Franco Marini, un uomo leale che credeva nella buona politica

Franco Marini, un uomo leale che credeva nella buona politica
di Paola Severini
4 Minuti di Lettura
Martedì 9 Febbraio 2021, 12:42 - Ultimo aggiornamento: 12:43

Il “lupo marsicano” ci ha lasciati stanotte per le conseguenze del covid. Franco Marini ha interpretato uno Dei modelli della Buona Politica, quella alta,quella che che ha costruito il nostro Paese. Figlio dell’ abruzzo poverissimo del dopoguerra della prima Guerra Mondiale, era nato il 9 aprile del 1933 a San Pio delle Camere, 600 abitanti, quasi nemmeno segnato nelle cartine geografiche! Riesce comunque a frequentare il liceo classico e si laurea in giurisprudenza per poi impegnarsi nelle organizzazioni cattoliche (Acli) e diventare l'allievo di Giulio Pastore , il padre della Cisl. Franco è intelligente, brillante, appassionato e davvero povero. Aiuta la famiglia scegliendo di fare il servizio militare negli alpini come ufficiale. Per anni vicesegretario della Cisl finché nel 1985 diventa segretario nazionale nel periodo più complesso per la relazione dei sindacati con il Paese, durante il referendum che spaccò l'italia,quello della scala mobile. I suoi colleghi della Cgil e della Uil Luciano Lama e Giorgio Benvenuto vennero duramente contestati,la Cisl e lui molto meno.

La morte di Marini scuote l'Abruzzo: era stato dichiarato guarito dal Covid

Il 1985 fu un anno determinante per l’Italia: questo referendum sulla scala mobile decreto’ la frattura tra i sindacati e il mondo del lavoro, una frattura che dura ancora oggi, una ferita che non si è mai più rimarginata. Nel secondo governo Prodi,subito dopo le elezioni del 2006 Franco Marini, diventa Presidente del Senato per soli 2 anni. Infatti nel 2008 il parlamento cade, sfiduciato proprio dal "suo"Senato e questo lascia in lui un grande dolore. Marini riceve allora dal Presidente Napolitano un mandato esplorativo per costituire il nuovo governo ma senza successo. Candidato alla Presidenza della Repubblica da tutti i partiti nel 2013, non riesce ì a raggiungere il quorum richiesto per soli 151 voti . Con tale risultato Marini è divenuto il primo candidato alla fine non eletto ad aver raggiunto in uno scrutinio la maggioranza assoluta dei voti. Per Marini fu un grande smacco perché era convinto, visto il consenso generale dei partiti, di potercela fare. Negli ultimi anni aveva ricevuto l'incarico di Presidente del comitato delle celebrazioni nazionali, era un modo per essere ancora presente nell agone politico, una possibilità di mantenere intatta quella linfa di passione che aveva contraddistinto tutta la sua vita. Marini era un uomo leale e un amico sincero, credeva nella bella politica ma era pure un grande,grandissimo mediatore,da vero sindacalista.

Determinante fu per lui l'incontro con Luisa d'Orazi, che studiava medicina e che proveniva da una famiglia comunista. Quasi una rivisitazione dei Montecchi e dei Capuleti. La famiglia di Luisa non voleva che lei sposasse questo giovane democristiano spiantato ma lei era una donna forte, innamorata e coraggiosa. La condizione fu di aspettare la laurea in medicina e lei si laureò e subito dopo lo sposò. Un matrimonio riuscito durato fino alla morte di lei avvenuta nel 2012. Alla mia domanda a Luisa ”c’è una ricetta per far durare tanto un rapporto?”lei rispose che no,come un bravo medico interpreta la realtà di colui che cura, ogni matrimonio ha il suo equilibrio e le sue “prescrizioni”. Marini ha avuto una vita straordinaria piena di gratificazioni e una compagna altrettanto di qualità,che gli ha permesso di realizzare una carriera sindacale e politica di altissimo livello,senza questo importante rapporto di coppia e senza questo confronto continuo( un centro sinistra anticipato) non sarebbe certamente diventato il leader che è stato.Con grande pudore e buona educazione,come i politici della sua classe,ha mantenuto per tutta la vita una riservatezza e uno stile che oggi molti,la gran parte direi,dei politici italiani si sognano. Addio Lupo,che la terra ti sia lieve

© RIPRODUZIONE RISERVATA