GOVERNO

Governo, contropartita M5S: ministeri chiave e poltrona Ue. Pd chiede Economia e Interno

Lunedì 26 Agosto 2019 di Marco Conti
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Governo, contropartita M5S: ministeri chiave e poltrona Ue. Pd chiede Economia e Interno

 Il “tutti a casa, tranne uno” è possibile venga pronunciato questa sera dopo l’incontro tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio. L’uno che resta alla fine potrebbe essere proprio Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio che ha chiuso a doppia mandata l’esperienza di governo con la Lega di Matteo Salvini, ma che ora è pronto a guidare un governo nuovo di zecca. Perchè il nuovo esecutivo non appaia come un “Contebis”, ma un “Conte2”, il Pd pretende venga azzerata la compagine ministeriale. Non quindi una sorte di “rimpastone” con la sostituzione dei ministri della Lega, ma un cambio netto che dia il senso delle novità.

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Per il segretario dem il passaggio è complicato perchè senza cambio di premier è più complicato sostenere di aver ottenuto quella «discontinuità» più volte chiesta. Ma il pressing su Zingaretti è fortissimo e i renziani sono i primi ad esporsi in favore di Conte. Non aver rivendicato il cambio di passo fatto dal premier con il discorso al Senato rischia di consegnare al Movimento una vittoria inaspettata sino a qualche giorno fa. E’ per questo che ieri il Pd prova a reagire al boccone amaro sostenendo che il nuovo governo sarà di fatto un monocolore-Pd. Un’ipotesi smentita dal M5S, ma che se vera non aiuterebbe il Pd. In Parlamento i rapporti di forza sono tali che il M5S potrebbe paralizzare l’esecutivo in qualunque momento. Meglio, sostengono al Nazareno, coinvolgere in qualche modo lo stesso Di Maio che, dopo aver perso una timida battaglia per palazzo Chigi, pensava di restare fuori in modo da concentrarsi sulla costruzione del partito-movimento.

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Qualora Conte dovesse tornare a palazzo Chigi, stavolta in chiara quota M5S, al Pd e alla sinistra alleata - anche Liberi e Uguali vorrebbero essere della partita - andrebbero i ministeri pesanti. E così ieri sera, dopo la conferenza stampa e il mezzo via libera di Zingaretti, è iniziata la girandola di nomi di possibili ministri. Lo scalpo più importante che il Pd vuole è il Viminale che potrebbe tornare a Minniti o, tanto per togliere altri argomenti alla Lega, al capo della Polizia Franco Gabrielli. Potrebbe prendere il posto del ministro dell’Economia Giovanni Tria il senatore Antonio Misiani. I ministeri di Di Maio finirebbero alla De Micheli (Sviluppo economico) e a Tommaso Nannicini (Lavoro).

Un posto di peso potrebbe averlo anche Paolo Gentiloni. L’ex premier continua ad avere dubbi sull’alleanza con il M5S, ma potrebbe tornare al ministero degli Esteri o essere nominato commissario europeo, poltrona che comunque sarà appannaggio del Pd. Spazio anche al renziano Andrea Marcucci (Infrastrutture) a Francesco Scoppola (politiche giovanili). 

LE POLTRONE
Ma l’organigramma dem lascia vuote le caselle della Giustizia, della Difesa e dell’Ambiente che potrebbero restare in quota M5S. Ciò sul quale il M5S non intende cedere è proprio su colui che si è intestato la rottura con la Lega. Conte è divenuto per i grillini una bandiera da sventolare contro l’ex alleato sul quale riversano le responsabilità di un esecutivo rissoso e per molti versi inconcludente. Malgrado il passo indietro che sarà costretto a fare nel governo, Di Maio potrà sempre rivendicare il successo dell’operazione. Aver tenuto palazzo Chigi dopo il fallimento dell’esperienza gialloverde, la sconfitta alle europee e il rischio di elezioni anticipate, rappresenta per Di Maio il massimo ottenibile in condizioni proibitive. E’ per questo che il presidente della Camera Roberto Fico, grande sostenitore dell’intesa con i Dem e in forte sintonia con Conte, non si presta al gioco dei sabotatori e si tira subito fuori dalla corsa per palazzo Chigi.

Sull’impronta da dare al nuovo governo, green economy, ambiente e crescita, l’accordo c’è e serve a far digerire ai rispettivi elettorati l’inaspettata sintonia. Ma se i Dem passeranno per i gazebo, il M5S ha la piattaforma Rousseau. Forche caudine che potrebbero rappresentare l’ultimo tentativo di un colpo di coda da dare all’intesa. Ma stasera al Quirinale si aspettano segnali concreti prima di stilare un nuovo giro di consultazioni che potrebbero iniziare già domani con i due presidenti delle Camere e proseguire mercoledì con i partiti. Mentre Salvini osserva silente le mosse dell’ex alleato, dentro FI c’è chi si frega le mani «per aver scampato le elezioni e anche il governo».

Ultimo aggiornamento: 11:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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