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Governo in crisi, i kamikaze dei 5Stelle pronti a far saltare il banco. Con un occhio alla lista Conte

Governo, i kamikaze dei Cinquestelle pronti a far saltare il banco. Con un occhio alla lista Conte
di Mario Ajello
5 Minuti di Lettura
Sabato 30 Gennaio 2021, 00:17 - Ultimo aggiornamento: 10:01

Li chiamano i kamikaze, ma anche gli Scappati. O peggio: «Adesso abbiamo il problema dei matti», dicono ai piani alti di M5S. Dove ci si è piegati, per realpolitik, al dialogo con Renzi questo ha subito scatenato il grido “banzai!” della banda Dibba. Sono quelli che vorrebbero esiliare il Rottamatore in Arabia Saudita e per questo sono pronti alla scissione e a far saltare la legislatura. Amano così tanto Conte da volerlo tutto per loro (con un occhio al suo futuro partito) e non in condominio con l’odiatissimo Renzi, appena ribattezzato da Ebetino di Firenze (copyright Grillo) a Ebetino di Riad. Ma da chi è composta la truppa dei kamikaze che vorrebbero restare a vita sul proprio scranno, e nel proprio stipendio di onorevoli ma non si accorgono che gridando banzai mandano per aria il Parlamento e loro stessi, in un classico esempio di eterogenesi dei fini? Sono al massimo una decina i «matti».

Il che, in Senato, significa tantissimo, e in più una ventina si trovano alla Camera, pronti a fondare - «Allertiamo la base, rianimiamo i meet up, la gente è con noi e non con Crimi!» - un M5S bis, duro e puro. I Kamikaze hanno nel senatore Lannutti un vate (è quello che crede alla leggenda dei Savi di Sion) il quale è inflessibile: «Noi con Conte e senza Renzi. Anziché pentirsi per tutto quello che ha combinato, ancora insiste con arroganza e sfacciataggine». E Barbara Lezzi, tupamara salentina in collegamento con il Comandante Ale voglioso di tornare in Parlamento: «Se Renzi rientra in maggioranza io la fiducia non la voto». 

E comunque - eccone un’altra, Vittoria Baldino: «Liberiamoci una volta per tutte di Renzi, personaggio deplorevole» - sembrano più che altro dei miracolati. L’onda pazza del grillismo 2018 li ha portati alle Camere, dal pianeta di Gaia by Casaleggio padre, e qui vogliono restare ma stanno facendo un baccano che rischia di rimandarli a casa. Chissà se l’ottimo storico Carlo Maria Cipolla pensava anzitempo a loro quando tracciò «le legge della stupidità umana» e la terza era così concepita: «Fare danno agli altri senza procurare nessun vantaggio per se stessi». Ciò sembrano volere questi che, lietamente, nelle chat dei leghisti vengono definiti «gli utili idioti di sinistra» e Salvini e compagnia fanno il tifo per le Lezzi e per gli altri. Alla Toninelli, senatore ed ex ministro come la collega Barbara, che era quello che sorrise da Bruno Vespa davanti al plastico del Ponte Morandi appena crollato - e lui per di più era titolare delle Infrastrutture - e adesso suona la tromba della carica: «Pronti alle barricate! E’ sempre stato inaffidabile e sempre lo sarà».

Qualcuno dice che Di Maio non si mette le mani nei capelli soltanto perché se li spettinerebbe. E pur di farli stare buoni, agli sfascia-tutto, il comandante Ale viene coinvolto in ogni caminetto dei maggiorenti M5S, consultato sempre, gli viene data importanza anche se non è un parlamentare, così almeno - questa la speranza - in cambio può dare una calmata ai suoi. Ma è una parola. Pino Cabras, quello che ha presentato l’interrogazione contro il viaggio di Renzi in Arabia Saudita, tra i «matti» viene considerato il numero uno, o due o tre. Crimi s’infuriò con lui il 14 gennaio quando presentò un documento in cui chiedeva di azzerare i vertici del Movimento ma anche di introdurre affianco all’euro una «moneta complementare». Testo firmato anche da Maniero, Costanzo, Volpi, Angrisani, Romaniello, Crucioli, Granato, Vanin. 

E’ gente così quella che può far saltare tutto e che altri stellati, vogliosi come loro di restare in Parlamento, guardano spaventati. Un po’ per la riduzione del numero degli onorevoli (da 945 a 600, secondo la nuova legge), un po’ per la perdita di consenso di M5S rispetto al 2018, le proiezioni YouTrend stimano che gli eletti stellati potrebbero passare dai 338 delle scorse politiche a una novantina. Un massacro, che rischia di essere auto-procurato. «Non dobbiamo avere paura di nulla, neanche del voto!», insiste la Baldino. E il guastatore Cabras: «La paura delle elezioni non deve farci scordare che Renzi ha ancora più paura di noi». Raphael Raduzzi è un altro dei banzai. Per non dire di Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, sempre inquieto e adesso pronto a rompere gli argini contro Di Maio e Crimi: «Leggo che siamo più dorotei dei dorotei. Io, no!». 

Nei 5 stelle si sospetta: «Li muove Conte». E ancora: «Vogliono diventare l’avanguardia del partito di Giuseppe». Ma se questo è il materiale, e se il grido è banzai, il partito di Conte si andrà a schiantare prima ancora di esistere.
 

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