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2 Giugno, Bonetti: «Parità incompiuta, le madri costituenti sono state tradite»

2 Giugno, Bonetti: «Parità incompiuta, le madri costituenti sono state tradite»
di Cristiana Mangani
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 2 Giugno 2021, 07:18

Bianca Bianchi varca il portone di Montecitorio insieme con altre 20 donne, le prime elette nel 48, nell'Italia del dopoguerra. «L'emozione è palpabile - racconta - Sono molto tesa quando entro per la prima volta nell'aula della Camera. Sento gli sguardi degli uomini su di me».

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Sono passati 75 anni da quella data storica e, ancora due giorni fa, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito che «la parità di diritti, tra donne e uomini, nelle leggi italiane, è piena; ed è stata raggiunta da molti anni, in base alla Costituzione. Non è invece ancora così per la sua concreta realizzazione».
Oggi al dicastero delle Pari opportunità c'è Elena Bonetti, accademica di Analisi matematica all'università di Milano.
Ministra, fino a che punto è stato tradito il pensiero delle madri costituenti?
«Lo abbiamo tradito nelle ferite di ogni donna che non ha potuto esprimere davvero se stessa. Delle donne picchiate, uccise, discriminate: in questi atti sono tradite non solo le madri costituenti ma la nostra scelta della Costituzione. Dobbiamo riconoscere al presidente Mattarella di avere acceso il faro di ispirazione e di indirizzo del cammino di tutto il paese, anche in questo momento di ripartenza. Oggi questa parità di genere non è pienamente compiuta ma è un divenire».
Quali i maggiori ostacoli?
«Penso siano stati le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, l'imposizione di fatto della scelta tra maternità e lavoro, gli interessi di parte e anche una visione troppe volte miope nel mondo dell'economia e del lavoro. Le madri costituenti hanno, però, dato un carattere preciso alla nostra Costituzione, quello di una Carta aperta a tutti i progressi che possono risultare dal superamento degli ostacoli che, di fatto, impediscono la realizzazione della dimensione umana nella sua interezza. Senza questa apertura la nostra democrazia, che ancora oggi è chiamata a compiersi, non sarebbe vera democrazia».

 


In che modo si sta agevolando il processo?

«Con il presidente Draghi abbiamo riconosciuto e scelto la parità come motore di sviluppo del paese, e questo, a 75 anni da quell'inizio. Proprio come allora il momento della ripartenza ha avuto bisogno di mettere al centro l'energia delle donne e dare avvio ad azioni concrete».
Concretamente, quale è la strategia in atto?
«Ci stiamo dotando della prima strategia per la parità di genere nella storia del nostro paese, che individuerà obiettivi precisi e misurabili. Nell'ultimo Decreto è stata introdotta una misura rivoluzionaria per gli appalti pubblici, proprio nell'investimento più grande che il nostro paese ha a disposizione, quello del Pnrr. Abbiamo introdotto condizionalità e premialità sull'assunzione delle donne, sulla tutela della parità di genere, sulle politiche della conciliazione per tutte le imprese che accederanno agli appalti. Abbiamo scelto la promozione delle materie Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria, matematica), perché le donne possono portare il loro contributo in tutti i settori e tutti i settori hanno bisogno del contributo femminile».

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La pandemia ha tolto il lavoro soprattutto alle donne, da dove si riparte?
«Le donne sono state vittime di un modello inefficace e obsoleto che dobbiamo cambiare. Si sono trovate in una condizione di maggiore fragilità perché in posizioni lavorative instabili e sovraccaricate in maniera impari dalla cura familiare. Adesso serve liberare quelle energie, anche attraverso le riforme. Il Family act promuove politiche per la parità di genere nelle famiglie, un investimento deciso nel lavoro femminile e la piena armonizzazione della scelta della maternità e della carriera lavorativa».
A che punto sta il Family act?
«È in discussione alla Camera, il suo primo pezzo, l'assegno unico e universale, partirà da luglio con una misura ponte: per i primi sei mesi si manterranno le detrazioni fiscali e gli assegni al nucleo familiare, e verrà aggiunto un assegno che andrà a tutte quelle famiglie che oggi non vi accedono. In questo modo, quasi due milioni di nuclei familiari che non hanno ricevuto un assegno, lo riceveranno dal prossimo mese. Gli altri vedranno una maggiorazione degli importi. È una iniezione di fiducia che concorre a raggiungere pari opportunità per tutti».
Quando l'obiettivo si potrà dire veramente raggiunto?
«Quando avremo dato davvero compimento a quella scelta di democrazia che mette in campo tutte le energie femminili come energie necessarie per lo sviluppo del nostro paese. Anche per la politica inizia un tempo nuovo, che non si interpreta con vecchi schemi. Sono certa che le donne sapranno essere protagoniste, ne vediamo già la tracce».
 

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