Napoletano: «Sei anni di sofferenza per aver salvato un giornale sull'orlo del baratro editoriale»

Napoletano: «Ho salvato il giornale dal baratro. Una sofferenza ingiusta per sei anni»
di Mario Ajello
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Sabato 2 Marzo 2024, 20:21 - Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 13:30

Direttore Napoletano si aspettava questa sentenza di assoluzione «per non aver commesso il fatto»?
«È finita come doveva finire. Sei anni si sofferenza e di processo penale per avere salvato un giornale sull'orlo del baratro editoriale. Le due direzioni che mi hanno preceduto avevano fatto perdere al giornale il 30 per cento delle copie a prezzo pieno. Abbiamo recuperato più del 16 per cento in un solo anno. Questo è l'inizio della mia storia editoriale al Sole24Ore. La fine di questa storia editoriale è un primato digitale italiano che nessuno ha potuto mai mettere in discussione. Come gli atti del processo dimostrano in modo documentale. Un primato digitale, ci tengo a dirlo, conseguito dalla mia direzione editoriale insieme all'intera redazione del Sole24Ore».

Ma allora perché questo calvario?
«Si è voluto ostinatamente legare il mio nome ad azioni illecite di alcuni dirigenti della società alle quali io sono totalmente estraneo per loro stessa ammissione. Questa è una vicenda che non mi riguarda, come ho detto dal primo momento e come ripeterò sempre, e sulla quale altri nella società avrebbero dovuto vigilare. Quello che ho fatto è lavorare dalla mattina alla sera per perseguire un sistema editoriale multimediale molto innovativo, che ha dato risultati importanti, con copie tutte vendute, tutte pagate e tutte anche molto lette».

Esiste un giudice a Milano?
«Sì, assolutamente.

Ed è questa la mia più grande soddisfazione. Ciò non toglie che il danno che ho subito è enorme. Quando di una persona si mette in dubbio la dignità, questa persona e tutti i suoi familiari soffrono in maniera ingiusta. Questa sentenza non toglie quella sofferenza ma permette di andare avanti».

Qual è la morale personale e professionale di questa storia?
«È che non bisogna mai rinunciare a difendere la verità e non bisogna mai cedere al compromesso quando sono in gioco l'onore e la dignità».

E per quanto riguarda il giornalismo?
«La mia morale è molto semplice: metterci il massimo della passione e il massimo della creatività e fare un continuo sforzo organizzativo di innovazione. Perché prima viene la testa, prima vengono i contenuti e poi vengono il digitale e la tecnologia che sono un fantastico moltiplicatore di quella idea e di quel contenuto. Questi sono stati i pilastri del mio lavoro al Sole24ore, lo sono oggi al Quotidiano del Sud e lo saranno sempre».
 

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