Governo Draghi, toto-ministri: Catricalà "braccio destro", Panucci o Signorini al Tesoro, Cartabia alla Giustizia e Cottarelli alle Infrastrutture

Governo Draghi, toto-ministri: Catricalà "braccio destro", Panucci o Signorini al Tesoro, Cartabia alla Giustizia e Cottarelli alle Infrastrutture
di Marco Conti
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Lunedì 8 Febbraio 2021, 22:47 - Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 11:09

ROMA Come previsto, anche al secondo giro di consultazioni Mario Draghi non si sbilancia sui nomi della squadra di governo. L’equilibrio tra tecnici e politici lo cercherà da domani o, più probabilmente dopo che avrà sciolto la riserva con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 


L'uomo macchina


La consultazione sulla piattaforma Rousseau del M5S potrebbe far slittare un po’ i tempi e Draghi potrebbe decidere di non porre un weekend tra il giuramento del governo al Quirinale e il voto in Parlamento per ottenere la fiducia. 

La casella più importante da riempire per Mario Draghi, e per tutti i presidenti del Consiglio, è quella di sottosegretario alla presidenza del Consiglio dove potrebbe andare Antonio Catricalà che ha ricoperto quel ruolo nel 2011 con il governo di Mario Monti. Giurista, e allievo come il premier di Federico Caffè, Catricalà potrebbe essere l’uomo-macchina che serve a Draghi a Palazzo Chigi.

Tecnici anche i ministri economici. Per via XX Settembre si fanno insistenti i nomi di Marcella Panucci, ex direttore generale di Confindustria sino allo scorso anno, e Luigi Federico Signorini di Bankitalia.

Per la Giustizia possibile scelta tra due donne, Marta Cartabia e Paola Severino, ma spunta anche i nome di Livia Pomodoro.

Per gli Interni è possibile la conferma di Luciana Lamorgese o l’arrivo dell’ex capo della Polizia Alessandro Pansa.

Allo Sviluppo Economico o Marcella Panucci o Franco Bernabè.

Al ministero delle Infrastrutture é possibile l’arrivo di Carlo Cottarelli, potrebbero essere dirottati a Porta Pia Franco Bernabè o Vittorio Colao che ha già fornito più di un’idea sul Recovery Plan di cui però sono restate poche tracce nei due piani elaborati dal governo uscente.

Al ministero del Lavoro, che si dovrà occupare anche di come mettere finalmente in piedi una serie di politiche attive per il lavoro, potrebbero andare l’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini o Tito Boeri, già presidente dell’Inps.

Al ministero della Sanità, che dovrà anche rimettere in sesto il piano vaccinale, Rocco Bellantone, preside della facoltà di Medicina della Cattolica o l’immunologa Antonella Viola spesso ospite in tv.

Gianni Petrucci, presidente di Federbasket, potrebbe avere la delega allo Sport.

Restano fuori alcuni ministeri, anche importanti, come Difesa, Esteri e Agricoltura, dove potrebbero restare gli uscenti Guerini, Di Maio e Bellanova qualora Draghi optasse per un mix nel quale però dovrebbe far posto ad un leghista, forse come Giancarlo Giorgetti, che potrebbe andare alla Cultura sempre che il Pd non opti per lasciare Franceschini come suo rappresentante. 


Sembra del tutto esclusa la presenza di leader di partito e dello stesso premier uscente Giuseppe Conte che ha già comunicato ai gruppi 5S la sua intenzione di restare fuori dalla squadra di governo di Draghi. Un raccordo con i partiti è però nelle volontà del presidente del Consiglio incaricato anche se la forma non è stata al momento ufficializzata. Meno tecnici e più politici e parlamentari potrebbero invece riempire i posti da viceministro e sottosegretario, ma sempre con estrema attenzione al bilanciamento di genere.

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