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Meloni, Crosetto: «Giorgia deve andare oltre il partito, così sarà la leader del centrodestra»

L'ex sottosegretario: "La coalizione non c'è a livello nazionale da oltre 10 anni"

Meloni, Crosetto: «Giorgia deve andare oltre il partito, così sarà la leader del centrodestra»
di Ernesto Menicucci
4 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Febbraio 2022, 08:08 - Ultimo aggiornamento: 08:09

«Buoni consigli? Per carità... Penso di poter dare ancora il cattivo esempio...». Scherza, citando Faber De André, Guido Crosetto, classe 63, cuneese, già candidato a Presidente della Repubblica per un giorno (con la bellezza di 114 voti, ben oltre il suo schieramento). Ma, nel centrodestra che appare così dilaniato dalle lotte intestine, la sua è una delle voci più ascoltate.
Crosetto, che succede a destra?
«Che ognuno si sta preparando all'appuntamento elettorale del prossimo anno e che i nodi adesso vengono al pettine».
Di quali nodi parla?
«Va preso atto che negli ultimi dieci anni il centrodestra, a livello nazionale, è sempre stato diviso. È dalla fine del governo Berlusconi e l'arrivo di Monti che non si sta più insieme, al governo o all'opposizione. Il centrodestra, in questo decennio, è stato tenuto insieme dalle alleanze locali».
E questo cosa ha prodotto?
«Che si sono creati, e scavati, solchi che sono a volte più personali che politici. In più c'è la giusta competizione elettorale. Adesso è il momento di ritrovare le motivazioni politiche dello stare insieme, non basta avere un contenitore».

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Pensa che Berlusconi possa guardare al centrosinistra?
«Lui ha sempre detto che il centrodestra è tutto ciò che è alternativo alla sinistra e non credo possa guardare a chi, per vent'anni, lo ha dipinto come il male assoluto».
Da dove si riparte?
«Dai temi. Cosa pensa il centrodestra del clima, dell'energia, dei rapporti internazionali? Anche perché stare insieme per poi spaccarsi al primo provvedimento dopo sei mesi non avrebbe senso».
Che suggerimento darebbe a Giorgia Meloni?
«A parte che si danno se qualcuno li chiede e lei non ne ha bisogno. Comunque Giorgia si può giocare la partita della leadership, che è tutta personale e che va anche al di sopra di Fratelli d'Italia».
Traduca.
«Per diventare un leader, bisogna astrarsi dal proprio partito e dal consenso intorno al partito che si è fondato. Bisogna essere al di sopra, per unire altri pezzi e superare il 51% dei voti».
È un passaggio che la Meloni deve ancora fare?
«Per anni ha lottato per creare un partito dal nulla, accreditarlo in Italia e all'estero. Ora che ci è riuscita, è l'unica leader che per la terza volta consecutiva parlerà ai Repubblicani americani, ha la possibilità di costruire qualcosa di più grande».
E Berlusconi?
«Rimane importante come leader di Forza Italia e come figura capace, con la sua esperienza, di dare consigli ai più giovani».

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Meloni dovrebbe posizionarsi più al centro?
«Ma guardi che questo passaggio è già avvenuto. FdI viene, in buona parte, da Alleanza nazionale che era fortemente statalista. Meloni parla al mondo produttivo, alle imprese».
Al di là delle scelte personali sul non vaccinare i propri figli, non crede che strizzare l'occhio al mondo no vax o no pass la danneggi?
«Giorgia è una che dice sempre la verità, anche se la danneggia. Sulla questione vaccini, ha risposto da mamma non da politica».
Ha più chances lei o Salvini di prendere la guida del centrodestra?
«Se la giocano. Ma decidono gli elettori con il voto».
E lei, si sente un padre nobile?
«Un padre di tre figli... Non sono ancora neanche nonno».
 

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