G20, «Arrivederci Roma». Vince la grande bellezza

I big si concedono il rito del lancio della monetina a Fontana di Trevi

«Arrivederci Roma». Vince la grande bellezza
di Mario Ajello
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Lunedì 1 Novembre 2021, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 15:21

Si sono voluti divertire tutti insieme i leader del mondo, come una famiglia di turisti con la bimba (ma in questo caso è la Merkel vestita di viola che gioca mettendo le mani nell’acqua), e lanciano le monetine nella Fontana di Trevi prima di tornare nei loro Paesi. Pensano di essere attori della Dolce vita, anche se manca la coppia Mastroianni-Ekberg, o del film Oscar di Paolo Sorrentino. Oppure comparse immaginarie da commedia all’italiana, quasi che Totò fosse lì con loro spacciandosi per il falso cavalier ufficiale Antonio Trevi che vende il monumento a un ingenuo turista. 

E vorrebbero non smettere più i grandi della terra, che purtroppo sono dovuti andare via, di omaggiare Roma come patrimonio del mondo. Come meraviglia e come eccellenza che ha conquistato loro - Macron ha trascorso parte dell’ultima notte passeggiando romanticamente con Brigitte tra Trinità dei Monti e Fontana di Trevi - equiparandoli a chiunque viene ad ammirare questa città e non vede l’ora di tornarci. 

 

MONETE CONIATE AD HOC

E dunque, con Draghi al centro tra Frau Angela e il presidente francese, i capi di Stato e di governo compreso l’indiano Modi molto chic si sono posizionati con le spalle alla Fontana di Trevi, hanno palleggiato con le monetine tra le mani sorridendo giocosi e poi hanno lanciato nella vasca i soldi coniati apposta per loro con l’effigie dell’Uomo Vitruviano. Sperando che il classico rito propiziatorio li riporti al più presto nella grande bellezza. 

VISITA PRIVATA AI FORI

Johnson insieme alla moglie Carrie fino alla fine ha voluto gustarsi l’estasi, prima di volare per Londra, tornando in visita privata ai Fori imperiali dove «Il sogno di Roma» - titolo oltretutto di un suo vecchio libro dedicato alla storia dell’Urbe - gli si è stampato nelle pupille. Con la stessa impressione che fa ai normali visitatori italiani e stranieri. I quali hanno avuto in questi due giorni di G20 la conferma - non scontata visto l’offuscamento e il declino di Roma in questi anni - che questa città-mondo appartiene a tutti, è un valore universale, incarna una civiltà che viene da lontano e va lontano. 

Roma non può che uscire più orgogliosa di sé dopo questa prova riuscita non solo per motivi di fascino estetico - che qui è ovvio e però è giusto riproporlo sempre e non smettere lo stupore - ma anche di accoglienza, di funzionalità, di sicurezza, di capacità di essere all’altezza del ruolo internazionale che si è voluto svolgere con questo summit della ripartenza globale.

La rivincita di Roma, tra le antichità e il barocco, tra le piazze e le acque («Fu l’archeologo tedesco ottocentesco Wolfgang Helbig», spiega la Merkel ai colleghi a Fontana di Trevi, «il primo a buttare una monetina nella vasca come auspicio per tornare al più presto nella città dei papi»), corre sui tweet e grazie alle foto dei monumenti che gli stessi leader hanno postato e fatto circolare ovunque. Il messaggio è Roma e i medium sono i capi di ogni Paese che vedono in questa Capitale un segno di riconoscimento indelebile. 

 

TRIONFO EUR

E sono entrati e usciti dalla Nuvola i big. Anche lì, all’Eur, nel luogo nato dall’idea mussoliniana di un nuovo impero, Roma s’è confermata la più bella città del mondo. «E’ un trionfo della razionalità italiana tutto questo», ha commentato Macron passando lungo la Cristoforo Colombo e davanti al Palazzo dei Congressi di Libera e al Colosseo quadrato. La rivincita dell’Eur è stata dunque parte di questo magnifico film da fine settimana. E adesso «arrivederci Roma», dicono i grandi mattatori. Soddisfatti loro e soddisfatti tutti.

 

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