Governo, la guerra del M5S. Ma Draghi non teme crisi: «L'esecutivo non è a rischio»

La linea del presidente del Consiglio: «Governiamo per aiutare gli italiani»

Governo, la guerra del M5S. Ma Draghi non teme crisi: «Non sono pericolosi»
di Alberto Gentili
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Martedì 3 Maggio 2022, 22:17 - Ultimo aggiornamento: 22:27

A furia di parlare di escalation militare in Ucraina, Giuseppe Conte la guerra l’ha portata in casa. Nelle ultime ventiquattr’ore il leader 5Stelle ha assestato tre bordate contro Mario Draghi, finendo per spedire in sala rianimazione il “campo largo” con il Pd che del premier è il più leale sostenitore. Conte lunedì ha fatto astenere i ministri grillini sul decreto-aiuti perché contrario al termovalorizatore di Roma. E ieri è andato alla carica, appunto, sull’Ucraina: «Draghi venga a riferire in Parlamento, ci spieghi prima di andare a Washington se siamo falchi o colombe». In più, ha attaccato a testa bassa l’ex capo della Bce “colpevole” di aver criticato il Superbonus del 110%, la creatura dei grillini.


Eppure, Draghi non si scompone. Né tantomeno si spaventa. Conferma di essere «un pochino dispiaciuto» per le bizze grilline, come aveva detto lunedì. E fonti autorevoli dell’esecutivo aggiungono: «Noi governiamo, affrontiamo le emergenze del Paese aiutando le famiglie e le imprese in difficoltà a causa del caro energia, come dimostra il decreto-aiuti. E si andrà avanti. Siamo molto tranquilli...». Traduzione: Conte fa manfrina, non è pericoloso e Draghi non ha intenzione di rincorrere nessuno. Anche perché «non c’è alcun voto in Parlamento che possa mettere a rischio il governo». 
E anche se vi fosse, questa è la convinzione del premier, Conte dribblerebbe la crisi. Con i parlamentari grillini aggrappati alle poltrone di Camera e Senato, l’ex avvocato del popolo non ha alcuna possibilità di strappare anche se ha rispolverato il populismo della prima ora ed è in competizione con Matteo Salvini nella gara dei “pacifinti” giallo-verdi. E con Salvini condivide l’obiettivo: risollevare le sorti dei rispettivi partiti, in calo nei sondaggi. Ma, appunto, senza strappare.
La prova? Le parole del braccio destro di Conte e vicepresidente del Movimento, Mario Turco: «Noi siamo convintamente dentro questo governo per le urgenze che l’esecutivo, con l’attuale maggioranza, dovrà affrontare. E continueremo a starci lottando per l’interesse dei cittadini e delle imprese». Insomma, partito di lotta e di governo. La fotocopia esatta della strategia salviniana. 

 

L’ESCALATION VERBALE

Ciò detto, la tensione monta. I 5Stelle definiscono «irricevibile» l’attacco di Draghi al Superbonus. E Conte fa sapere di essersi «sentito ricattato, insieme alla delegazione governativa e a tutto il Movimento», sulla questione del termovalorizzatore di Roma: «Il governo», intima, «deve spiegare questa scorrettezza gravissima e perché quella norma è stata inserita nel decreto», spianando «un’autostrada normativa» a favore del sindaco Roberto Gualtieri e di «un inceneritore che significa tecnologia obsoleta, fumi inquinanti, diossine».
Non solo. Giocando a tutto campo, il capo del Movimento va all’attacco, come si diceva, anche sul fronte della guerra in Ucraina. Dice “no” all’invio di armi pesanti a Kiev. Chiede polemico: «In che Paese viviamo? Vi pare una notizia il fatto di sollecitare che un premier vada in Parlamento prima di un viaggio importante come quello in programma a Washington o a Kiev? Draghi deve dirci se siamo falchi o colombe. Se stiamo andando nella direzione dei falchi che pensano di sconfiggere la Russia e mettono in conto un’escalation militare o nella direzione delle colombe per trovare una soluzione politica». La risposta da palazzo Chigi è un sorriso: «In Parlamento, Draghi già è andato. E ci tornerà quando sarà necessario». Come dire: nessuno insegue Conte.

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