Proroga Green pass, il governo prepara l’obbligo fino a luglio

Prime ipotesi in vista della scadenza del 31 dicembre: estensione legata ai contagi

Pass, si studia la proroga con il modello francese: obbligo fino all estate
di Francesco Malfetano
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Giovedì 28 Ottobre 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 13:42

Mancano poco più di due mesi al 31 dicembre, ma man mano che la data si avvicina, aumentano anche riflessioni e interlocuzioni sulla futura gestione della pandemia. A fine anno infatti, ultimi decreti alla mano, sono in scadenza sia lo stato di emergenza che l’uso esteso del Green pass. I due strumenti però sono considerati alla stregua di «due binari paralleli», trapela da ambienti governativi, e quindi non legati dal medesimo destino. Se però della prima - già rinnovata più volte e salvo interventi legislativi estendibile solo fino al 31 gennaio - si proverà fino all’ultimo a farne a meno, per l’obbligo di esibire il Qr code sul posto di lavoro la faccenda è più complessa.

Sul tavolo le ipotesi principali sono già due: un’estensione fino a primavera dello strumento così com’è, oppure l’estensione fino all’inizio dell’estate (attorno a maggio) con l’obiettivo di modularne via via una minore applicazione, lasciandolo obbligatorio per sempre meno categorie professionali. Una sorta di calendario a tappe simile a quello che è stato utilizzato nella prima metà di quest’anno per le riaperture. Un’ipotesi, quest’ultima, che parte dalla Francia. Al di là delle Alpi infatti l’Assemblea Nazionale ha approvato l’estensione dello stato di emergenza sanitaria fino al 31 luglio 2022 e sancisce che fino ad allora resterà in vigore l’uso del Green pass.

LO STATUS

L’ipotesi italiana slega però i due provvedimenti, principalmente perché un’ulteriore estensione dello status rischierebbe di inasprire le fibrillazioni politiche e sociali che già ora continuano a crescere («Da alcune ore su Telegram si è scatenato il mondo dei no Green pass, ci sono i miei numeri di telefono, la mia email, si parla di decapitazione» ha denunciato ieri il sindaco di Milano Beppe Sala, accusato per aver chiesto la smobilitazione delle manifestazioni dei giorni scorsi). Uno scenario che è meglio evitare a ridosso delle elezioni del nuovo presidente della Repubblica. 

Tant’è che a Palazzo Chigi si inizia a ragionare su come poter dar seguito ad alcune delle strutture che basano la propria attività sullo status e che dal 31 dicembre non potrebbero più operare, come il Comitato tecnico scientifico. Al suo posto però potrebbe nascere comitato consultivo composto da advisor, degli esperti (un po’ come il Cts appunto), a disposizione del premier Mario Draghi e dei ministeri in caso di necessità. In ogni caso, tanto per lo stato d’emergenza quanto per i tempi entro cui incardinare l’uso del Green pass, «siamo in una fase chiaramente interlocutoria» spiegano le stesse fonti vicine al governo, «ma nessuna ipotesi è esclusa». A guidare la scelta infatti sarà l’impatto della pandemia su contagi e ospedalizzazioni, e quindi si ritiene sia presto per decidere.


LE TERZE DOSI
 

Una cautela che lascia come unica certezza la proroga dell’uso del Green pass per una parte del 2022. Anche perché, si ragiona al ministero della Salute, far passare il messaggio che dal 31 dicembre il Qr code obbligatorio sarà solo un ricordo finirebbe con avere un impatto sulle poche prime dosi che si stanno somministrando. Al punto che l’obiettivo del 90% degli immunizzati «a cui siamo vicini» come sottolineato ieri dal commissario Figliuolo, ai ritmi attuali (siamo all’86%) sarà raggiunto non prima di fine dicembre, in ritardo sulle previsioni delle scorse settimane. Per di più la campagna di vaccinazione anti-Covid, specie prendendo in considerazione le terze dosi, è tutt’altro che esaurita.

Anzi rischia di prorogarsi ancora a lungo. Se gli attesi studi sul calo della copertura anticorpale post-vaccino dovessero confermarla infatti, bisognerà essere in grado di rivaccinare oltre 45 milioni di cittadini. Tant’è che è già partito il valzer per chi dovrà ricevere prima il richiamo. «Ho richiesto che dopo gli 80enni, cioè quelli più fragili, siano ancora una volta gli insegnanti ad avere la priorità assoluta per la terza dose» ha spiegato ad esempio ieri il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Un’appendice della campagna vaccinale che, specie se il richiamo finirà con l’essere obbligatorio, difficilmente potrà essere ricondotta ai soli canali ordinari. 

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