GOVERNO

Il Colle allarmato: troppi tatticismi, senza segnali niente consultazioni

Domenica 25 Agosto 2019 di Marco Conti
Roberto Fico
Il termometro della crisi di governo non volge al bello e al Quirinale si chiedono se sarà mai necessario quel nuovo giro di consultazioni che dovrebbe iniziare martedì. Il calendario non è infatti noto e potrebbe non uscire mai qualora dal confronto tra le forze politiche non uscisse un'indicazione chiara. «Troppi tatticismi», filtra da un Quirinale preoccupato per due partiti che «non riescono a gestire la crisi». Timori e ansie mentre il tempo stringe.

IL GIRO
Il tatticismo del vicepresidente Luigi Di Maio che continua ad accreditare l'esistenza di due forni di trattative e usa il nome del presidente del Consiglio uscente per un bis mentre da Biarritz lo stesso Conte chiude ad ogni possibile ritorno di fiamma con la Lega. Giochetti ai quali non si sottrae il Pd proponendo, più o meno ufficialmente, il nome di Roberto Fico come possibile premier. Ma il giochetto dei veti ha un termine oltre il quale i partiti non possono andare a meno che non decidano di correre verso le elezioni anticipate.

Giovedì sera, al termine del primo giro di consultazioni, Sergio Mattarella è stato molto chiaro: «La crisi va risolta all'insegna di decisioni chiare e in tempi brevi». Ma se «le decisioni chiare» spettano ai partiti, i tempi li scandisce il Quirinale che non ha nessuna intenzione di lasciare ai partiti la tessitura di una tela di Penelope simile a quella dello scorso anno. Tre mesi di trattative il Paese non riuscirebbe a reggerli. Soprattutto perché gli affari correnti sono affidati a ministri di due partiti che ormai non si parlano neppure.

Senza novità entro domani sera da parte di M5S e Pd, la strada delle urne resta l'unica percorribile e martedì potrebbe concretizzarsi con un incarico che Mattarella potrebbe dare ad uno dei due premier che avrebbe come unico compito quello di traghettare il Paese al voto anticipato. Mancano però ancora due giorni al termine fissato dal Capo dello Stato. Quarantotto ore ancora per porre fine all'estenuante tatticismo che avvolge la trattativa tra i partiti guidati da due leader che devono anche guardarsi dal fuoco amico. . Sempre nel discorso di giovedì sera il presidente della Repubblica ha sottolineato come il Capo dello Stato ha «il dovere, ineludibile, di non precludere l'espressione di volontà maggioritaria del Parlamento per la nascita del governo che si è appena dimesso», ma il Paese ha bisogno di «decisioni sollecite» perché le urne sono un'opzione che non si può assumere alla leggera anche se restano sul tavolo.

Un'eventualità, quella delle elezioni anticipate dopo solo un anno di legislatura, che evidenzia una crisi del sistema politico italiano ma che rischia di rappresentare l'unico sbocco possibile qualora non emergano elementi di una trattativa avviata.

IL BREVE
D'altra parte per votare ad ottobre lo scioglimento del Parlamento dovrebbe avvenire entro la settimana che si apre domani. Se così sarà spetterà al governo elettorale comunicare il nome del commissario europeo italiano, mentre la manovra di bilancio dovrà essere fatta a fine novembre sempre che dalle urne esca una maggioranza chiara e non si ripeta lo stallo del 4 marzo dello scorso anno.

I timori che il Paese si ripieghi su se stesso mentre è on arrivo una nuova recessione e si annuncia una guerra dei dazi, non può non preoccupare il Capo dello Stato che anche nel breve discorso di giovedì ha messo in guardia le forze politiche facendo appello al senso di responsabilità. Che però in questo momento sembra difettare.
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