Gabbie salariali, ecco cosa sono: il gap Nord-Sud fu cancellato nel 1972

Giovedì 11 Luglio 2019
Il ministro degli Affari Regionali Erika Stefani

Salari parametrati al costo della vita nelle diverse aree territoriali: è questo il meccanismo alla base delle cosiddette gabbie salariali che, archiviato da quasi cinquant'anni, torna talvolta ad alimentate il dibattito politico sul fronte del lavoro. Il tema è particolarmente caro alla Lega, che nel 2005 le ipotizzò per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici e nel 2009 fu un cavallo di battaglia del loro leader Umberto Bossi alimentando una lunga polemica agostana. Di gabbie salariali, anche se impropriamente, si è parlato anche durante il confronto per potenziare il secondo livello contrattuale, che ovviamente avvicina una parte del salario alle diverse realtà aziendali, a scapito invece del contratto nazionale.

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In Italia le gabbie salariali, che secondo alcuni sono state tra le ragioni che hanno alimentato il differenziale di crescita tra il Nord e il Sud, sono state cancellate dal 1969. Vi fu una stagione di lotta dei sindacati e dei lavoratori che le consideravano discriminatorie che portò alla loro cancellazione anche se, concretamente, lo stop completo alla loro applicazione è scattato nel 1972. L'introduzione arrivò con un accordo firmato il 6 dicembre 1945 tra industriali e organizzazioni dei lavoratori, ma la loro prima entrata in vigore venne fissata nel 1946, prevista inizialmente solo al Nord. Solo dal 1954 vennero estese a tutto il Paese.

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Dalle quattro zone iniziali si passò allora a 14 aree nelle quali si applicarono salari diversi a seconda del costo della vita, con differenze che potevano arrivare fino a sfiorare il 30%. Poi dal 1961 il numero delle zone fu dimezzato e il gap si ridusse dal 29 al 20%. Inizialmente erano previste quattro diverse zone, diventate poi per la parametrazione dei salari sulla base del costo della vita nei diversi luoghi. Entrate in vigore nel 1946, all'inizio furono previste solo al nord, e solo in seguito estese a tutto il Paese.

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