La flat tax sarà nel Def, ma è scontro Lega-M5S

La flat tax sarà nel Def, ma è scontro Lega-M5S
di Simone Canettieri
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Lunedì 8 Aprile 2019, 10:53 - Ultimo aggiornamento: 12:15

dal nostro inviato
VERONA Il pressing delle ultime ore sembra aver prodotto i risultati sperati dalla Lega: la flat tax alla fine farà parte del Def, il Documento di economia e finanza che delinea gli interventi futuri del governo sui conti pubblici. Le resistenze del ministero dell'Economia sembrano dunque venire meno, così come quelle del M5S. E anche Luigi Di Maio per la prima volta apre a questo scenario «purché ci sia una minima progressività che aiuta il ceto medio e non i ricchi».

Salvini e Di Maio, gioco al rialzo. Dalla crescita alla flat tax: gli alleati divisi sui dossier
 

In mezzo c'è sempre Giovanni Tria a cui Salvini, in tour tra i padiglioni del Vinitaly, ricorda che «la flat tax fa parte del contratto». Non solo. Sempre per il titolare del Mef c'è un altro consiglio non richiesto da parte del vicepremier leghista: «Serve più coraggio». Il riferimento è al decreto per i truffati delle banche che ancora non ha visto la luce perché «c'è qualcuno che aspetta il permesso dell'Ue: se avessimo fatto altrettanto con gli sbarchi avremmo sbagliato». Dopo un week-end passato a rincorrersi senza mai incontrarsi in giro per il Nord, Di Maio e Salvini tornano a punzecchiarsi. Il leader del Carroccio avverte gli alleati: «Abbiamo votato il reddito di cittadinanza, che non è nel dna della Lega, ora pretendiamo rispetto». M5S ribatte che a non rispettare il contratto, con proposte che vanno dalla castrazione chimica alle armi, semmai è lui. Va bene la flat tax, assicura il partito di Luigi Di Maio, ma la Lega vuole scriverla nel Def per fare «facile campagna elettorale» con soldi che non ci sono.

IL PUNTO
Il punto è quello delle risorse. Con il Pil vicino allo zero e 23 miliardi di aumento dell'Iva programmato da gennaio 2010 da disinnescare, il presidente del Consiglio fronteggia le accuse delle opposizioni (M5s alzerà le tasse, è sicuro Silvio Berlusconi) dichiarando che il governo «farà di tutto per impedire» l'aumento dell'Iva. È prudente, il premier. Anche se è convinto che nei prossimi mesi l'economia migliorerà, il quadro è fosco. Perciò tutto, anche la flat tax che è «un pilastro» del contratto di governo, va modulato in manovra tenendo «conto del quadro di finanza pubblica».
Oggi, annuncia Conte, ci sarà una riunione preparatoria del Def. E domani il Documento di economia e finanza arriverà in Consiglio dei ministri. Bisogna decidere dove fissare l'asticella della crescita programmata: si oscilla tra un prudente 0,3% (0,1% in più dello 0,2% tendenziale) e un più ardito - ma meglio spendibile alle europee - 0,5%. Salvini dice che sulle stime la «prudenza» di Tria va bene. Ma sugli interventi da mettere in programma, litiga col ministro e M5s.

Il premier e il suo vice leghista non hanno modo di parlarne a Verona perché non si incrociano. Tra gli stand del Vinitaly però entrambi respingono la bocciatura del governo da parte degli imprenditori riuniti sabato a Cernobbio. Salvini, felpa rossa con scritta d'ordinanza, fa notare l'applausometro dei viticoltori: «Noi siamo partiti dalle piccole e medie imprese ma fugheremo i dubbi anche di chi applaudiva Monti e Renzi e oggi boccia noi».
Ma anche tra stand e calici veronesi, il premier viene chiamato a mediare tra i due partiti di governo. Quanto all'idea attribuita ai 5S di non rinnovare Quota 100 nel 2020, Conte ribatte che «non è all'ordine del giorno»: la misura «è triennale». L'obiettivo finale è «quota 41», rintuzza Salvini. È chiaro che sulla tassa piatta e sull'autonomia il vicepremier intende dare un segnale subito, prima delle europee.E non sembra disposto ad accettare un no come risposta. M5s lo accusa di voler fare «facile campagna elettorale» su una misura che costa 12 miliardi: «Non siamo mai stati contrari ma capiamo quali sono le risorse», dice Francesco D'Uva. «Noi siamo stati sempre leali, la Lega nì», rimarcano fonti M5s.
 

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