GIUSEPPE CONTE

Fisco, Conte accontenta Di Maio. Frenata del premier: è asse a tre contro Renzi

Martedì 22 Ottobre 2019 di Alberto Gentili
Fisco, Conte accontenta Di Maio. Frenata del premier: adesso è asse a tre contro Renzi

Guai a parlare di retromarcia di Giuseppe Conte, a palazzo Chigi a notte negano seccamente: «Il premier ha solo mediato e ha cercato di far prevalere il buonsenso e ha accettato proposte che erano già sue». Ma dopo l’ultimatum lanciato sabato, quando disse che «il piano anti-evasione non può essere toccato, chi non fa squadra è fuori dal governo», Conte ha dovuto ammorbidire la linea della...fermezza. E ha seguito Luigi Di Maio proprio sulla questione che sta più cara a lui e al Pd: la lotta all’evasione fiscale, appunto.

La prova: dopo un carosello di “confessionali” separati tra Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e ciascun socio giallo-rosso, il vertice di maggioranza ha sottoscritto un accordo che accoglie, in gran parte, le richieste di Luigi Di Maio. Quelle contro le multe per il Pos a commercianti e artigiani (scatteranno solo dal primo luglio, quando verranno abbassate le commissioni bancarie), la difesa della flat tax al 15% per le partite Iva ma con vincoli anti-furbi. E perfino il carcere agli evasori nel decreto fiscale.

LEGGI ANCHE --> Manovra: Governo cerca intesa su evasione, contante e Partite IVA

Questo successo è stato raggiunto dai 5Stelle dopo un lungo vertice tra Di Maio e il capodelegazione dem, Dario Franceschini avvenuto nel pomeriggio. Poi, al termine di una accesa discussione durata ben due ore e mezza, il Pd e Italia Viva hanno chiesto e ottenuto soglie più alte di punibilità rispetto a quelle proposte dal Guardasigilli, il grillino Adriano Bonafede. «In ogni caso la norma entrerà in vigore solo alla data di promulgazione del decreto, il Parlamento potrà fare le cose per bene...», precisano al Nazareno.

C’è da registrare, invece, un mezzo fiasco per l’altro ribelle: Matteo Renzi. E questo perché Conte, il leader 5Stelle e Franceschini hanno stretto un patto per «imbrigliare» l’ex premier, che incassa un rinvio di sei mesi all’abbassamento da 3mila e 2mila euro del tetto per l’uso del contante. Ma perde su “quota 100”: non verrà toccata. E in più deve ingoiare il giro di vite penale contro gli evasori. Durante il summit Teresa Bellanova ha però dato battaglia con domande del tipo: «La custodia cautelare diventa automatica con soglie di punibilità più basse!?». 

Le modifiche alla manovra, e qui Conte ha tenuto il punto anche grazie alla richiesta di chiarimenti avanzata da Bruxelles, in ogni caso verranno apportate con correzioni durante l’iter di approvazione. Non con un nuovo Consiglio dei ministri, come aveva chiesto inizialmente il capo politico del Movimento.

Non è un caso che il premier, per tenere insieme la maggioranza, abbia concesso non un vertice, ma ben sei: quello mattutino con Di Maio, quelli pomeridiani con i singoli partiti e quello serale con l’intera maggioranza, dopo che sabato aveva fatto filtrare di non volerne celebrare neppure uno. E non è altrettanto casuale che Conte abbia ceduto in maggior misura non alle richieste di Renzi, ma a quelle del capo politico del Movimento impegnato a difendere artigiani, commercianti, Partite Iva: il bacino elettorale in cui è in competizione con Matteo Salvini.

La ragione: il presidente del Consiglio, come gli ha ricordato ruvidamente il leader 5Stelle nel doppio lungo incontro, deve «per forza di cose accontentare il partito che ha più parlamentari». E il premier, confortato da Franceschini dopo il colloquio tra il dem e Di Maio, l’ha fatto. Ma è una fragile tregua e per di più armata: la distanza politica e personale tra il leader grillino e il premier, come i sospetti, restano. Intatti.
A far pendere la bilancia a favore dei 5Stelle e non di Renzi, ha contribuito il Pd che nulla vuole concedere all’ex premier, tantomeno una vittoria clamorosa su “quota 100”. «E in questa fase», dice una fonte autorevole vicina a Conte, «Giuseppe non può concedersi il lusso di perdere il sostegno del partito più leale e responsabile». I dem, appunto.

Un partito tanto leale e responsabile da cedere sull’ex Ilva per calmare i grillini e, durante il “confessionale”, Franceschi e Antonio Misiani hanno detto a Conte esattamente ciò che voleva sentire: «L’impianto della manovra va confermato». In più la delegazione dem ha sollecitato il reintegro nella legge di bilancio del Fondo Imu-Tasi per i comuni.

Poi, visto che c’era, il del Pd per non apparire l’unico carnefice di idraulici, elettricisti, tassisti etc, si è intestato la frenata sulla lotta all’evasione. Come? Facendo filtrare di aver chiesto ciò che aveva preteso Di Maio: il taglio delle commissioni bancarie sui Pos, la semplificazione delle norme per le Partite Iva in regime forfettario sotto i 65 mila euro, l’abolizione delle comunicazioni trimestrali Iva «per semplificare la vita delle imprese e degli autonomi». Così, a conti fatti, soltanto Leu è rimasto fino alla fine accanto al premier, come dimostra una dichiarazione di Federico Fornaro e Loredana De Petris: «La lotta all’evasione fiscale deve essere l’asse portante della manovra».
 

Ultimo aggiornamento: 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Nel bagno delle donne il messaggio che gli uomini non scriverebbero mai

di Pietro Piovani

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma