Europee, Mara Carfagna: «Io fuori dalle liste di Forza Italia, ma non mi fermeranno»

Giovedì 18 Aprile 2019 di Emilio Pucci

«Serve una struttura di partito. Anche il migliore degli staff non si può sostituire ad un organismo politico». Mara Carfagna dice di non sentirsi ferita da chi ha definito «golpe» la sua disponibilità a scendere in campo alle Europee: «Nessuno mi ferma, sicuramente non una fonte anonima. Io ci metto la faccia. Farò campagna elettorale a tappeto anche se non sono candidata».

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Si aspettava queste polemiche dopo la sua offerta, presidente?
«In realtà, a parte una fonte anonima, ho ricevuto molti apprezzamenti: da Berlusconi ai consiglieri regionali, dai sindaci a molti colleghi parlamentari. Solo un analfabeta politico può interpretare il mio gesto come una manovra a danno di FI. Chi ricopre incarichi importanti all'interno del partito ha il dovere di mettersi al servizio. Già mesi fa ho parlato con Berlusconi. La mia non è stata certamente una decisione estemporanea. Ho parlato con lui proprio perché non c'è una struttura di partito».

C'e' quindi un problema di incomunicabilità dentro FI?
«Questo non lo so. Con lui ho un rapporto costante. Credo in Forza Italia, appartengo orgogliosamente a questa storia. FI è sinonimo di stabilità, di affidabilità, di scelte liberali».

Cosa manca quindi?
«Serve una struttura dentro la quale ci si confronti, senza polemiche, e che si assuma le responsabilità. Il peso di tutte le scelte non può ricadere sulle spalle di Berlusconi. Serve una discussione sulla linea politica, su tutti i temi, a partire dalle alleanze. C'è bisogno di una linea di comando che affianchi Berlusconi».

Quale risultato si aspetta alle Europee?
«Le prossime elezioni rappresentano un bivio. Si può dare un sostegno al governo della recessione che sta lacerando l'Italia, oppure revocare la fiducia ad un governo che non è stato votato, ad un'alleanza innaturale. Negli ultimi 12 mei in tanti hanno scommesso sull'estinzione di FI e tutti hanno fallito i pronostici».

Eppure questa volta FI rischia di andare sotto il 10%...
«Penso che sia una campagna difficile ma non spaventosa. Le elezioni regionali hanno dimostrato che FI c'è, esiste ed è indispensabile. Ha dimostrato di avere un consenso che va dall'8% al 14 e anche oltre. Sul campo c'è un Pd che si sta spostando sempre più a sinistra e un governo che è un esperimento azzardato e sta portando il Paese indietro, lo sto bloccando su tutto. FI è indispensabile per garantire un governo che ridia speranza e rassicuri l'Italia. Ha l'obiettivo di rafforzare l'area del buonsenso contro la politica dei like e dei tweet».

L'immagine che appare all'esterno è anche quella di un partito litigioso.
«No, è fisiologico che si discuta sui temi. Non stiamo certamente discutendo delle poltrone ma del futuro. Discutere è bellissimo, è un segno di vitalità. In FI ci sono differenti sensibilità ma non incompatibili tra loro. Non vedo un dualismo tra Nord e Sud».

Lei continua a ripetere che FI non deve andare a rimorchio della Lega
«La collocazione di FI è all'interno del centrodestra. E' stato Berlusconi a garantirne in questi anni la compattezza. A livello locale centrodestra vuol dire meno tasse, sostegno al mondo produttivo, ad un vero welfare. Ma il centrodestra può esistere solo se è plurale e se si fonda sul rispetto e non sul tentativo di cannibalizzazione da parte degli alleati».

Nel centrodestra presto esordirà anche un altro progetto, targato Toti-Meloni.
«Se il progetto è quello di svuotare FI non lo condivido affatto».

Cosa succederà quindi dopo il 26 maggio?
«Non ho la sfera di cristallo...».

Ma se FI dovesse andare male? Rischia di ritrovarsi con un partito-azienda?
«Fi terrà, ne sono sicura».
 

Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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