Giuseppe Conte nordista spacca i 5Stelle: Casaleggio prepara la contromossa

Il Conte nordista spacca i 5Stelle: Casaleggio prepara la contromossa
di Marco Conti
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Martedì 17 Agosto 2021, 10:22 - Ultimo aggiornamento: 18 Agosto, 10:19

La svolta nordista di Giuseppe Conte continua ad alimentare nel M5S interrogativi e dubbi. Al di là dei numeri molto discutibili con i quali il leader del M5S ha accessoriato la sua missiva, ciò che preoccupa è il capovolgimento di fronte che conferma la volontà dell'ex premier di cambiare anche il baricentro del Movimento.

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LA FINE

L'idea è quella di far fare al M5S il percorso inverso della Lega che è partita dal Nord per poi ramificarsi nel centrosud, seppur con alterne fortune. Nella convinzione di poter diventare il nuovo punto di riferimento di un elettorato deluso dal Carroccio e che fatica a migrare verso FdI, Conte ha preso carta e penna scatenando però l'ira non solo della folta base meridionale, ma anche di quella parte di eletti nel Nordest che non ci stanno all'idea che basta far correre Milano per poi tirarsi dietro l'intero Paese. Il largo consenso ottenuto sulla sua leadership non mette Conte al riparo dalle diatribe interne che rischiano di esplodere quando uscirà l'organigramma di coloro che saranno chiamati a reggere gli organismi interni.

Il leader del M5S dovrebbe tirar fuori i nomi a fine mese e dalla spartizione, con tanto di manuale Cencelli, si capirà anche il diverso peso geografico che avrà il Movimento. A ridosso delle elezioni amministrative, dove i 5S rischiano di perdere la guida di due importanti città come Roma e Torino, la svolta nordista e le nomine rischiano di aprire altri spazi al dissenso interno e al lavoro di Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista. Quest'ultimo continua a tenere buon rapporti con Conte al quale però ripete sempre che un suo ritorno è subordinato all'uscita del M5S dal governo di Mario Draghi. La lettera, scritta da Conte e pubblicata dal Corriere, è di fatto una risposta definitiva che lo stesso Di Battista ha colto poco prima di Ferragosto facendo i «complimenti» a Davide Casaleggio, che in un post in ricordo del padre, ha rilanciato il progetto «tradito» di Gianroberto. «Ho protetto il tuo, il nostro, progetto nei modi in cui ho potuto».

«Sono certo che, anche se in modi diversi - scrive Casaleggio - le tue idee continueranno ad essere portate avanti. Te l'ho promesso e lo farò». Una promessa, ma anche una minaccia che attenta una leadership non troppo solida, ma che intende rafforzarsi proprio cambiando la natura del Movimento e saldarsi, per quanto possibile, con quel partito del Pil che tifa per Draghi e anche per un Mattarella-bis. Ed è qui che la linea di Conte, spinta anche dalla velleità di intestarsi in maniera facile la vittoria di Beppe Sala al comune di Milano, rischia di entrare in contraddizione con ciò che ha fatto le fortune del Movimento. Rispondere all'accusa di non aver mai avuto interesse per le ragioni delle imprese con una lettera che propone una legge speciale per Milano - dopo averne promessa una per Napoli e ancor prima una per Roma - si concilia poco con la difesa a spada tratta dell'attuale reddito di cittadinanza.

 

«Conte ha fatto bene perché occorre ridisegnare l'assetto del M5S, ma Nord e Sud devono correre insieme». Giancarlo Cancelleri, M5S di Caltanissetta, cerca di tenere insieme il diavolo e l'acqua santa spingendo «sulle leggi speciali» che devono riguardare anche la Capitale. Ma a Roma c'è una sindaca che cerca la rielezione dopo aver impedito al M5S di Conte l'apparentamento con il Pd. Non sarà la promessa di una legge speciale solo per Milano ha sconvolgere le percentuali di Virginia Raggi che però sa già a chi imputare buona parte della responsabilità di un'eventuale sconfitta.

In mezzo resta il Pd di Enrico Letta che, dopo le amministrative, rischia di avere a che fare con due M5S: quello di Conte e del silente Grillo - che non ha ancora detto una parola dal giorno dell'elezione al leader dell'ex premier - e quello di Casaleggio e Di Battista. Lavoro non facile per i dem che intendono portare a conclusione la legislatura, ma che potrebbero ritrovarsi a rivivere l'analoga stagione che seguì allo scontro tra Armando Cossutta e Fausto Bertinotti. A meno che, dopo l'elezione del Capo dello Stato, Conte non decida di accontentare Di Battista stracciando così la lettera a Milano.

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