La Guardia di Finanza potrà entrare nell'anagrafe dei conti correnti bancari

La Guardia di Finanza potrà entrare nell'anagrafe dei conti correnti bancari
di Luca Cifoni
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Mercoledì 14 Novembre 2018, 07:46 - Ultimo aggiornamento: 07:47

La Guardia di Finanza avrà accesso all'anagrafe dei conti correnti, con l'obiettivo specifico di andare a caccia delle medie aziende in perdita sistemica. La novità è contenuta in uno degli emendamenti al decreto fiscale attualmente all'esame del Senato, firmati dal relatore Emiliano Fenu (M5S); fa parte quindi di un pacchetto di proposte di modifica che hanno la quasi certezza di essere approvate dal Parlamento. Tra le altre, c'è anche un ampliamento della dichiarazione integrativa speciale, il controverso condono previsto dall'articolo 9 del provvedimento.

COME FUNZIONA
L'archivio dei rapporti con gli operatori finanziari, all'interno dell'Anagrafe tributaria, era stato regolamentato dal decreto salva-Italia del governo Monti. Le banche hanno l'obbligo di comunicare su base annuale e mensile i dati relativi ai conti correnti e ad altri tipi di rapporti: più precisamente aperture, cessazioni, saldi e movimenti. Informazioni che a partire dal 2012 possono essere utilizzate dall'Agenzia delle Entrate per mettere a punto liste selettive di contribuenti a rischio di evasione. Il processo quindi è in qualche modo inverso a quello previsto quando la magistratura a seguito di un'indagine vuole acquisire notizie su determinate attività finanziarie; in questo caso si parte invece dai conti correnti e da possibili dati sospetti per selezionare contribuenti da sottoporre ad accertamento.

Con l'emendamento la possibilità di utilizzare le informazioni sarà allargata anche alla Guardia di Finanza, pur se «in coordinamento» con l'Agenzia delle Entrate. Un'arma in più per le Fiamme Gialle, che secondo il testo della proposta dovrebbero utilizzarla per una finalità specifica, ovvero realizzare piani di intervento basati su analisi di rischio relative ad una particolare categoria di contribuenti: le imprese di medie dimensioni (non sono sottoposte né gli indici sintetici di affidabilità, i vecchi studi di settore, né al tutoraggio riservato alle grandi imprese) e soprattutto quelle che presentano dichiarazioni in perdita per più di un'annualità senza apparenti ragioni.
Ulteriori poteri d'indagine saranno poi concessi alla Guardia di Finanza attraverso l'accesso ad altre informazioni: quelle che l'Agenzia delle Entrate ottiene per legge dalle aziende multinazionali a proposito degli utili e dei ricavi Paese per Paese oppure riceve nello scambio automatico con le autorità di altri Stati. Per questo obiettivo dovrà essere stipulata un'apposita convenzione tra le due strutture: va ricordato che da poche settimane alla guida dell'Agenzia delle Entrate è arrivato proprio un generale delle Fiamme Gialle.

IL CONDONO ALLARGATO
Un altro emendamento importante interviene sulla dichiarazione integrativa speciale, allargandone la portata. Nella versione originaria del testo il condono era riservato alle dichiarazioni presentate entro il 31 ottobre 2017. Ora sarà possibile integrare, sempre nei limiti del 30 per cento aggiuntivo e di 100 mila euro per annualità, anche quelle tardive relative agli anni precedenti al 2017 presentate entro i 90 giorni successivi. Infine in caso di definizione agevolata delle controversie (un'altra sanatoria offerta dal decreto) il contribuente potrà sfruttare questa opzione anche in caso di accoglimento parziale del ricorso o di soccombenza ripartita con l'Agenzia delle Entrate.
 

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