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La lepre degli investimenti fugge dalla giustizia lumaca

La lepre degli investimenti fugge dalla giustizia lumaca
di Angelo Ciancarella
5 Minuti di Lettura
Lunedì 23 Agosto 2021, 09:12

Le analisi sulla durata dei processi (civili e penali) non hanno solo valenza interna, ma rappresentano un elemento fondamentale per valutare l'attrattività degli investimenti esteri e l'idoneità del Paese a competere nel confronto internazionale al quale è condannata un'economia aperta (che non può compiacersene solo quando misura le esportazioni). È il tema ricorrente in questi giorni a proposito di delocalizzazione, carenza di manodopera specializzata, efficienza della Pubblica amministrazione e tempi di pagamento delle forniture, di nuovo sensibilmente peggiorati dopo il miglioramento degli ultimi anni.

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L'Aibe, l'Associazione italiana fra le banche estere, pubblica da anni il rapporto dell'Osservatorio sull'attrattività del nostro Paese presso gli investitori esteri, dal 2021 divenuto Super-Index, elaborato in collaborazione con il Censis e diffuso lo scorso giugno. Fra 18 paesi considerati nell'ambito del G20 l'Italia è nona, a metà classifica: fatto 100 il punteggio della Germania, al primo posto, l'Italia è a 54,5, qualche punto sopra la media generale di 49,2. Ma una lettura consolatoria sarebbe miope. L'Italia è in realtà ultima tra i paesi europei del G20 (Germania, Regno Unito, Francia) ed è preceduta da Canada, Australia, Sud Corea, Stati Uniti, Giappone. Precede di almeno venti punti gli altri nove, a cominciare dalla Cina (che non è economia di mercato): ma questo dovrebbe allarmare, non essere motivo di compiacimento.

I VALORI ASSOLUTI

La seconda considerazione riguarda la necessità di misurare i valori assoluti (fatte le debite proporzioni, ovviamente, rispetto a Stati Uniti e Cina) e superare la logica del confronto a breve termine, delle variazioni modeste che non rappresentano affatto un trend anche quando segnalano miglioramenti. Nel 2020, per esempio, in pieno Covid, il report di EY Attractiveness Survey Europe - anch'esso diffuso lo scorso giugno - ha contato 113 investimenti diretti, più 5% rispetto al 2019, mentre i paesi europei arretravano complessivamente del 13%, con la Spagna a -27%, la Francia a -18% e la stessa Germania a meno 4%. Il rapporto, tuttavia, ricorda che l'Italia resta dodicesima su 20 paesi europei considerati, e la sua quota di mercato degli investimenti esteri è solo del 2%. Al di là delle stime sulle percentuali (ipotetiche e mai inferiori al 2%) di Pil perduto o che si potrebbe guadagnare con pubbliche amministrazioni e giustizia efficienti, tutti questi report - in parte basati su dati, in parte su percezioni di imprenditori e opinion leader - attribuiscono un peso notevole alla instabilità normativa, alle incertezze interpretative e ai tempi lunghi della giustizia. Il Pnrr, più prudentemente, parla di mezzo punto percentuale a dieci anni, a condizione di dimezzare i tempi dei processi. E - sostiene un altro studio - se a dimezzarsi fosse la durata delle procedure fallimentari (la riforma è già legge, ma l'entrata in vigore viene rinviata a causa del Covid!), che oggi superano i dieci anni, sarebbe la produttività a crescere di almeno un punto e mezzo.


Un indice molto citato è il Doing Business della Banca Mondiale, più concentrato sui tempi burocratici e degli adempimenti contrattuali. Questi ultimi, con il ricorso alla giustizia e poi ai tempi di esecuzione delle sentenze, richiedono 1.120 giorni: quasi il doppio della media Ocse, più del doppio di Francia e Germania. E così il 58° posto della classifica generale del rapporto 2021, precipita al 122° in materia di giustizia. Da molti anni oscilliamo di pochi punti in più o in meno, spesso in relazione a provvedimenti specifici come la costituzione semplificata delle società a responsabilità limitata. Ma si dimentica che l'Italia non scala una classifica statica: mentre migliora l'indice di un servizio, anche gli altri migliorano il proprio, e più in fretta. Perciò ridurre, come avviene talvolta, del 5% l'anno i tempi medi del processo, serve a ben poco se altri riducono del 10 o del 20% e accrescono il grado di automazione.
Quest'ultima considerazione trova un riscontro evidente, e anche molto preoccupante, in un indice più recente, il WJP Rule of Law Index, dal 2014 elaborato dal World Justice Project, organizzazione internazionale promossa dall'American Bar Association (la potente associazione degli avvocati americani) e oggi del tutto autonoma, la cui mission è il progresso dello stato di diritto nel mondo. Perciò non misura soltanto l'efficienza ma anche la certezza delle regole, la trasparenza delle procedure e la presenza di contrappesi fra le diverse istituzioni. Per questo è molto più dettagliato e, anche nei settori esterni alla giustizia, tiene molto in considerazione il diritto oltre che le esigenze dell'economia.

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L'ARTICOLAZIONE

L'indice generale è articolato in otto settori, uno dei quali dedicato alla giustizia civile, a sua volta segmentato in sette profili: dalla facilità di accesso (anche in relazione ai costi), alla presenza di elementi di discriminazione nelle leggi e nelle regole processuali, al grado di condizionamento delle decisioni dovuto alla corruzione o alle interferenze del governo e delle pubbliche amministrazioni, fino alla durata dei processi e all'efficacia della fase esecutiva delle sentenze. Infine, tiene conto della presenza, della conoscenza e dei costi delle Adr, le molteplici forme di soluzione stragiudiziale delle controversie, dall'arbitrato alla negoziazione assistita. Nella classifica 2020, diffusa lo scorso marzo, il 27° posto nell'indice generale (composto da 128 paesi) è raddoppiato dal 54° in quello della giustizia civile; e fra i 24 paesi europei considerati l'Italia è, rispettivamente, 18ª e 22ª.
Nei sette segmenti prima descritti, da posizioni dignitose sull'accesso (36ª) e l'autonomia dalle interferenze esterne (40ª), si sprofonda al 96° posto per l'efficienza e la durata, fino al 112° sull'efficacia in fase di esecuzione, che è anche l'ultimo in ambito europeo, dove si oscilla sempre intorno alla 20ª posizione su 24. Particolarmente preoccupante il confronto con il passato: nel 2015 la giustizia civile era al 36° posto, rispetto all'attuale 54°. E così in tutti gli altri segmenti.
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