Green pass obbligatorio in azienda da venerdì 15 ottobre: le regole da seguire e i nodi da sciogliere)

Dal 15 ottobre la certificazione verde sarà obbligatoria per tutti i lavoratori. Il punto sulle regole da seguire

Green pass obbligatorio in azienda da venerdì 15 ottobre: le regole da seguire e i nodi da sciogliere
di Cristiana Mangani
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Venerdì 8 Ottobre 2021, 14:31 - Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre, 11:41

Il conto alla rovescia è cominciato, dal 15 ottobre sarà obbligatorio esibire il Green pass sui luoghi di lavoro pubblici e privati, come previsto dal decreto del 17 settembre. Dopo i ristoranti, i musei, i treni e gli aerei, la Certificazione verde verrà estesa a tutte le aziende. E il provvedimento durerà almeno fino al 31 dicembre, quando è prevista la scadenza dello stato di emergenza. Ma come ogni cambiamento importante anche questo creerà non poche difficoltà organizzative e di privacy perché riguarderà 23 milioni di italiani, di cui 14 milioni e 700mila impiegati nel settore privato. Si stima, poi, che il 10-15% dei dipendenti non sia vaccinato.

Il decreto che lo introduce deve essere ancora convertito in legge. E fino al 15 ottobre sarà possibile presentare emendamenti. Al momento sono in corso le audizioni in commissione Affari costituzionali al Senato. Mentre Associazioni delle imprese, avvocati del lavoro, medici competenti segnalano alcune criticità legate all’applicazione delle nuove norme.

Green pass obbligatorio: le regole da seguire

Le regole per ottenerlo restano le stesse: bisognerà avere effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni, oppure si dovrà essere risultati negativi a un tampone molecolare effettuato entro 72 ore, o a un tampone antigenico rapido fatto nelle 48 ore precedenti. Varrà anche essere guariti dal Covid negli ultimi sei mesi. Sono esenti dall'obbligo tutti coloro che, per questioni di salute, non hanno potuto vaccinarsi. Il governo ha siglato un accordo con l'ordine dei farmacisti per garantire un prezzo calmierato per l'esecuzione dei tamponi rapidi: 15 euro per gli adulti, 8 per i minorenni. Ma è anche questo un tema molto discusso perché bisognerà valutare chi dovrà spendere i soldi per effettuare l'analisi. Le associazioni delle imprese stanno consigliando ai loro associati di non pagare i tamponi ai dipendenti. Resta il fatto che potrebbe essere conveniente per le aziende pagare il tampone per evitare che il dipendente si assenti.

I controlli delle aziende

Nel decreto che impone la Certificazione verde sui posti di lavoro all'articolo 3 è stabilito in che modo le aziende dovranno organizzarsi «per definire le modalità operative per effettuare i controlli e individuare i soggetti incaricati dell’accertamento». I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. Secondo Confartigianato, però, la norma non sarebbe sufficientemente chiara nell’escludere responsabilità del datore di lavoro nel momento in cui si venisse a creare un focolaio in azienda generato da un dipendente non controllato. Quando un datore di lavoro “scopre” un dipendente senza Green pass è tenuto dal decreto a fare una segnalazione in prefettura (oltre a sospendere il lavoratore senza stipendio, con una multa da 600 a 1.500 euro). Il datore di lavoro si troverebbero così a vestire i panni del funzionario di pubblica sicurezza. Cosa che le aziende non vedono di buon occhio. Dal punto di vista del lavoratore, infine, l’ingresso abusivo senza green pass può portare a sanzioni disciplinari serie. Nei casi più gravi non si può escludere il licenziamento.

Le sanzioni

Le sanzioni per chi accede senza green pass vanno dai 600 a 1.500 euro, mentre per il datore di lavoro che non controlla si va da 400 a 1.000 euro. Come si farà a controllare ogni giorno tutti i dipendenti? Si parla di verifica “a campione”, ma se con l'introduzione dell'obbligo si vuole escludere i rischi di contagi, i controlli dovranno essere generali e non a caso. Inoltre, esiste un problema di privacy, perché il dipendente non avrà l'obbligo di dire se si è vaccinato o si è sottoposto a tampone e, dunque, quanto durerà il suo green pass. Questo obbligherà le aziende a fare verifiche quotidiane. E resta il nodo dei tanti non vaccinati che si starebbero, comunque, affrettando a immunizzarsi per evitare conseguenze più gravi.

L'app da Palazzo Chigi per i controlli

A questo proposito, Palazzo Chigi, dal suo account twitter rilancia l’applicazione creata per i controlli: «Certificazione verde: come riconoscere facilmente quella autentica», è il tweet della presidenza del Consiglio che, in una breve infografica, spiega come funziona l’applicazione. Una applicazione che si chiama “Verifica c19”, opera attraverso la scansione del Qr Code del Green pass, è gratuita, è stata sviluppata dal ministero della Salute tramite Sogei. I cittadini potranno mostrare il documento che certifica la vaccinazione o il tampone negativo sia in versione cartacea che digitale. La app VerificaC19 potrà essere utilizzata solo dai soggetti "verificatori", ovvero chi è deputato al controllo. Durante le verifiche, l'addetto potrà chiedere anche di esibire un documento di identità in corso di validità ai fini della verifica di corrispondenza dei dati anagrafici presenti nel documento con quelli visualizzati dalla app. Tutti i dati sensibili contenuti nel Green pass non saranno memorizzati dalla app nel rispetto della privacy.

Chi sono gli operatori che possono verificare la Certificazione

- I pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni.

- Il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi iscritto nell’elenco di cui all’articolo 3, comma 8, della legge 15 luglio 2009, n. 94.

- I soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

- Il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

 - I gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso alle quali in qualità di visitatori sia prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

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