GIUSEPPE CONTE

Governo, resta il nodo vice: caos nel M5S. Il Pd: si acceleri

Venerdì 30 Agosto 2019 di Marco Conti
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ROMA Il metodo Conte resta quello delle due A: ascolto e appunti. Al termine della prima giornata di incontri con le delegazioni dei partiti, di fogli il presidente del Consiglio ne riporta molti nel suo studio di palazzo Chigi. Tra richieste di poltrone e argomenti buoni per il programma, il presidente del Consiglio raccoglie una lunga serie di indicazioni e suggerimenti che dovrebbero comporre la «novità» promessa poco prima dopo il colloquio con il Capo dello Stato. Oggi a Montecitorio gli incontri con le delegazioni più pesanti di M5S e Pd che ieri hanno continuato con il fuoco di sbarramento. Il nodo irrisolto resta sempre lo stesso: Di Maio vuole il ruolo da vicepresidente del Consiglio mentre il Pd pretende quel ruolo per un suo esponente perché, sostiene, «Conte è in quota M5S».

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LA TATTICA
Malgrado la tensione esistente, nei colloqui riservati gli ambasciatori dei rispettivi partiti si affrettano a sostenere che «non sarà per questo che non si farà il governo». E' molto probabile che sia così, ma soprattutto nel M5S la questione ha assunto dei contorni che rischiano se non di far partire il Conte2 di minarne in prospettiva la stabilità. A Palazzo Chigi per ora si resta sulla linea dei due vicepremier. Ovvero «bene di Maio e bene Zingaretti» come vicepremier. Una posizione tattica visto che il segretario del Pd ha da subito escluso il suo ingresso a palazzo Chigi. La soluzione che potrebbe proporre Conte è di rinunciare ai vicepremier lasciando al Pd il ruolo da sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
 

Il problema è che Di Maio non ci sta e ha spostato il pressing dei suoi dal Pd sullo stesso presidente del Consiglio. E' molto probabile che alla fine si possa essere un nuovo incontro nel formato a quattro - Conte, Di Maio, Zingaretti ed Orlando - prima del passaggio del premier al Quirinale per sciogliere la riserva. Fedele all'impegno decisionista assunto con il Capo dello Stato, Conte ha fatto capire di voler risolvere il nodo in autonomia qualora non si arrivi ad un'intesa. Una delle ultime idee sarebbe quella di proporre al M5S la nomina di Riccardo Fraccaro a vicepremier affiancandolo ad un altro vice del Pd: Andrea Orlando.
L'insistenza degli uomini più vicini a Di Maio sul giudizio che alla fine darà la piattaforma Rousseau sull'impianto del governo, a Conte non può far piacere se assume toni vagamente ricattatori. Resta il fatto che Conte, nel ruolo di premier e non più di garante di un contratto, è ora alle prese non solo con la complessità strutturale del Pd, ma soprattutto con il caos del Movimento preda di una lotta interna e con la necessità del leader di dover sacrificare buona parte della pattuglia ministeriale grillina.

Alla fine il metodo della rosa di nomi che verrà consegnata a Conte potrebbe risolvere a Di Maio il problema di dover dire alcuni complicati mi dispiace, ma anche ciò rischia in prospettiva di contribuire a destabilizzare non solo la traballante leadership del ministro dello Sviluppo Economico, ma anche il governo. Stranamente nel Pd le acque sono meno agitate. Zingaretti è alle prese con gli equilibri delle varie correnti del partito e ha affidato ad una pattuglia guidata da Roberto Morassut, la trattativa sul programma. I renziani scalpitano e attendono di vedere come Zingaretti comporrà la squadra di governo Dem prima di decidere se considerare più o meno amico il governo-Conte.

LO SPIN
Ciò che però comincia ad innervosire i dem sono i tempi, che definiscono «lunghi», che si è dato il presidente del Consiglio. L'eventualità che Conte non riesca a presentarsi la prossima settimane alle Camere per il voto di fiducia, agita i dem. L'argomento del timing potrebbe entrare nell'incontro che oggi Zingaretti avrà con Conte alla Camera. Il rapporto tra i due è costante e segna un cambiamento rispetto al passato quando Di Maio interloquiva direttamente con Salvini via telefono o chat privata. Anche la questione dei ministri, come del programma, viene gestita direttamente dal segretario del Pd con Conte.
Tutto ciò agita il leader del M5S alle prese con una fronda interna sempre più consistente. Il pranzo di ieri del presidente del Consiglio con il presidente della Camera Roberto Fico, ha rappresentato per Conte una sorta di full immersion nela variegata articolazione interna di un Movimento che fatica a cambiare alleanza senza cambiare leadership.

 

Ultimo aggiornamento: 10:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA