Giorgia Meloni: «Hanno sottovalutato i rischi di inciucio. Forza Italia? Vediamo che garanzie dà»

Martedì 13 Agosto 2019 di Mauro Evangelisti
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«La crisi sta prendendo una piega che non mi piace neanche un po'. Andare a votare in Senato sul calendario significa consentire le prove tecniche di inciucione».
Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, non è soddisfatta dell'esito della riunione della capigruppo in Senato?
«Assolutamente no, è surreale. Fratelli d'Italia, come è noto, sostiene che si debba votare la mozione di sfiducia a Conte il prima possibile. Ma attenzione: qui non è solo un problema di date, non c'è questa grande differenza se si voterà il 14 o il 20. La questione vera, su cui vorrei accendere i riflettori, è sull'ordine dei lavori. Di fronte a un presidente del Consiglio di fatto sfiduciato dalla sua maggioranza, non si andrà a votare la mozione. No, si partirà con le comunicazioni del presidente del Consiglio. Scherziamo?».

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Perché è sbagliato?
«Un presidente dà le comunicazioni quando il suo governo è pienamente operativo. Conte invece, come è noto a tutti, è un presidente sfiduciato. Bisognava semplicemente formalizzare la sfiducia votando la mozione. Poi, certo, diranno che dopo le comunicazioni del premier si possono votare delle risoluzioni, ma stiamo dando a Conte l'occasione di fingere che il suo governo possa andare avanti costruendo una maggioranza diversa con 5 Stelle e Pd. E con il voto sull'ordine dei lavori già vanno in scena le prove tecniche di trasmissione di inciucione, tra tutti quelli che non vogliono dare agli italiani la possibilità di scegliersi un governo con il voto. Un governo di salvezza renziana, che tradisce la volontà degli italiani. Una maggioranza di sinistra che andrebbe a votare provvedimenti devastanti, come lo ius soli, la patrimoniale e i confini aperti».

Nel centrodestra è stato commesso un errore?
«Si stanno sottovalutando i rischi. Se davvero domani (ndr. oggi per chi legge) le sinistre dovessero spuntarla e ottenere che Conte venga a fare semplici comunicazioni tra una settimana, allora penso che davvero Salvini dovrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di ritirare la delegazione dei ministri. Conte non potrebbe più fare finta di non essere stato sfiduciato e il giocattolo degli inciucisti sarebbe rotto».

Crede che andrà in porto l'ipotesi di un governo con una differente maggioranza?
«Spero di no, ma siamo pronti a mobilitarci in Parlamento e nel Paese».

Quando si tornerà al voto si dovrà riformare l'alleanza di centrodestra che comprenda anche Forza Italia? Tajani ha chiesto, in un'intervista al Messaggero, che ci sia un patto chiaro, prima delle elezioni.
«In realtà qui siamo noi a dover chiedere un patto chiaro prima delle elezioni: faccio notare che FdI è l'unico partito sempre rimasto fedele alle cose che ha detto, che non si è alleato con il Pd o il M5S. La maggioranza che uscirebbe dalle urne sarebbe solida anche solo con FdI e Lega, faremo delle valutazioni in termini di coerenza dei vari soggetti in questione. Ho sempre detto che è FI a dovere chiarire fino in fondo la sua posizione. Spero che lo faccia».

Non volete un'alleanza di centrodestra ampliata a FI.
«Non ho detto questo. Si devono valutare le garanzie sui programmi. Alcune cose non mi sono state chiare. Capisco che Salvini avendo sottovalutato i rischi connessi a una crisi aperta l'8 di agosto, all'ultimo momento utile, senza concordare le mosse con nessuno, oggi abbia bisogno di cercare interlocutori, ampliare il proprio fronte. Capisco che Salvini e Berlsconi si vedano prima del voto per avere garanzie reciproche. Sono garanzie che non ho bisogno di dare io proprio perché siamo sempre rimasti coerenti e abbiamo sempre detto che speravamo in un rapido ritorno alle urne. Per questo non abbiamo urgenza di incontrarci con Salvini. FdI è l'unico attore del panorama politico che ha detto sempre le stesse cose. In un panorama politico in cui tutti dicono una cosa e il giorno dopo dicono il contrario».
 

Ultimo aggiornamento: 19:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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