Green pass per spingere le terze dosi: il pressing delle Regioni

Lazio e Lombardia in prima linea: la Carta va legata alla nuova iniezione

Il pressing delle Regioni: l arma del Green pass per spingere le terze dosi
di Mauro Evangelisti
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Domenica 7 Novembre 2021, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 09:22

Il governo si appresta ad abbassare l’età minima per le terze dosi. Nel giro di poche settimane si aprirà ai cinquantenni mentre si attende il pronunciamento di Ema e Aifa su Pfizer per cominciare anche le vaccinazioni anti Covid dei bambini della classe di età 5-11 anni. Ma sulla terza iniezione la velocità è moderata: solo il 35 per cento di over 60, operatori sanitari e fragili (immunizzati da più di sei mesi) si sono presentati per il richiamo. Significa che si sta ampliando, giorno dopo giorno, la platea di persone con una protezione ridotta, perché mano a mano che le settimane passano, cresce il numero di coloro che hanno ricevuto la seconda dose più di sei mesi prima.

Se si guarda l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità si nota che un problema, sia pure non enorme, esiste: la curva dei contagi tra medici e infermieri, i primi ad essere stati vaccinati, è tornata a salire, nonostante siano tutti vaccinati visto che per loro c’è l’obbligo (ma la terza dose è su base volontaria). Di fronte al timore di affrontare l’inverno e l’ondata di contagi che arriva da Est, con un numero elevato di italiani che hanno una protezione ridotta, dalle Regioni c’è chi spinge per provvedimenti più incisivi.

 

OBIETTIVI

Ad esempio Guido Bertolaso, coordinatore della campagna vaccinale in Lombardia, durante il convegno “Lotta al Covid: Italia e Israele a confronto”, organizzato l’altro giorno a Roma dall’Ambasciata israeliana, ha spiegato che secondo lui bisognerà fare in modo che la terza dose sia una condizione per ottenere il Green pass. «I numeri ci dicono che solo il vaccino mette sotto controllo il Covid e la terza dose serve a ridurre il rischio ricoveri» ha detto. Anche il Lazio chiede scelte più incisive per convincere gli italiani che è necessario rinnovare la protezione del vaccino dopo sei mesi. L’altro giorno l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato, ne ha parlato con il commissario per l’emergenza, il generale Francesco Figliuolo, che si è dimostrato interessato. Gli ha proposto di istituire un “Green pass” intelligente: quando il Qr-code passa sotto il lettore, invece del tradizionale colore verde, deve comparire il giallo, che avverte il cittadino che è urgente rinforzare lo “scudo” con la terza dose.

 

STRATEGIA

Per ora il ministro della Salute, Roberto Speranza, dice che bisogna mantenere le scelte già fatte: sistema dei colori per eventuali chiusure, legate dunque all’aumento dei contagi, e durata di un anno del Green pass. Dice il ministro: «In una fase di recrudescenza del virus come quella a cui stiamo assistendo a livello europeo in questo momento, è giusto accelerare sulla somministrazione dei richiami. La strategia del governo italiano va in questa direzione. Sono state superate le 2 milioni di terze dosi somministrate». La campagna vaccinale, appena sarà possibile dopo l’autorizzazione di Ema e Aifa, punterà anche a proteggere la fascia di età 5-11 anni.

Avverte Elena Bozzola, segretario nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) e dirigente medico dell’ospedale Bambino Gesù di Roma: «Purtroppo i casi gravi fra i bambini ci sono. Riguardano in particolare quelli con patologie secondarie, ma ci è capitato di vedere anche bimbi descritti come perfettamente sani finire in ospedale. I reparti si stanno riempendo, anche se c’è ancora posto. Ci sono stati tanti casi di bimbi con Covid che poi accedono in terapia intensiva perché si tratta di una patologia che può alterare il loro stato clinico. Auspichiamo per gli under 12 che vi sia un vaccino anti Covid in tempi rapidi». Anche ieri la curva dei contagi è salita: 6.764 nuovi casi, 46 ricoveri in più, 31 decessi.

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