Grillo, «Onorato va trattato bene»: le chat che inguaiano il fondatore del M5S

`Dopo Patuanelli e Toninelli, nelle carte anche Buffagni e diversi parlamentari

Grillo, «Onorato va trattato bene»: le chat che inguaiano il fondatore del M5S
di Claudia Guasco
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Venerdì 21 Gennaio 2022, 07:16 - Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 08:41

Voleva diventare il re dei trasporti marittimi, finché un gigantesco indebitamento ha fatto colare a picco la sua flotta. Ma Vincenzo Onorato, proprietario di Moby che nel 2011 attraverso Cin ha comprato Tirrenia, non è un uomo che si arrende facilmente. Se mancano le risorse finanziarie, c'è sempre la politica che può dare una mano. In particolare l'amico di vecchia data Beppe Grillo, fondatore del M5S: «Questo dobbiamo trattarlo bene», dice di Onorato. È uno dei contenuti delle chat acquisite dalla Procura di Milano e al centro dell'inchiesta per traffico di influenze illecite. A scrivere è Grillo, che in numerosi messaggi come questo sensibilizza i parlamentari e i ministri Cinquestelle direttamente coinvolti nelle questioni normative ed economiche dell'armatore.

Grillo-Moby, 12 messaggi «rilevanti». Nelle chat spunta anche Patuanelli

«Mediazione illecita»

Tra i destinatari ci sono una quindicina di parlamentari, ma soprattutto ministri come l'ex titolare dei Trasporti Danilo Toninelli, l'ex numero uno dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (oggi alla guida del dicastero delle Politiche agricole) e l'allora suo vice Stefano Buffagni, nessuno dei quali è indagato. Due parlamentari lasciano: la senatrice Evangelista e il deputato Marino. Non ci sono state pressioni, replicano i diretti interessati precisando peraltro di avere lasciato cadere le istanze dell'armatore. Ma le chat, secondo la Procura, non lasciano margine di dubbio: «Fanno ritenere illecita la mediazione operata» dal leader del Movimento, «in quanto finalizzata a orientare l'azione dei pubblici ufficiali in senso favorevole agli interessi del gruppo Moby», scrivono i pm nel decreto di perquisizione eseguito dalla guardia di finanza. E proprio per questo motivo non hanno sequestrato il telefono di Grillo, perché ritengono che a corroborare l'accusa siano sufficienti i messaggi estratti (inserendo alcune parole chiave) dai faldoni arrivati da Firenze sulla fondazione Open di Matteo Renzi. Anche presso quest'ultima, stando alle indagini, l'armatore avrebbe cercato sponda. Da un'informativa della finanza finita agli atti dell'inchiesta chiusa di recente dalla Procura fiorentina emerge che tra novembre 2015 e luglio 2016 siano stati versati 300 mila euro a Open, sia da Onorato sia dalla spa di cui era presidente. Denaro, secondo i pm, finalizzato a cementare i rapporti con alcuni esponenti del Pd, tra cui l'onorevole Luca Lotti, che avrebbero potuto favorire gli interessi del gruppo. Alle donazioni, rilevano gli investigatori, avrebbero fatto seguito alcune comunicazioni tra Onorato e Lotti in materia di provvedimenti legislativi riguardanti le imprese marittime. L'armatore, in particolare, avrebbe chiesto un emendamento suggerendone il testo: venne approvato pressoché uguale. Nel 2017, stando a quanto trapela dall'inchiesta milanese, a sostenere le istanze di Onorato scende in campo Grillo. Ma è nel 2018, quanto il gruppo entra in crisi, che il fondatore del Movimento viene reclutato con un contratto: 240 mila euro per due anni, formalmente per fare pubblicità a Moby sul blog, in realtà - è l'accusa - per indirizzare via chat i «parlamentari in carica» del suo schieramento, con l'obiettivo di pilotare le decisioni della politica a vantaggio della compagnia.

Ricorso al Riesame

I dossier riguardano direttamente il governo Conte, chiamato a decidere sugli sgravi fiscali destinati al settore, il ministero dei Trasporti di Danilo Toninelli e quello dello Sviluppo economico (Mise), retto tra il 2018 e il 2020 da Luigi Di Maio prima e Patuanelli poi, con Stefano Buffagni alla poltrona di viceministro. È il Mise, nell'aprile 2020, ad autorizzare i commissari straordinari di Tirrenia a sottoscrivere l'accordo con la Cin, controllata del gruppo Moby, e qualche mese dopo c'è il rinnovo della convenzione fra lo Stato e la compagnia di navigazione. Che Toninelli aveva osteggiato: «In merito alla questione Moby sono state diffuse menzogne sul mio conto - afferma ora - Durante l'incarico da ministro avrei prorogato la concessione per i servizi di collegamento marittimo in regime di pubblico servizio con le isole maggiori e minori. La notizia è palesemente falsa poiché la suddetta convenzione, all'articolo 4, specifica la sua durata dal 18 luglio 2012 al 18 luglio 2020. Pertanto la scadenza della sua vigenza risulta di quasi un anno successiva al termine del mio incarico da ministro, risalente al mese di settembre 2019». Intanto i legali di alcuni collaboratori di Grillo e Onorato perquisiti tre giorni fa stanno valutando un probabile ricorso al Tribunale del riesame. Un'eventuale impugnazione del provvedimento firmato dal pm Cristiana Roveda e dall'aggiunto Maurizio Romanelli consentirebbe una prima discovery di tutte le carte in mano all'accusa.
 

 

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