Famiglia, programmi elettorali a confronto: dal rimborso per le baby sitter alla pensione anticipata per le mamme

Famiglia, programmi elettorali a confronto: dal rimborso per le baby sitter alla pensione anticipata per le mamme
di Francesco Malfetano e Pietro Piovani
7 Minuti di Lettura
Sabato 27 Agosto 2022, 01:16 - Ultimo aggiornamento: 11:01

La diagnosi è uguale per tutti i partiti: l’Italia è malata di denatalità. Sulla terapia invece le forze politiche si dividono, proponendo ricette molto diverse, ma resta il fatto che il calo demografico viene considerato una delle principali minacce al futuro del Paese da ogni forza politica (con l’eccezione forse del Movimento Cinque Stelle, che all’argomento dedica pochissimo spazio nel suo programma elettorale). Del resto è la forza dei numeri che si impone: oggi in Italia ci sono 5 anziani per ogni bambino, quando negli anni 70 il rapporto era di uno a uno. Le previsioni dell’Istat sono drammatiche: Se la tendenza registrata nei primi cinque mesi del 2022 si confermerà fino a dicembre, quest’anno nasceranno solo 385 mila bambini, cioè 14 mila meno dell’anno scorso, 35 mila meno del 2019 (l’anno prima della pandemia), e quasi 200 mila nascite in meno rispetto al 2008. Il calo della popolazione significa impoverimento, perché se gli abitanti di un Paese diminuiscono si ridimensiona anche la ricchezza prodotta. Secondo le stime riferite da Giancarlo Blangiardo, presidente dell’Istat, per colpa della malattia demografica di qui al 2070 il nostro Pil si ridurrà di un terzo (dagli attuali 1.800 miliardi annui a 1.200 miliardi). Si contrae il prodotto interno lordo - detto in parole molto povere: il totale dei redditi degli italiani diminuisce - ma il debito pubblico rimane sempre quello, e l’onere di ripagarlo si deve dividere tra meno persone.


LE SOLUZIONI

Il problema dunque è chiaro, così come la sua gravità: si tratta di individuare le soluzioni. E qui la gamma delle proposte che arrivano dagli schieramenti politici è molto ampia. Ieri la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha spiegato la sua ricetta, fondata nell’immediato sul potenziamento del già esistente assegno unico per chi ha uno o più figli a carico, ma che nel lungo termine si affida allo strumento del cosiddetto “quoziente familiare”. Ovvero il meccanismo che premia fiscalmente le famiglie più numerose. È un metodo che non piace al centrosinistra, perché poco progressivo (ovvero aiuta di meno chi ne avrebbe più bisogno) e perché in qualche modo favorisce le famiglie monoreddito, quelle in cui uno dei due genitori non lavora. Perciò Cecilia D’Elia, deputata del Pd, dichiara che il quoziente familiare è «un incentivo per le donne a non lavorare». E propone invece «sgravi fiscali per il secondo percettore di reddito e un piano per l’occupazione femminile».

Bollette, Cig gratis e sgravi del 30%: il piano con extra-utili. E sconti fiscali per le imprese rafforzati

Centrodestra: Iva ridotta sui prodotti essenziali per l’infanzia. Tassi agevolati per i giovani

Al punto “cinque” del programma elettorale della coalizione di centrodestra viene sintetizzata in undici punti la proposta di FdI, Lega ed Fi a favore delle famiglie e della natalità. In primis, si legge, «l’allineamento alla media europea della spesa pubblica per infanzia e famiglia» (ovvero passare dall’1,1% del Pil attuale al doppio, il 2,2%, con un’improbabile spesa di oltre 40 miliardi di euro). Previsto inoltre un piano di sostegno alla natalità con «asili nido gratuiti, asili nido aziendali, ludoteche», oltre alla «riduzione dell’aliquota IVA sui prodotti e servizi per l’infanzia», all’aumento dell’assegno unico e universale, alla «progressiva introduzione del quoziente familiare» e un «sostegno concreto alle famiglie con disabili a carico attraverso l’incremento dei livelli essenziali di assistenza sociale».
Infine accanto alla ridefinizione dei congedi parentali, alla «tutela del lavoro delle giovani madri» e alla proposta di tutelare «la proprietà privata con la creazione di un sistema di protezione della casa e immediato sgombero delle case occupate», il centrodestra chiarisce di aver anche in mente - un po’ come già fatto dal governo Draghi - di estendere le agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie. Infine, previsto anche un «Sostegno ai genitori separati o divorziati in difficoltà economica».
 

Partito democratico: assegno unico più corposo e contributo di 2mila euro per gli affitti agli under35

Tra gli impegni che il Partito democratico si è assunto all’interno del suo programma c’è quello di migliorare ulteriormente «l’Assegno unico e universale per i figli a carico». Come? Potenziando le clausole di salvaguardia, in particolare per le persone con disabilità e le famiglie con figli disabili, e rivedendo il peso della prima casa nel calcolo dell’Isee utilizzato per l’Assegno unico. 
Non solo, per restituire quello che i dem chiamano “diritto al futuro”, consentendo agli under35 di farsi una famiglia, rendendosi autonomi subito dopo i 18 anni. Tant’è che tra le proposte che hanno fatto sicuramente più discutere in questo inizio di campagna elettorale c’è quella avanzata da Enrico Letta di introdurre «una dotazione di 10.000 euro, erogata al compimento dei 18 anni sulla base dell’Isee familiare, per coprire le spese relative alla casa, all’istruzione e all’avvio di un’attività lavorativa». 
Allo stesso modo, si legge, «continueremo sulla strada dell’azzeramento dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani fino a 35 anni». L’idea è sempre la stessa? Aiuteremo le ragazze e i ragazzi a uscire di casa potenziando il Fondo di garanzia mutui per la prima casa e introducendo un contributo affitti di 2.000 € per studenti e lavoratori (under 35) in base al reddito.
 

Movimento cinque stelle: niente sostegni alle nascite, ma pensione anticipata per le mamme lavoratrici

«Pensione anticipata per le donne lavoratrici che fanno figli». È questa la proposta pentastellata a sostegno delle famiglie maggiormente pubblicizzata dal Movimento 5 stelle in questa prima fase di campagna elettorale. Come specificato dal leader Giuseppe Conte, l’idea è quella di consentire alle «mamme di uscire prima dal lavoro grazie a un bonus maturato per ogni figlio avuto». Un incentivo, si presume, a fare figli che però - a guardare il poco approfondito testo pubblicato dai cinquestelle - non prevede nuovi sostegni ai neo-genitori se non l’equiparazione dei tempi di congedo di paternità e maternità («per rendere finalmente concreta la parità di genere nella gestione familiare e nella vita lavorativa»). 
All’interno del testo del resto non compare neppure una volta né la parola «genitori» né alcun riferimento a «figli» o a «natalità».
Allo stesso modo viene prevista solo una generica indicazione a «Introdurre misure per un’effettiva parità salariale tra uomini e donne, per fare in modo che di fronte alle stesse qualifiche e alle stesse mansioni le donne abbiano una retribuzione reale non inferiore a quella degli uomini».
 

Terzo Polo: rimborsi per baby sitter e badanti. E nidi gratis per gli Isee più bassi

Sul fronte delle famiglie il terzo polo propone da un lato il potenziamento dell’Assegno Unico e Universale con l’aumento della maggiorazione in caso di secondo percettore di reddito (aumentando il peso di figli o persone con disabilità a carico) e dall’altro un nuovo sostegno all’educazione dei figli attraverso un assegno di rimborso delle spese educative (come rette, attività sportive e culturali, centri estivi) e uno per le spese sostenute per i figli con disabilità.
Un aiuto importante che, spiegano all’interno del programma, sarebbe nient’altro che «la completa attuazione del Family Act», il provvedimento di riforma strutturale varato dal Governo Draghi. Tant’è che tra le proposte trova spazio anche l’attuazione del piano asili nido, parte del PNRR (che prevede di raggiungere l’obiettivo europeo del 33% relativo ai servizi per la prima infanzia) e anche la crescita del cosiddetto Bonus Asilo Nido. Non solo, il terzo polo propone di rendere il nido gratuito per i nuclei con un Isee inferiore a 25mila euro e l’istituzione di un «assegno di rimborso per i costi sostenuti per servizi di cura di figli piccoli (baby-sitter), genitori anziani (badanti) o persone con disabilità (educatori).

© RIPRODUZIONE RISERVATA