CRISI DI GOVERNO

Governo, Pd-M5S: Conte sblocca ma intesa in bilico su Di Maio vicepremier e voto su Rousseau

Martedì 27 Agosto 2019
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Governo, le delegazioni Pd e M5S

Prima lo sblocco della trattativa per il governo giallorosso. Poi la frenata, dopo il ritorno alla carica di Luigi Di Maio per mantenere il ruolo di vicepremier che il Pd vorrebbe solo per un suo uomo. A caricare di tensione la partita si aggiunge la decisione dei 5 stelle di chiedere il gradimento della base al governo M5s-Pd tramite il voto online sulla piattaforma Rousseau. Solo dopo il conferimento dell'incarico a Conte. Tritolo puro che carica la notte di tensione. Non è ancora finita, dunque, e l'intesa non potrà che essere siglata solo all'ultimo momento, poco prima della salita al Quirinale delle delegazioni Pd e dei 5 stelle. Il premier uscente Giuseppe Conte era riuscito a sbloccare la situazione gettando acqua sul fuoco delle accuse contro Luigi di Maio di avere brama di poltrone. «Di Maio non ha mai chiesto il ministero dell'Interno» sottolinea nel pomeriggio il premier, al quale, solo poche ore prima, i Dem avevano chiesto di condurre in prima persona la trattativa.

Ma nella notte tutto torna al punto di partenza, in un estenuante gioco dell'oca. Luigi Di Maio non vuole rinunciare alla carica di vicepremier. E a questo punto «solo con l'ok degli iscritti il M5S supporterà il nuovo esecutivo», avverte il leader alzando nuovamente la posta nella trattativa. Così anche al Nazareno le posizioni si irrigidiscono. «Rischia di saltare tutto, perché Luigi Di Maio è tornato a rivendicare la vicepresidenza del Consiglio», affermano fonti Dem secondo le quali, complice anche la scelta della votazione online, il nuovo incontro sul programma previsto in mattinata tra le due delegazioni rischia di essere cancellato. Conte entrerà ufficialmente in campo solo dopo aver avuto l'incarico dal presidente Mattarella, ma con la spada di Damocle della consultazione online e con una base M5S ancora in rivolta per l'abbraccio con i Dem. Per ora a condurre il difficile dialogo restano Di Maio e il segretario Pd Nicola Zingaretti. E il nodo era e rimane quello del vicepremier. Il Pd considera Conte come esponente 5S e vorrebbe un vicepremier unico, in quota Dem. Il M5S mira a ripetere lo schema giallo-verde: un premier-garante e due vice. Con una terza ipotesi: che alla fine le due parti convergano su un presidente del Consiglio e nessun vice.

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Le stoccate arrivate dai Dem al capo politico, dopo il vertice notturno di 4 ore, riguardano infatti più il ruolo di vice al quale mira Di Maio che quello di successore di Salvini. «È impossibile uno schema con Di Maio vicepremier», avverte Andrea Marcucci. Per Di Maio scatta il campanello d'allarme. Qualcuno, tra i «filo-Dem» nel Movimento, comincia a temere che l'accordo deflagri. «Concentriamoci sui temi», è l'invito che Carla Ruocco rivolge al capo politico in vista dell'assemblea notturna dei gruppi.

Alla Camera, a cavallo dell'ora di pranzo, cominciano ad arrivare alla spicciolata gli esponenti 5 Stelle per una riunione informale con i capigruppo Stefano Patuanelli e D'Uva, che poi si recano a Palazzo Chigi per incontrare Di Maio. È il momento più delicato della trattativa. E non a caso, in diretta facebook, Matteo Salvini sibila: «M5S e Pd litigano sulle poltrone, come nella Prima Repubblica». È a quel punto che lo stallo si sblocca. Con una e più telefonate tra Conte e Zingaretti, che chiede garanzie sulla «presenza» del premier nella trattativa. Una trattativa che, sebbene ancora in maniera ufficiosa, ormai sembra contemplare senza più troppe ombre la presenza di Conte a Palazzo Chigi. E nella sala Siani di Montecitorio tornano a riunirsi, questa volta con tanto di photo-op, le delegazioni Pd e M5S, guidate dai capogruppo, per iniziare a lavorare su un documento comune. «Ô stata una riunione serena, abbiamo approfondito i punti per una base comune programmatica», sottolinea il Pd. «C'è stato un buon clima, ma non abbiamo parlato di nomi», aggiunge Stefano Patuanelli. Ponendo l'accento su un punto: «Il nostro capo politico è Di Maio e si parla con lui». Parole che suonano come un avvertimento al Pd, ma forse anche ad una certa parte del Movimento: il leader del M5S non è Conte ma Di Maio. Intanto, al Colle iniziano le consultazioni, con Leu e anche Civica Popolare che ribadiscono il loro sì al governo. Domani toccherà ai big e, se la trattativa Pd-M5S si concluderà positivamente, nonostante i continui «stop and go», Mattarella incaricherà Conte tra mercoledì sera e giovedì, lasciandogli un certo margine per continuare a lavorare su programma e squadra di governo. Ma nelle prossime ore, per suggellare la schiarita Pd-M5S forse servirà un nuovo vertice tra Zingaretti e Di Maio. Del resto entrambi i leader devono ancora sciogliere gli ultimi dubbi personali e superare le pressioni interne. «Dal Pd nulla su Benetton e Malagò», tuona non a caso Alessandro Di Battista, forse tra i più strenui nemici dell'abbraccio del Movimento al Pd.

LA GIORNATA
Una riunione "serena" l'ultima della trattativa M5S-Pd per il governo dopo lo stop e il botta e risposta sulle richieste di ministeri. «È stata una riunione serena, abbiamo approfondito i punti per una base comune programmatica», hanno detto i capigruppo del Pd in Parlamento Graziano Delrio e Andrea Marcucci e la vicesegretaria del partito Paola de Micheli al termine dell'incontro fra le delegazioni Pd e M5s che si è svolto in una sala di Montecitorio. Stesse comunicazioni da parte del M5S: «Non abbiamo parlato di nomi - ha spiegato Stefano Patuanelli - continuiamo domani». 

Ma Palazzo Chigi deve intervenire per garantire che, in presenza di Conte, Di Maio non ha mai chiesto per sé il Viminale. Il no resta però il ruolo di vicepremier per il capo del M5s che i Dem annunciano di non poter accettare, mentre confermano il sì al Conte-bis. Per il premier uscente, arriva intanto l'endorsement del presidente americano Trump: «Ha rappresentato l'Italia in modo energico al G7. Ama il suo Paese grandemente e lavora bene con gli Usa. Un uomo molto talentuoso che spero resti primo ministro!', twitta. Al via, intanto, il secondo giro di consultazioni al Colle con i presidenti delle Camere. I mercati credono nel governo: spread a 182, i minimi da un mese, e Piazza Affari migliore d'Europa.

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Lo stallo sbloccato da Conte. Giuseppe Conte interviene sullo stallo M5S-Pd. E la trattativa che rischiava di saltare si riavvia. «In presenza del presidente del Consiglio non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, nè dal Movimento 5 Stelle nè da Di Maio stesso». Questo il testo della precisazione di Palazzo Chigi in merito alla trattativa per la formazione di un nuovo Governo tra grillini e dem che mette formalmente all'angolo il vicepremier uscente Luigi Di Maio. Si apprende anche che in giornata Giuseppe Conte e il segretario del Pd Nicola Zingaretti hanno avuto diversi contatti per fare il punto della situazione.​

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Pd: inziato vertice tra capigruppo. È cominciato ora a Montecitorio l'incontro tra le delegazioni M5S e Pd per lavorare sui temi di un accordo di governo. Alla riunione partecipano i capigruppo alla Camera e al Senato dei due schieramenti, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli per il M5s e Graziano Delrio é Andrea Marcucci per i dem. Con loro i vicepresidenti dei gruppi M5s Francesco Silvestri e Gianluca Perilli e la vicesegretario del Pd Paola De Micheli e il coordinatore della segreteria Andrea Martella. «Finalmente abbiamo riaperto il tavolo dl programma». Lo dice Andrea Marcucci all'uscita dal Nazareno con Graziano Delrio. Ma aggiunge un fatto importante: «Lo schema con Di Maio vicepremier non è possibile». «Le due delegazioni lavorano a un documento condiviso». Lo comunica il M5S in una nota.
 

«Devono dire di sì a Conte, altrimenti inutile vedersi, sono stanco dei giochini», aveva tuonato Luigi Di Maio ai suoi lunedì sera dopo il vertice con il Pd. Ma da fonti dem era stato riferito che l'accordo di governo rischiava di saltare per le ambizioni personali di Luigi Di Maio «che vuole fare il ministro dell'Interno e il vicepremier». Ecco il vero motivo dell'ultimatum.

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Tanto che anche Graziano Delrio aveva chiesto «qualcuno prenda in mano la situazione» e il messaggio dal Pd sembra rivolto proprio a Giuseppe Conte per sbloccare lo stallo che da stamani, con il diktat di Luigi Di Maio, aveva messo a forte rischio la trattativa con il M5S. «Colpa della sua ambizione», accusano i dem, secondo i quali vorrebbe essere ministro dell'Interno. L'incontro che avrebbe dovuto tenersi alle 11 è saltato per volontà dei cinquestelle, «con una telefonata da Palazzo Chigi», sottolinea il Pd.

E sempre nel pomeriggio al via la cabina di regia al Pd con il segretario Zingaretti, il presidente del partito Paolo Gentiloni, i due vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli, i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio e le due vicepresidenti dell'assemblea Debora Serracchiani e Anna Ascani.
 

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M5S, bene chiarezza palazzo Chigi. «Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito Democratico sul ruolo del presidente Giuseppe Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi. Il M5S vuole innanzitutto parlare di soluzioni per il Paese, in una fase che consideriamo delicatissima a seguito dell'apertura di una crisi che ci vede estranei a ogni responsabilità». Così in una nota il M5S.

Pd: segnale positivo. La precisazione che Luigi Di Maio non ha mai chiesto il Viminale «mi sembra un segnale positivo» dice Andrea Marcucci. «Passi in avanti? Direi di sì», ha risposto ai cronisti arrivando al Nazareno per la cabina di regia del Pd. La trattativa è ripartita? «Sono più ottimista», ha detto ancora Marcucci.

D'Uva riapre. «Non mi risulta che la trattativa sia saltata. Si va avanti, una cosa per volta». Lo ha detto il capogruppo alla Camera dei Cinque Stelle, Francesco D'Uva, intercettato dai cronisti nelle vicinanze di Montecitorio.
 


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In risposta i dem, accusando il M5S di non voler parlare di contenuti, non solo negano chiusure a Giuseppe Conte premier - «non c'è alcun veto», afferma ancora Delrio -, ma invitano l'avvocato a trattare in prima persona, magari al posto di Di Maio. Di qui l'appello del capogruppo alla Camera: «Qualcuno prenda in mano la situazione». Un modo per far venire allo scoperto le reali intenzioni del capo M5s (se si muove solo per un posizionamento tattico o se pone un problema politico serio contro l'accordo) e capire se le sue mosse rappresentano essenzialmente una iniziativa personale o coinvolgono tutto il movimento.

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Nicola Zingaretti e i suoi tengono contatti aperti a tutti i livelli con la controparte, ma il tempo per una soluzione alla crisi di governo stringe. Alle 16 inizia il secondo giro di consultazioni e i due potenziali partner di governo sono in calendario domani pomeriggio (separati dall'audizione di Matteo Salvini, prevista dopo i dem e prima del M5S). Il Quirinale attende e ulteriori richieste di tempo non sembrano convincere Sergio Mattarella. Questione nodale è diventata dunque il ruolo di Di Maio. Fonti M5S negano che abbia mai chiesto per sè il Viminale, ma il Pd stigmatizza «l'ambizione personale» del capo politico M5S, che sarebbe un ostacolo alla trattativa.

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Con il colloquio tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, si apre al Quirinale il secondo giro di consultazioni per la formazione di un nuovo governo in seguito alle dimissioni da presidente del Consiglio presentate da Giuseppe Conte. A seguire, il presidente Mattarella riceverà il presidente della Camera Roberto Fico. In base al comunicato diramato dal Quirinale, le consultazioni si svolgeranno in due giorni.

 

Ultimo aggiornamento: 28 Agosto, 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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