Tria resiste sulla Bugno
e attacca il M5S per gli attacchi
al figlio della compagna

3 Minuti di Lettura
Martedì 2 Aprile 2019, 18:57

ROMA La richiesta si un passo indietro risale già a una settimana fa. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti di governo M5S, il ministro dell'Economia Giovanni Tria aveva già chiesto la settimana scorsa alla sua consigliera, Claudia Bugno, di rinunciare alla nomina in Stm. Ma alla fine, stando alle ricostruzioni che circolano nei piani alti del M5S, Bugno avrebbe tenuto il punto, decisa a non mollare. Nelle ultime ore, però, la situazione è degenerata, tirando in ballo anche il figliastro del responsabile di via XX Settembre. Tanto da spingere il premier in persona a un chiarimento con Tria. Che, proprio per questo, non avrebbe nascosto la sua irritazione con i 5 Stelle: «Guardate cosa mi avete fatto - si sarebbe sfogato il ministro, raccontano all'Adnkronos fonti pentastellate, difendendo a spada tratta la professionalità del figlio di sua moglie - ha studiato, ha master nel curriculum, non ha bisogno di spinte e mezzucci». I 5 Stelle assicurano di aver appreso la vicenda solo dagli articoli pubblicati nei giorni scorsi sulla Verità e sul Fatto Quotidiano. Ma sono tuttavia decisi a tenere il punto: «nelle prossime ore Bugno deve rinunciare a Stm ma anche al Mef. Se non salta lei, salta il ministro». Difficile, però, che la fedelissima di Tria faccia un doppio passo indietro: il timore dei grillini è che rinunci solo ad Stm, tenendosi stretto il ruolo a fianco di Tria. Non solo. Pare che Bugno sia convinta a resistere anche sul board di Stm. «Ma in quel caso, non ci stiamo - dice un autorevole fonte di governo M5S all'Adnkronos - deve lasciare Stm subito ma anche il Mef. Se decidesse di restare in via XX Settembre, chiederemo a Tria di defenestrarla, non può rimanere nello staff del ministro».
 Già a metà febbraio, in realtà, Bugno era finita nel mirino dei 5 Stelle per un ruolo nel cda di Banca Etruria omesso -in realtà l'esperienza figurava ma con un acronimo difficilmente interpretabile - nel curriculum destinato al Mef, una vicenda che li aveva portati a mettersi a lavoro su un'interrogazione parlamentare. Nei giorni scorsi è poi saltata fuori una nuova vicenda, fatta di presunte raccomandazioni, intrecci familiari e aziendali. Al centro il figlio della seconda moglie del ministro Tria, Niccolò Ciapetti. I fatti sarebbero questi: a due mesi di distanza dall'assunzione di Bugno da parte di Tria, il figliastro del ministro entra alla Tinexta spa, il cui amministratore delegato, Pier Andrea Chevallard, è compagno di Bugno. Ciapetti, inoltre, era stato addetto stampa nello staff di Bugno quando lei, sotto Matteo Renzi, era diventata coordinatrice della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. A Bugno, da mesi ormai, vengono inoltre attribuite una serie di ingerenze che avrebbero mandato su tutte le furie i 5 Stelle, toccando in primo luogo il vicepremier e ministro Luigi Di Maio. Primo tra tutti, il dossier Alitalia che ha visto Triapiuttosto scettico sul piano portato avanti da Di Maio e dal ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli. Per i 5 Stelle dietro le resistenze di via XX Settembre ci sarebbe proprio la longa manus di Bugno, già vice presidente di Public Affairs della stessa Alitalia.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA