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Grillo e Casaleggio, divorzio per soldi: l’illusione a cinque stelle finisce in una Dc-bonsai

Grillo e Casaleggio, divorzio per soldi: l illusione a cinque stelle finisce in una Dc-bonsai
di Mario Ajello
4 Minuti di Lettura
Sabato 24 Aprile 2021, 06:59

Avanti senza padri. Niente più Casaleggio senior, la cui memoria nel quinto anniversario della morte i grillini hanno snobbato platealmente (a parte la Raggi e Dibba che però è ormai fuori dal movimento). Niente più Grillo, nel senso che all'Elevato è stato tolto lo scettro morale - causa video maschilista e familista - dalle sue creature politiche, lui li chiama «i miracolati», i quali ha rotto il totem dell'infallibilità di Beppe e lo trattano come un simpatico, neanche più tanto, pasticcione sempre meno servibile al tempo del partitismo di Conte. Non certo un visionario rousseauiano ma un democristianoide sudista. E non sarà un padre, ma è figlio di suo padre Gianroberto, il Davide costretto a divorziare da M5S, perché lui vuole i soldi e quelli non pagano, e s'è ridotto a chiedere agli ex fratelli: «Che fate, mi cacciate?». Risposta corale: «Sì».

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RADICI
Lo strappo delle radici del movimento, e da chi le rappresentava, è compiuto. Il ciaone a Davide è un ciaone a Rousseau nel senso anche di Jean Jacques a cui è intitolata la piattaforma informatica della Casaleggio Associati. Cioè un commiato («Rousseau cadrà presto in eterno oblio», diceva il suo nemico Voltaire e finalmente ci ha azzeccato) nei confronti del mito della democrazia diretta presa in prestito dal filosofo ginevrino e dalla sua teoria del buon selvaggio che tradotto in grillesco ha voluto significare: sventriamo il Parlamento come fosse una scatoletta di tonno. Il che non è avvenuto (nella scatoletta vogliono restarci ad oltranza) e in generale l'abiura a tutto ciò che in questi dieci anni è stato M5S si è compiuta prima nei contenuti (l'uno vale uno non esiste più nel partito degli ottimati: Di Maio e pochi altri con Conte calato dall'alto) e ora nelle persone. Grillo ha cercato fino all'ultimo di salvare Davide, se non altro per affetto verso il compianto genitore, ma lo stesso Beppe ha perso peso e autorità presso i suoi. Il vecchio zio un po' così: ecco come lo guardano. Temendo la zampata finale: non è che poi quello arruola Dibba e la Raggi e con Casaleggio jr. fa un movimento contro di noi?


Lo strappo dai propri cari significa l'approdo, tardivo, alla consapevolezza che la democrazia digitale, delle piattaforme internettiane, del popolo che non delega più e rappresenta direttamente se stesso con un clic, era un falso. Ma siccome la storia insegna soltanto che nessuno impara dalla storia, eccoli di nuovo i grillini semi-liberi da Grillo e liberi da Casaleggio che vorrebbero maneggiare nuovi sistemi informatici sostitutivi di Rousseau. Ma fallaci quanto quello. Il primo tentativo di voto con Google Form, l'altro giorno, è stato annullato perché i voti risultavano visibili nel corso del procedimento. Si ricomincia con un passo falso? Si ricade da dove si cerca di fuggire?

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Dopo Rousseau, l'ultima spiaggia si chiama Conte. E il ripudio di quello che era il principio vigente in questi anni, così sintetizzato due anni fa da Davide: «La vecchia partitocrazia è come Blockbuster, noi siamo come Netflix. Il futuro è nella Rete. Noi non siamo come i partiti tradizionali». Errato, proprio come quelli hanno deciso di voler essere.
IL MAI AMATO
In realtà Davide era tollerato e non amato dai grillini, stava lì perché figlio ed erede, proprietario delle chiavi di accesso al movimento ma vissuto come un ufficiale delle imposte. A cui si era costretti a pagare l'obolo di 300 euro (per un sistema web mal funzionante) ma nessuno li ha mai pagati. Quando quello ha preteso i crediti, quasi mezzo milione di euro, quelli gli hanno detto ciò che hanno sempre pensato di lui: perché non smammi? E così è finita un'epopea che forse era già morta mentre moriva Gianroberto, portandosi sul Pianeta di Gaia i suoi sogni palingenetici che qui sotto, tra i 5 stelle, non sono niente più che il passato di un'illusione.

 

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