GOVERNO

Governo, crisi congelata: ma sul rimasto è scontro tra Conte e Lega

Venerdì 19 Luglio 2019
Nel giro di una notte il baratro dentro il quale il governo sembrava caduto si trasforma in un congelamento, temporaneo e precario, della crisi. Matteo Salvini, per ora, lascia perdere la tentazione dello strappo sebbene ieri la rottura fosse davvero a un passo. Preferendo, forse, capitalizzare al massimo queste settimane alzando la voce. E il leader della Lega mutua i suoi attacchi pro-crisi in stoccate ai ministri a lui meno graditi, Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta. La richiesta di rimpasto non viene né formalizzata né esplicitamente espressa da Salvini o dalla Lega ma, nel giro di qualche ora, piomba a Palazzo Chigi. E il premier Giuseppe Conte alza un muro innanzitutto istituzionale, facendo infuriare la Lega. «Io difendo i miei ministri contro tutti, se qualcuno ha qualche osservazione viene da me e me la rappresenta», sottolinea il premier. Le sue parole fanno infuriare la Lega in un giornata dove sul dossier Autonomia, il M5S ottiene la soppressione dell'assunzione diretta dei docenti innescando la rivolta dei governatori del Nord.

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«Siamo esterrefatti dalle parole di Conte, la sua difesa è incomprensibile», tuonano i capogruppo Sebastiano Romeo e Riccardo Molinari puntando il dito innanzitutto su Toninelli. In realtà, si spiega a Palazzo Chigi, Conte non poteva agire diversamente: non si è quasi mai visto, si osserva, un premier che attacchi i suoi ministri. Il punto è un altro: sul tavolo del premier non è arrivata alcuna richiesta di rimpasto. Ma Conte va oltre. Punzecchia Salvini sulla sua assenza al vertice sulle Autonomie («quando ci si siede a un tavolo con la disponibilità di lavorare il clima è buono»), assicura che rispetterà tutti gli impegni, manovra inclusa, non nasconde i frequenti colloqui telefonatici con Mattarella e lancia un messaggio erga omnes: «io non vivacchio, lavoro». Il M5S in serata derubrica il caso- rimpasto a boutade giornalistica e se la prende con gli attacchi a mezzo stampa della Lega. «Noi sosteniamo Toninelli e Trenta, avremmo degli appunti da fare anche ad altri membri del governo ma non risponderemo più gli attacchi», recita una nota del Movimento, che prova così ad allargare l'ipotetico rimpasto anche ad esponenti leghisti. Tra i pentastellati, in realtà, la consapevolezza che Toninelli sia a rischio è ben presente e il passaggio del Mit alla Lega non è relegato alla fanta-politica. E non è un mistero che, collegato al rimpastino tra i sottosegretari pentastellati, sia girato anche il nome di Stefano Patuanelli nel post-Toninelli.

Diverso il discorso di Trenta, dove - osservano nel M5S - il primo veto è quello del Colle. Ma, sottolineano i dimaiani, Salvini non può scegliere lui i ministri M5S: se lo vuole, dovrà chiedere lui il ministero messo nel mirino. Salvini, dopo i fuochi di artificio di ieri, trascorre una giornata più low profile. Attacca i ministri M5S ma non Di Maio con cui, spiega più di una fonte di maggioranza, si è sentito o messaggiato. Assicurando al leader M5S che non è questo il momento della crisi. Il ragionamento che Salvini avrebbe fatto ai suoi è che prima vorrebbe prendere il massimo da quest'esperienza di governo. E, non a caso, Di Maio in mattinata esclude una crisi e invita Salvini: «vediamoci e chiariamoci». L'incontro, se si farà, sarà la prossima settimana, quando Conte e Salvini saranno in Aula sul caso Russia, che sotto la polvere della crisi congelata, resta apertissimo. «Il fatto che i partiti populisti in Europa ricevano il sostegno della Russia è motivo di preoccupazione», sottolinea la cancelliera Angela Merkel che quasi avverte il governo: «Un chiarimento tocca all'Italia. Penso che il Parlamento italiano o altri chiederanno chiarezza sulla vicenda».
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