Fontana, procura Milano chiede processo per presidente Lombardia e altri quattro per il caso camici

L'accusa è frode in pubbliche forniture

Caso camici, procura Milano chiede processo per presidente Lombardia Fontana e altri quattro
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Giovedì 2 Dicembre 2021, 17:07 - Ultimo aggiornamento: 18:42

La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il governatore della Lombardia Attilio Fontana e per altre 4 persone: sono tutti accusati di frode in pubbliche forniture, per la vicenda dell'affidamento da parte di Regione di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro di 75 mila camici e altri dpi a Dama, la società di suo cognato Andrea Dini. 

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Caso camici, chiesto il processo per Fontana

A distanza di 4 mesi dalla chiusura delle indagini, i pm Paolo Filippini e Carlo Scalas con il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, oggi, nel pomeriggio, hanno firmato la richiesta di processo convinti di avere raccolto prove a sufficienza nei confronti non solo del Presidente lombardo ma anche di Dini, di Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, rispettivamente ex dg e dirigente di Aria spa e di Pier Attilio Superti, vicesegretario generale della Regione. «Era previsto e prevedibile» ha affermato Fontana. «Tutto come volevasi dimostrare. - ha aggiunto Jacopo Pensa che lo difende con Federico Papa -. Non c'è nulla di sorprendente dal momento che non è stata accolta la nostra istanza di archiviazione. D'ora in poi avremo a che fare con un giudice davanti al quale ci difenderemo seduti allo stesso livello dell'accusa. Fontana, comunque, è certo della sua estraneità alle vicende contestate». 

Sulla vicenda non poteva mancare anche il parere del leader della Lega Matteo Salvini: «La richiesta della procura di Milano è semplicemente vergognosa - ha affermato - : chi ha aiutato la propria comunità dev'essere ringraziato e non processato». L'inchiesta, che ha visto lo stralcio in vista dell'istanza di archiviazione del capo di imputazione in cui solo Dini e Bongiovanni rispondono di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, è stata chiusa lo scorso 26 luglio. In questi mesi alcuni indagati avevano chiesto l'interrogatorio ma poi, nelle scorse settimane, hanno rinunciato anche perché come aveva spiegato circa un mese fa l'avvocato Pensa sarebbe stato «evento utopistico» un cambio di passo e, quindi, di «impostazione accusatoria» da parte dei pubblici ministeri.

La vicenda

 Il caso ha al centro la fornitura di dispositivi di protezione individuale, tra cui appunto 75 mila camici, da consegnare in piena pandemia nella primavera 2020 alla Regione. Ne vennero consegnati in realtà da Dama solo 50mila, perché nel frattempo, quando venne a galla il conflitto di interessi, la fornitura fu trasformata in donazione. La conseguenza, secondo la ricostruzione della Procura, fu che l'ordine non venne perfezionato per la mancata consegna di un terzo del materiale, cosa che ha portato i pm a formulare l'accusa di frode in pubbliche forniture. Vicenda che, secondo l'indagine, avrebbe visto l'intervento del presidente della Lombardia con il tentativo di risarcire, per il mancato introito, il cognato con un bonifico - poi bloccato in quanto segnalato dalla Banca d'Italia come operazione sospetta - di 250 mila euro prelevati da un suo conto in Svizzera. Da qui è scaturita pure un'inchiesta autonoma per autoriciclaggio e falso in voluntary nei confronti di Fontana. Ora la parola passa al gup.

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