa vetrina». Ma i gruppi di Lega e M5S potevano evitare questi assalti frontali, comunque nell'aria, mettendo in campo un po' di diplomazia con i colleghi delle altre famiglie politiche? Da Palazzo Chigi sono convinti che comunque non sarebbe cambiato nulla. Anche se alcun lavoro di bonifica pare sia stato messo in piedi dai gialloverdi.

La faccia stupita di Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del parlamento in quota grillina, mentre Conte veniva bersagliato da Verhofstadt (alleato mancato del M5S), ne era la riprova. Ma appunto, come detto, in fin dei conti questo scenario era stato messo in conto. Ciò che invece ha «veramente sorpreso» il premier è stato l'atteggiamento degli europarlamentari del Pd. Dai banchi dei dem sono arrivate urla e insulti, e una parte di loro, raccontano a Palazzo Chigi, ha tentato alla fine anche di «boicottare» il saluto del presidente del Consiglio e l'intera delegazione italiana. «A parti inverse con Renzi non accadde», ricordano i vertici pentastellati. Rimane comunque - al di là dei toni da «bifolchi» come li chiama Salvini - il tema dell'isolamento dell'Italia in Europa. Il premier nega e dice che, appunto, si è trattato solo di «dialettica politica». Gli scogli rimangono, però. Se tra Emmanuel Macron e Sergio Mattarella la pace è fatta (tra i due, d'altra parte, non era difficile) per la riconciliazione ufficiale tra Italia e Francia, e il ritorno a palazzo Farnese dell'ambasciatore Christian Masset, bisognerà aspettare ancora qualche giorno.

I TEMPI
Ufficialmente la risposta resta: «Tornerà al momento opportuno». Dopo la telefonata dell'altra sera, all'Eliseo e al Quai d'Orsay sono comunque tornati i toni prudenti che avevano preceduto il comunicato di fuoco che annunciava il richiamo dell'ambasciatore, segno che la distensione è cominciata. I francesi vogliono però aspettare che i dossier bollenti aperti sui tavoli (in particolare Tv e latitanti italiani in Francia) comincino a raffreddarsi almeno di qualche grado prima di tornare alla normalità. Ieri una delegazione è stata ricevuta al ministero della Giustizia per discutere dell'estradizione degli ex terroristi residenti in Francia. Della Tav si discuterà soprattutto a Bruxelles. Entrambi i dossier saranno i banchi di prova della ripresa del dialogo. Intanto a Nizza (prima città italiana di Francia) domani a mezzogiorno si celebrerà l'amicizia italo-francese in place Garibaldi con una grande manifestazione. L'iniziativa transfrontaliera è stata voluta dal sindaco Christian Estrosi (ex ministro di Sarkozy) che ha chiesto ai partecipanti di venire armati dei due tricolori, «senza violenza e senza provocazioni: un messaggio forte perché niente potrà mai alterare l'amicizia tra Francia e Italia». Prove generali di disgelo.

Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio, 09:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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