Meloni, nuove contestazioni: «Cercano l'incidente». La leader di FdI chiama in causa Lamorgese

l rush finale prima del voto: «Io faccio soltanto gli interessi dei cittadini italiani»

Meloni, nuove contestazioni: «Cercano l'incidente». La leader di FdI chiama in causa Lamorgese
di Mario Ajello
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Lunedì 19 Settembre 2022, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 10:08

Pericolo imbruttimento. Rischio di un finale di campagna elettorale, finora per lo più corretta, all’insegna di scontri di piazza che sono quanto di meno utile per un Paese bisognoso di concentrarsi sulle cose da fare e non sulle risse da combattere. Insomma, e non è la prima volta, Giorgia Meloni è stata contestata nel suo comizio a Caserta ieri e andando via in auto dalla città campana ha postato un video in cui dice così: «Vergogna! E’ il sesto comizio che faccio e ci sono ancora contestatori che provocano. Chiamerò di nuovo il ministro dell’Interno, Lamorgese, che evidentemente non sa fare il suo lavoro. Si sta cercando l’incidente». 

TIMORE

La paura di Giorgia è che le provocazioni possano scatenare reazioni e poi la colpa di tutto venga data alla destra quando invece la destra è la vittima ma la si vuole far passare come sbracata e violenta. «Non consento che si voglia rovinare la campagna elettorale, bella e corretta, che FdI sta conducendo», è il grido di dolore di Giorgia. «Una signorina che mi dava della puttana in piazza - denuncia ancora lei - è finita a La7 intervistata come grande riferimento della sinistra. Stamattina, alla quinta volta, ho dunque chiamato il ministro Lamorgese e ho detto: mai lei si rende conto che cosa significa far arrivare dei contestatori, anche se sono quattro gatti, che ti insultano? Non le viene il dubbio che a un certo punto qualcuno possa innervosirsi e che possano esserci dei problemi? Io ringrazio Dio, e ringrazio il nostro popolo di FdI, perché fin qui nessuno ha risposto alle provocazioni. Però voglio capire dal ministro Lamorgese se qui si sta cercando l’incidente, per poi dire che noi siamo inaffidabili, per poi scaricarlo su di noi, per poi farci un po’ di campagna elettorale ai nostri danni». 

E ancora: «Era successo a Trento, a Genova, a Cagliari, a Milano. Ed è successo a Matera, e dopo Matera chiamo il ministro Lamorgese per chiederle di vigilare. E il risultato qual è? Che a Caserta succede la stessa cosa. Qualcuno mi può rispondere? Perché vorrei fare una campagna elettorale normale, come è consentito di farla agli altri. Quello che sta succedendo in questa campagna elettorale comincia davvero a innervosirmi: abbiamo gente incappucciata che assalta i nostri banchetti a Milano, e l’altro giorno quattro persone in un banchetto a Bologna sono state circondate da quaranta anarchici che gridavano: vi appenderemo tutti a testa in giù! Fateci capire: questa la chiamate gestione dell’ordine pubblico? Manca una settimana al voto, il clima sta salendo e non consentirò che si rovini la campagna elettorale di FdI perché qualcuno non sa fare il suo lavoro». 

PARAGONI HARD

L’accusa al Viminale è molto forte: «L’incapacità di Lamorgese è nota, cominciamo però a pensare che non si tratti solo di questo. Vi è forse il tentativo di lasciare larghe le maglie della sicurezza e consentire che accadano incidenti finalizzati a spaventare gli elettori? Sarebbe gravissimo». Di più: «Con la fine di questo governo e all’insediamento del nuovo - conclude la Meloni - chiederemo conto dei comportamenti di chi per competenza avrebbe dovuto e potuto evitare la grave e continua turbativa di manifestazioni pubbliche autorizzate». Giovanbattista Fazzolari, senatore, tra i più fidati consiglieri di Meloni, si spinge addirittura a un paragone hard: «È in atto una strategia delle tensione contro FdI e la sua leader. Si usano metodi da Ceasescu».

 

E comunque. L’altro fronte della Meloni, in questo rush finale, è quello del bene dell’Italia. «Dobbiamo aprire un dibattito - così osserva - sulla sovranità degli Stati. Va posto con garbo, senza dire usciamo dalla Ue. Non si tratta di inimicizia verso l’Europa, ma di organizzare meglio la difesa dell’interesse nazionale di fronte all’Europa». Senza però mettere in discussione il posizionamento italiano, anche perché il pressing dell’alleato Silvio Berlusconi è ormai quotidiano: «La nostra Europa non può che essere quella del Ppe, non certo quella di Orban che dal Ppe è uscito». L’ultima battuta di Meloni è per la questione aborto: «Non voglio cambiare la 194, non l’ho mai detto. Ma ho detto che voglio applicarla: vorrei aggiungere diritti, dando un’alternativa a chi si trova nelle condizioni di dover abortire».

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